Ristorante (altro che trattoria!): Trattoria Detta Del Bruxaboschi.

TRATTORIA DETTA DEL BRUXABOSCHI
Via F. Mignone 8, tel. 010 3450302
martedì – domenica 12.30 – 14.30, 20.30 – 22.30

“Per essere segnalato dalla guida Michelin, mi aspettavo qualcosa in più!”, esclamò l’automobilista con la Rustichella in mano. A quell’automobilista stolido noi vogliamo rispondere che la Rustichella è il panozzo più buono del mondo, e chi non è d’accordo è evidentemente un milanese.

Come Er Cotoletta di cui sopra, anche noi ci aspettavamo qualcosa in più da un ristorante dove, tecnicamente, Gordon Ramsay dovrebbe darsi una gaggioä al belino assaggiando i primi prelibati o i secondi succulenti. Signorsì, tenente Dan, noi osiamo contestare la qualità! Con tutto il rispetto per quella buonanima di nonna Gemma, i fiori di zucca ripieni di porcini galleggiavano in un’acquetta non molto invitante, la pasta fresca era quasi completamente (vogliamo essere gentili) cruda, il fritto era così fritto da farci lacrimare olio extravergine d’oliva, i dolci erano frutto di un accordo con il dentista del palazzo di fronte. Per carità, evviva la cucina ligure, ma alla faccia dei sapori decisi!

Per il personale, useremo una frase di quella mente di Ruggero De Ceglie, in arte Bacone: “E fattela ‘sta risata, che domani tesveglisottoncipresso!”. Ipse dixit. Tutta questa serietà sarà stata causata dalla fatica di portare avanti e indietro forchette e coltelli da 15 quintali l’uno? Tranquilli, non rubiamo. Simpatia a parte, tutto il personale avrebbe almeno potuto fare lo sforzo di ascoltare le ordinazioni. Perché Dio le orecchie te le ha date gratis. E te ne ha date due.

Come ‘sto soggetto, il locale è antico ma conservato con cura, con ancora qualche cartuccia al proprio arco, come il pergolato fiorito o la vista sul fiume. Peccato per l’ambiente e per l’atmosfera, vecchi nel senso più etimologico del termine: un ristorante per il pranzo della domenica, quello in cui i più “giovani” portano i più “anziani” a vedere il cielo fuori dal polmone d’acciaio.

A risollevare le sorti della trattoria, San Desiderio interviene falciando il quarto uomo (quello simpatico): un paesino meraviglioso, con angoli inaspettatamente acuti e ottusi, con disponibilità di parcheggio tutto sommato davvero ampia. E chi non riesce a trovare il Bruxaboschi, o non sa leggere i cartelli o è biondo naturale.

Ultima nota positiva (quindi un SI): sebbene il locale sia tutto tranne che una trattoria alla buona, le porzioni non richiedono né l’uso di un cannocchiale per essere scorte né la vendita dell’anima per pagare il conto, anche perché il costo di un pranzo, vino incluso, si aggira intorno ai 40 € a capa.

In sostanza, il Bruxaboschi è l’ennesimo ristorante tipico, senza virtù né vizi, mediamente buono, mediamente bello, mediamente caro, perciò ingiustamente celeberrimo.

PS. Se proprio volete dei pansoti come Dio comanda, noi consigliamo l’Hostaria I Maneggi, il VapensieroDa Armando.

CONSIGLIATO: Nì.

Categoria Voto
Qualità 7
Quantità 8.5
Ambiente 7
Servizio 6
Collocazione 8.5
Rapporto qualità – prezzo 7
Media 7.33
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Aggiornamento: Vapensiero.

Immaginate la scena: noi che entriamo fieri al Vapensiero convinti di poter sbulaccare al ristorante, poi controlliamo il peso specifico del portafoglio e ci accorgiamo che staziona sotto la soglia dei 50 €. In due. Porc… Che fare? Darsi alla pizza, se c’è. Sennò alla puzza, per confondere gli avversari.

Fortunatamente, il Vapensiero propone una gamma (ristretta) di pizze, farinate e focacce che si adattano un po’ meglio alle nostre possibilità economiche. Se farinate e focacce non rappresentano nulla di originale (anche se la farinata bianca non si trova dappertutto, nemmeno a Savona), le pizze sono come gli accostamenti di Enzo Miccio: di gusto ed effetto.

Lasciate a lievitare dai tempi di Carlo Cuiga e cotte al forno in tegami di ferro aspersi generosamente di farina di mais, queste pizze, sottili ma croccanti, condite con un’abbondanza che manco li cani, con la crescenza che sostituisce il Galbanino, sono le mejo di tout le monde. Unico neo la presenza di soli quattro accostamenti (e il costo, un po’ sopra la media anche se giustificato: sono troppo buone, belin!).

Ammettiamo di doverci ricredere anche su ambiente e personale (praticamente su metà recensione!): il locale, infatti, non solo mette a disposizione dei clienti, nella stagione estiva, un “giardinetto” interno e una veranda con vista su piazza Marsala, molto scenografici, ma anche un servizio e un personale sempre attenti alle esigenze di ognuno, anche quelle più insolite e morbose (mmmh… Pancetta fritta nella cioccolata!).

Categoria Voto Aggiornamento
Qualità 9.5 10
Ambiente 9.25 10
Servizio 9.5 10 e lode
Media 9.13 9.5

Bar – Pub: Rock Café.

ROCK CAFÉ
Via Malta 15, tel. 010 565896

QUALITÀ: 5. Le nostre esperienze culinarie ci permettono d’insultare malamente il locale: il cibo è effettivamente grammo. Nell’accezione più genovese del termine. Purtroppo, possiamo dire altrettanto dei cocktail: sebbene durante le nostre scorribande alcoliche abbiamo ingurgitato intrugli peggiori, il ghiaccio nei bicchieri fa pensare che i petrolieri (tutti tranne Garrone, pace all’anima sua!), abbiano ragione nell’affermare che lo scioglimento dell’Artide non sia da imputare esclusivamente alle automobili: anche il Rock Café fa la sua parte.
QUANTITÀ – VARIETÀ: 8. I cocktail sono nella media, banalmente (come i calzini a letto): almeno qui i drink non sono serviti nelle arbanelle (ma vaff…)! Gli aperitivi sono faraonici, da record, basti pensare che gli avanzi fanno da stuzzichini fino alle 2.00. Dell’anno dopo. Purtroppo, il voto è intaccato dal fatto che il menù è spesso latitante, come Provenzano: l’abbiamo incontrato (il menù, non Provenzano) mentre passeggiava in compagnia delle sopracciglia di Lily Collins, poi l’abbiamo perso di vista come Keyser Söze. La più grande beffa che il menù abbia mai fatto è stata convincere il mondo che lui non esiste.
AMBIENTE: 3.5. Perché c’è di peggio (???). Il bar potrebbe essere scambiato per il garage di Renzo Piano; un bambino di quattro anni, se armato con una dozzina di Lego, avrebbe fatto meglio. Almeno avrebbe messo la porta. Il locale è immenso, suddiviso in un numero indefinito di salette delle quali, peraltro, solo due sono sfruttate per il servizio bar. Ma bravi! Parliamo dell’interno, dato che la veranda è accettabile (e sottolineiamo accetta, e sottolineiamo bile): avete presente Disco Inferno? Ecco, shakeratelo con Pimp My Ride e otterrete l’orrore. Il ritratto dell’avventore medio è sicuramente quello di un personaggio colorito: occhiali alla Ray Charles per difendere gli occhi dall’abominio estetico, cotta di maglia per difendere i fianchi dalle gomitate degli altri clienti (vicini, troppo vicini), bastone uncinato per chiudersi la porta della toilette dietro le spalle e tuta anticontaminazione per difendersi dal virus pisellovoro/piselloforo che ha dimora fissa nel wc. Inutile dire che l’avventore suddetto abbia, solitamente, anche problemi evidenti con la tamarraggine e l’alcol: giusto per darvi un’idea, ragazzi con indumenti rosa fuxia, cappellino, marsupio, buzza e rapporti non corrisposti con la grammatica italiana, accompagnati da ragazze con minigonna girovulva, tacco da Cugino di Campagna, trucco spalmato da Mimmo il cazzuolaro e rapporti non corrisposti con l’autostima.
SERVIZIO: 4. Considerando che la maggior parte dei camerieri non è di madrelingua italiana, non possiamo aspettarci conversazioni brillanti e battute sagaci, non tanto perché non ne sarebbero all’altezza, quanto perché la loro conoscenza della lingua li limita. A parte questo, ciò che si ordina si riceve rapidamente e senza intoppi, requisito minimo indispensabile per qualsiasi bar/pub/pizzeria ecc. Neo di Matrix: alla consegna dell’ordinazione si richiede il pagamento immediato, in contanti, sulla punta dei polpastrelli che guai, con l’impossibilità di conti separati, il che, come al solito, significa che quelli con la faccia da pirla non pagano mai. Gesù, se ci sei, sai cosa fare.
COLLOCAZIONE: 7.5. La zona in cui il pub è situato è a metà strada tra i vicoli e corso Italia, offrendo così ai clienti una scelta ampia di mete successive all’aperitivo; la raggiungibilità è ottima, sia con mezzi pubblici (qualsiasi bus a qualsiasi ora) sia con mezzi propri (la disponibilità di parcheggio nelle vicinanze è pressoché inesauribile) sia a bordo d’ippogrifo. Peccato che l’unica forma d’intrattenimento nella zona, se non amate il teatro, siano le coltellate provided by Barboni Assassini Brignole S.p.a.
INTRATTENIMENTO: 4. Ricordiamo in breve alcuni dettagli illuminanti: 1. la musica è assordante, oltre che scrausa a livelli deprimenti (la solitudine di Laura Pausini, che vaga sulla sua spiaggetta con il gilet di velluto mentre tutti le passano accanto in shorts e infradito), 2. il karaoke è molestissimo, nonché riservato solo agli stonati, 3. l’atmosfera è intima quasi quanto quella della mensa dell’AMT. L’unico pregio è la possibilità di osservare la flora e la fauna del luogo: risate assicurate.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 7. Fate astrazione dalle papille gustative e limitatevi a riempire le fauci. Costa poco.

MEDIA: 5.57

CONSIGLIATO: Nì. Solo in caso di apocalisse zombie. Anche loro si vergognano di farsi vedere con i clienti del Rock Café.

Aggiornamento: Il Guscio.

Aggiornamento flash sul Guscio: ieri sera, per la prima volta, siamo riusciti finalmente, sgomitando non poco, a goderci la nostra prima pizza d’estate in veranda e, in generale, l’impressione è stata positiva. MA:

– Eravamo immersi in una nuvola di moscerini zombie e sopraccigliuti, conosciuti anche come “zocigli” o “Lily Collins con le ali”, che ci hanno masticato tutta la sera. Speriamo di essere riusciti indigesti!
– Pregate il vostro dio, se ne avete uno (SpongeBob, Superman, Enzo dell’Enzo Minimarket, anche noi, se ci volete rendere giustizia!), di non capitare troppo vicini al parcheggino adibito (abusivamente, da genitori intelligentoni), ad area bimbi/arena per la lotta dei mocciosi. Perché, a quel punto, potreste veramente esclamare, insieme al nostro Balbontin: “E-ro-de! E-ro-de! E-ro-de!”; noi siamo stati molto sfortunati (guarda caso!) e ci abbiamo rimediato un mal di testa epico e la voglia di abbandonare il progetto di una famiglia numerosa.

Bar – Pub: La Goletta.

LA GOLETTA
Via Magazzini del Cotone 3, tel. 010 2518279
lunedì – domenica 7.00 – 1.00

QUALITÀ: 8.5. Nei casi isolati in cui il cliente riesca a ricevere ciò che ha ordinato, o qualcosa che gli somigli, prima di perdere la verginità o, in età già matura, tutti i denti e i capelli (per dirla alla Zeneise, “prima che il belino faccia l’unghia”), rimarrebbe difficilmente deluso: i cocktail sono gustosi e alcolici ma non troppo, gli analcolici hanno un sapore di frutta fresca molto piacevole, il cibo è degnissimo, una spanna sopra la media.
QUANTITÀ – VARIETÀ: 8.5. Il menù è ricco di proposte sia alcoliche sia più alcoliche; anche il reparto “Anche tu puoi imbottirti con i panini imbottiti!” si difende. Inoltre, miracolo!, la lista presenta anche una sezione dedicata agli astemiotti, con tè e tisane, e ai salutisti, con gelati, crepes e cioccolate. La Goletta è anche uno dei pochissimi pub a Zena in cui si serva la Bryton, cioè la bevanda che reclama il titolo di birra luppolata più antica, sebbene la proffia di Storia medievale dell’UNIGE abbia fortemente messo in dubbio tale affermazione, ribadendo però che i Liguri sono stati sicuramente tra i primi a farne uso (ma brava! Ora è colpa nostra se siete tutti alcolizzati!). Belin, prima abbiamo inventato le banche (vedi il Banco di San Giorgio, alla faccia dei Senesi!), poi la birra luppolata per trovare il coraggio di rapinarle! Seriamente, i cocktail sono nella norma, senza infamia né lode, gli analcolici sono standard, il cibo è piuttosto abbondante.
AMBIENTE: 5. All’interno, il pub è grazioso, in stile marinaresco, con timoni e oblò appesi alle pareti; i tavoli di legno e le panche, enormi e comodi, sono organizzati, come la parte esterna, sfruttabile d’estate, comprendente veranda e divanetti vista yacht. Peccato che a intaccare questo quadretto di alcolismo matto e disperatissimo concorrano fattori da romanzo di Stephen King: la toilette sembra una latrina di un campo nomadi, sporca che più sporca non si può, un percorso di guerra che si snoda tra pozze di piscio e di vomito. Chiamate Mistero! I tavolini di plasticaccia posti all’interno della galleria sono squalliderrimi, assediati da barboni erranti che cercano riparo nella notte ridente del Porto Antico. E gli avventori? Inglesi che fanno della ciucca un passatempo quotidiano, ma anche Italiani che, non riuscendo a sostenere il ritmo dei nordici, corrono a imbiancare le pareti del cesso; ad aggravare il tutto, il fatto che i clienti (soprattutto quelli inglesi) siano addobbati in modo improbabile per quanto riguarda il sesso maschile, abbagasciaterrimo per quello femminile (che, diciamolo, generalmente non potrebbe nemmeno permetterselo), dando vita a scene di “corteggiamento” esplicite, poco erotiche e sgradevoli (immaginate una puntata di Wild – Oltrenatura sull’accoppiamento tra manguste e ippopotami).
SERVIZIO: 0. Cominciamo con lo scrivere che, ogni volta che abbiamo ordinato qualcosa di più elaborato di un bicchiere d’acqua, siamo rimasti delusi: una volta perché la cameriera non parlava Italiano (i tre quarti dei nomi delle birre e dei cocktail sono inglesi… ???), una volta perché il cameriere ha ceffato l’ordinazione, una volta perché era tanto ubriaco da non rendersi nemmeno conto di essere un cameriere della Goletta (di due birre, un cocktail e un Caffè Zero, abbiamo visto solo il Caffè Zero, perché ci siamo alzati e ci siamo serviti, in preda alla disperazione!). Generalmente, comunque, anche quando l’ordinazione entra in porto, il tempo di attesa è snervante, anche con il locale vuoto. Storia vera: sabato sera entriamo, ci fermiamo al centro del locale e aspettiamo pazientemente che qualcuno ci rivolga la parola, anche solo per pietà. Nessuna reazione. Dopo cinque/dieci minuti di attesa, cominciamo a cazzeggiare, ma solo per essere notati: di nuovo, nessuna reazione. In preda allo sconforto, il mio ragazzo, piantato in mezzo al locale, grida “MI SCAPPA LA CACCA!“: ebbene, anche così nessuna reazione. Ora, le ipotesi: o il personale è stato tanto educato da ignorarlo per evitargli l’imbarazzo, o soffre di un difetto genetico per cui le orecchie non sono collegate al cervello, o ha dovuto superare un test di stupidità per essere assunto (vedi Pizza Sbrano).
COLLOCAZIONE: 6.5. Odiamo il Porto Antico con tutte le nostre forze: è inutile, squallido e brutto, un parto della mente malata di Renzo Piano, estraneo totalmente al contesto del centro storico. Il locale ringrazi Dio per la vista yacht e per la vicinanza del cinema.
INTRATTENIMENTO: 4. Questo locale presenta tre problemi irrisolvibili: i barboni in inverno, la musica tanto alta da impedire qualsiasi conversazione in estate, i buzzurri che lo affollano tutto l’anno.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 7. Come scritto per la quantità, senza infamia né lode: i prezzi sono generalmente adeguati e nella media.

MEDIA: 5.64

CONSIGLIATO: Nì. Solo se, in preda alla fretta e all’ansia per la coda, arrivate allo Space in anticipo di mezz’ora.