Fast Food: BelanChePanino.

BELANCHEPANINO
Piazza Pollaiuoli 42r, tel. 333 4086258
lunedì – martedì 11.30 – 19.00
mercoledì – sabato 11.30 – 0.00

QUALITÀ: 9. La leggenda narra che, secoli or sono, un garzoncello, per conquistare il cuore della sua amata (che mai di nulla si accontentava), compì un viaggio che, dal Catai attraverso Torriglia e il Bangladesh, lo portò a scoprire il menù di Satana (per gli amici Sonny); purtroppo, il suo segreto andò perduto nei secoli, fino ai giorni nostri, quando il proprietario di questa panineria lo ha riscoperto stampato su una carta di Magic.

Gli elementi di questo maleficium sono, innanzitutto, ingredienti freschi e selezionati accuratamente (insalata rigorosamente bio, pomodori dell’orto, basilico “indiano”…), tanto da togliere al cibo quel sapore, caratteristico di molte altre paninerie, di polistirolo invecchiato; abbinamenti originali e divertenti (due partoriti dalla nostra mente perversa), con alcune proposte introvabili altrove, come il club sandwich e il chapati. Anche grazie agli hot dog, senza dubbio provenienti da maiali supreme, BelanChePanino si colloca tra le migliori (e più alternative) paninerie di Zena.
QUANTITÀ: 8. Quagliare questo voto è stato più difficoltoso del solito: insieme ai panini, abbiamo dovuto considerare la ciccionaggine di altri trenta, quaranta prodotti diversi. E la matematica non ci sopporta. Se panini e focaccine sono imbottiti con sfacciataggine, se le insalate sono tutto tranne che magre, se i dolci stanno ai diabetici come la patente alle bionde, purtroppo i chapati, sebbene molto gustosi, cadono nello stomaco come un sassolino nel pozzo di Sara Tommasi: dobbiamo ordinarne almeno due per essere soddisfatti, tre per essere obesi.
AMBIENTE: 8. Per essere una panineria nei caruggi, ovviamente non troviamo una terrazza stile liberty sul mare (anche se ci stiamo lavorando) ma comunque un ambiente semplice, ordinato, pulito e accogliente. Avanziamo l’ipotesi che il proprietario abbia studiato marketing presso la scuola Ikea, dove, a ogni piano, sei indotto a impossessarti con la forza di un carrello sempre più grande: lui ha tappezzato le pareti di menù infingardi grondanti grasso.

SERVIZIO: 7.5. Educazione sì, disponibilità sì, simpatia sì, bellezza manco goæi (nel senso più classico del termine), l’arte di vendere tappeti ai Persiani non classificabile. Per il futuro, consigliamo più fiducia in sé e nei propri prodotti.
COLLOCAZIONE: 6. Visitando piazza Pollaiuoli e zone limitrofe con la luce del sole, l’impressione è ottima: negozi aperti, viavai di turisti, angoli caratteristici, fiori, a volte cielo blu… Di notte, la zona beve e si trasforma, un po’ come i Gremlins: serrande per lo più abbassate, viavai di marcioni, toilette a cielo aperto, cadaveri di bottiglie, talvolta scie luminose di vomito a tasso alcolico elevato (ottime per non perdersi tra i carruggi, come le briciole di Pollicino). I mezzi pubblici, numerosi nelle zone circostanti, non servono la piazza per ragioni piuttosto ovvie, i parcheggi per l’automobile sono esclusivamente a pagamento e, nel fine settimana, pressoché introvabili. Al contrario, muoversi in moto è agevole e non presenta problemi particolari, sempre che qualche vigile non si ricordi improvvisamente che parcheggiare sui muri stile Spiderman è contrario al codice della strada. Nonostante tutto, però, il locale si trova nel centro di Zena, nel cuore della movida.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 10 e lode. Due hot dog con salse a piacere e una birra a soli 8 €. Ok che il mugugno è libero, ma in questo caso parrebbe superfluo! Inoltre, il locale propone sconti, promozioni e iniziative che permettono di tenere i soldini al caldo nel portafoglio.

MEDIA: 8.17 > 7. 92

CONSIGLIATO: Assolutamente sì. Un locale “strategico”, dove colazionare/pranzare/spuntinare/cenare senza danneggiarsi in modo irreversibile la salute e a un prezzo lillipuziano. Un quarto di punto in meno sulla media a causa degli orari di apertura e chiusura che non sempre coincidono con quelli esposti sul sito, con il rischio di viaggi a vuoto e bestemmie a profusione.

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Cinema: Un Anno Da Leoni.

UN A(N)NO DA LEONI
Regia: D. Frankel
Genere: Commedia
Anno: 2011

TRAMA: Brad Harris è un giovane non più giovane che vive con i genitori: la madre lo sostiene nella sua passione per il birdwatching, il padre preferisce ostacolarlo. L’idolo di Brad è Kenny Bostick, plurivincitore del Big Year e detentore del record di 732 specie di uccelli avvistati in un anno (NdR. gente che si ammazza di lavoro!), che torna a competere per difendere il suo titolo. Inoltre, seguiamo le vicende di Stuart Preissler, che partecipa alla gara staccando da un lavoro che non lo interessa più.
LUCI: La trama, potenzialmente esplosiva, indubbiamente originale e fonte di seguiti psicologici non banali, con il pericolo di sembrare profonda,

ma non per merito del regista. Il cast, davvero eccezionale, in cui troviamo nomi del calibro di Steve Martin (vedi Il Testimone Più Pazzo Del Mondo), Owen Wilson (l’Hansel di Zoolander e l’attore, e sottolineiamo attore, di Midnight In Paris) e Jack Black. Quello ciccione e peloso. Il cantante – chitarrista dei Tenacious D. Chi non conosce, o peggio conosce e non apprezza i Tenacious D..

Il tutto, scontatamente, non per merito del regista. Le ambientazioni, gioiellini naturalistici che permettono allo spettatore di viaggiare con i protagonisti. Non per merito del regista, ma di Madre Natura.
OMBRE: Non strappa una risata neanche per sbaglio. Non emoziona, nonostante gli snodi della trama (leggi sopra). Non commuove, nonostante alcune scene potenzialmente straordinarie, come quella delle aquile calve che si accoppiano in volo. Non colpisce per inquadrature o fotografia, poco curate e scialbe. Non è sorretto da una colonna sonora adatta, nemmeno nei momenti più epici o drammatici. È costellato di dialoghi non solo stupidi ma, grazie a Dio, anche imbarazzanti!

Se qualche entità superiore è in ascolto, per favore, spieghi al regista che “Ho perso l’aereo!” non è una battuta. Personaggi finti come la Pepsi (vedi la famiglia di Stuart, versione distorta della famigliola cocainomane del Mulino Bianco) che non crescono nemmeno nel finale. Una morale vergognosamente banale e forzata, inserita per sorreggere una pellicola che di psicologico non ha nemmeno il titolo, con argomenti di spessore trattati come gli ultimi risultati di campionato. Doppiaggio ridicolo e pessimo. A questo punto, possiamo formulare due ipotesi: o il libro è merdoso come il film, e allora la vendetta di Arnie ricadrà su scrittore e regista, oppure il libro è meraviglioso, e allora la colpa è di chi ha permesso a Frankel di evitarsi una necessaria e più adeguata carriera di netturbino.

VOTO: 2 punitivo

CONSIGLIATO: Assolutamente no. Alla pari di Hugo Cabret, assistiamo ancora una volta a un coito interrotto, a una truffa ai danni di un pubblico che deve imparare a diffidare delle apparenze sempre più attraenti di pellicole sempre più BBB – rutte. Vorremmo anche emanare un mandato di cattura nei confronti del regista, ma purtroppo le uniche foto in nostro possesso sono quelle della scuola di cinema: peccato che Frankel non figuri in nessuna di queste. Già all’epoca, non ha frequentato un solo giorno di lezione, perché impegnato nei bagni a tentare di partorire questa pellicola. Oggi, finalmente, c’è riuscito: bella cagata, Johnny!

SE VI È PIACIUTO, CUZZATEVI: Scappo Dalla Città – La Vita, L’Amore, Le Vacche (1991), Svalvolati On The Road (2007), I Sogni Segreti Di Walter Mitty (2013).

Locandina italiana Un anno da leoni

Aggiornamento: Bagni Liggia.

Siamo tornati sul luogo del delitto (YEEEEEEAAAAAAHHHHHH, inforcando gli occhiali da sole come ogni detective di Miami che proprio noncelodevimenare, Frank Susina!) per appurare che il 7.5 al servizio dei Liggia della nostra recensione precedente era frutto di ubriachezza molesta o di allucinazione collettiva: in sostanza, ci siamo calati i funghi e tutti sono diventati magicamente carini, simpatici e affabili (Sasquatch is my daddy and he’s going to protect… ME!).

È noto che nella stagione estiva il tasso di suicidi aumenti esponenzialmente; nel caso dei Liggia, a giudicare dalle facce dei camerieri, ad aumentare esponenzialmente è stato il tasso di fancazzismo in orario lavorativo. Di quattro dipendenti che ci hanno servito nelle nostre ultime visite al locale, uno, addetto alla cassa, è spedito e cordiale, un’altra, una delle due cameriere, non resta certamente con le mani in mano, gli altri sono cartonati che il bar ha comprato per supplire alla carenza di personale umano senziente. Di questi due esemplari di homus indesbelinatus, la più “normale” è colei che si limita, con candore, a ignorare i clienti, non dimenticando però di elargire generosamente sorrisi mentre cammina inspiegabilmente, senza meta, all’interno della sala (probabilmente ha già iniziato ad allenarsi per le Olimpiadi); l’altro, il campione della specie, il maschio alfa, ha colto l’essenza stessa dell’esistenza, cioè il non fare un belino e percepire uno stipendio per non fare un belino, o meglio (siamo equi) fa qualcosa, ma non serve. Vi diamo qualche indizio: un computer, un sito di poker online, una bottiglia di birra ciulata senza ritegno dal bancone, cuffioni da falegname e musica che pompa potente nelle casse tonanti (che imbarazzo!), il tutto associato a un aspetto palesemente trasandato e sporco, del tipo “Sono talmente unto che il nuovo spot dell’olio Bertolli vedrà una mano che non strizza olive ma una ciocca dei miei capelli”. Vi basti sapere che, capitati avventurosamente ai Liggia in una sera in cui erano snobbati da tutti (i clienti saranno stati meno di dieci), ma soprattutto in cui gli unici a occuparsi degli avventori erano i due di cui sopra, non solo abbiamo dovuto attendere una mezz’ora al termine della quale, per la disperazione, abbiamo deciso di portare (noi stessi) le nostre comande al bancone, ma abbiamo dovuto attendere un’altra mezz’ora anche per ricevere le nostre birre (anche perché le patatine si sono manifestate dopo un’ennesima attesa, estenuante).

Sebbene il nostro racconto sembri esagerato, questo è solo l’esempio più eclatante di una serie di serate storte in cui disguidi di questo genere sono stati sempre più frequenti. In seguito a tali esperienze raccapriccianti, il nostro 7.5 diventa un 4 senza possibilità d’appello.

BAGNI LIGGIA
SERVIZIO: 7.5 > 4
MEDIA: 7.25 > 6.75

Panificio: Pizza Sbrano.

PIZZA SBRANO
Via C. Barabino 92r, tel. 010 565160

QUALITÀ: 8. La focaccia al formaggio è squisita, anche se un po’ unta, proprio come Pietro Grasso. Anche le altre fügasse spaccano: conditissime, ammaliano l’avventore con i loro colori pomodorati e gorgonzolosi. La pizza è supreme, burrito supreme (e chi non riconosce la citazione non è degno di entrare nel tempio di Pizza Sbrano). Il reparto dolci presenta alcune specialità da svenimento, es. bomboloni con panna e canditi, e torte dall’aspetto diabolicamente succulento.
VARIETÀ: 9. Pizza Sbrano spazia in ogni genere della commestibilità: dalle mille focacce, guarnite con ingredienti talvolta insoliti e introvabili altrove, ai dolci, capaci di soddisfare ogni richiesta, passando per il reparto gastronomia, con tanto di hamburger (???) e semifreddi di cervello di scimmia.
AMBIENTE: 1.5. Come sulla porta dell’inferno dantesco giaceva il monito “Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate!”, così sulla porta del panificio giace l’insegna “Pizza Sbrano”, segno di riconoscimento inequivocabile di un ritrovo di tamarri solitari in cerca di un rimedio alla loro fame chimica insaziabile. Che poi, i tamarri sono il male minore: pensiamo alle coppiette glossy – glossy in libera uscita dal Mako (coppiette in cui lui è più depilato e vaginale di lei), i gruppi di mocciosi che, troppo virili o troppo misci per andare al Mako, vengono da Pizza Sbrano, ma soprattutto gli esponenti variopinti di quell’umanità tartassata nel cervello che ha come scuola di pensiero l’affollarsi fuori dai locali (discoteche, panifici o fruttivendoli) con tanto di radio a tutto volume, chiacchiera ubriaca molesta e almeno otto litri di birra della Coop nel circolo epatico. Insomma, Pizza Sbrano è per la gente “normale” quello che il Kentucky è per i polli, quello che La Mecca è per gli Ebrei (cit. Ali G).
SERVIZIO: 2. Con una certa dose di chiappleton, potreste incrociare quella parte di personale apparentemente normale, disponibile, simpatico, efficiente e non affetto da sindrome di rincoglionimento avanzato. D’altra parte, l’uomo comune ha a che fare con i dipendenti – Gremlins: rinchiusi nelle segrete del panificio, affamati di buon senso, cultura e grammatica, pasciuti con Grande Fratello, Isola Dei Famosi e Uomini & Gnotte (stile Arancia Meccanica), individui che non vanno nutriti dopo la mezzanotte né bagnati con acqua o latte. Un quadro di umanità devastata, in cui domande semplicissime diventano casi di politica internazionale, e citeremo alcuni esempi: ragazzi che ordinano tre pezzi di pizza e alla domanda del commesso “Li taglio a fette?” rispondono sì, vittime inconsapevoli di un pazzo che, di lì a poco, avrebbe tagliato la pizza a striscioline tanto sottili da poterne fare coriandoli ustionanti. Parliamo di gente che impila fette di pizza senza la carta oleata in mezzo, oppure che va in panico alla richiesta di quattro brioches nemmeno tutte diverse tra loro, costringendo il proprietario a intervenire per la disperazione. Abbiamo reso l’idea? Di fronte a tanta genuina stupidità, la lentezza esasperante e l’approssimazione con cui tali dipendenti servono i clienti diventano “insignificanti” (forse).
COLLOCAZIONE: 8. Vedi 23 Febbraio.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 9. I prezzi sono stracciati. Vorranno farsi perdonare per i dipendenti che assumono?

MEDIA: 6.25

CONSIGLIATO: Assolutamente sì. Per lo zzzio che non si accontenta, che ci sta dentro di broito, c’ha lo sbrano ed è brillo di soldi, e anche per te, giovane normale che, in preda a un attacco di fame notturna (magari perché hai cenato da Egizio), non sai dove sbattere la testa e vuoi trascorrere dieci lieti minuti a ridere di altri.