Bar: Happy Hour.

HAPPY HOUR
Via Casaregis 64r, tel. 347 6493302
lunedì – domenica fino a ora tarda

Riguardo il servizio bar, l’unico sperimentato da noi, la qualità si attesta su un livello medio, con alcuni scivoloni piuttosto spiacevoli: per carità, nessuno pretende le bevande a base di benzina agricola (anche se spettacolari) del Caledonian, ma pagare 6 € per un succo di frutta sembra proprio una presa pe o cû. In sostanza bene, ma si potrebbe fare meglio (come il maestro di disegno disse a Hitler durante l’ultima lezione del corso di pittura a Vienna!). Quando siamo entrati, abbiamo scorto una pila di libri che si avvicinava minacciosa; improvvisamente, però, ci siamo ricordati che i libri non hanno gambe, piedi né indossano ciabatta alcuna: lì sotto c’era una cameriera! In totale, due plichi spessi, una tovaglietta e tre depliant, insomma, il troppo che stroppia. La quantità è sufficiente, con cocktail quasi mai pieni fino all’orlo e coppe di gelato riempite per due terzi. Belin, avranno paura che ingrassiamo?

Il bar assomiglia al garage di Renzo Piano: cinque ambienti collegati tra loro in modo assurdo e arredati ciascuno in stili indipendenti e (soprattutto) contrastanti. Un vagone del treno in stile liberty, molto raffinato, e tutto il resto in stile… tamarro: entrate normali e uscite con cappellino e occhiali fucsia, nati spontaneamente. La toilette è pulita, anche se disastrata, ma abbiamo visto di peggio. La situazione peggiora se consideriamo gli avventori, non tanto per il loro aspetto da “scappati da casa” quanto per alcuni atteggiamenti e avvenimenti ai nostri occhi ambigui e molto, molto inquietanti. Segnaliamo inoltre le sale per fumatori, ottime d’inverno. La qualità del servizio è altalenante: pregate di non beccare la serata – scazzo, o riuscirete a bere il vostro cocktail quando i vostri amici saranno già tornati a casa. La fine di via Casaregis, di per sé, è piuttosto oscena, ma ricordiamo: c’è parcheggio gratis e c’è corso Italia.

L’unico intrattenimento offerto dall’Happy Hour consiste in una musica che tunza a volume da film horror, talmente molesta da impedire qualunque tipo d’intrattenimento alternativo, anche solo una conversazione rilassata. Altra bruttura la serata Cervellone, in cui i defunti di Staglieno si lanciano in un leccapezzolo forsennato. I prezzi non sono alti, è vero, ma qualità e quantità (di ghiaccio nel bicchiere) non giustificano comunque quella spesa: ribadiamo che 6 per un succo di frutta sono come le tette su un uomo. Medioman, cooori!

CATEGORIA VOTO
Qualità 7
Quantità – varietà 4.5
Ambiente 5
Servizio 5
Collocazione 9
Intrattenimento 3
Rapporto qualità – prezzo 6
MEDIA 5.64

CONSIGLIATO: No. Girate al largo e andate di corsa al Pirate’s Cove o al Caledonian.

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Concerto: Negrita @ Villa Serra Di Comago (2012).

DANNATO VIVERE TOUR 2012
Con: Negrita
Presso: VILLA SERRA DI COMAGO
Via C. Levi, tel. 010 715577

CONCERTO: 8.75. Partiamo dal presupposto che pretendere di essere obiettivi nel giudicare un concerto è una belinata senza precedenti, come far guidare un suv a una bionda in via Lodi all’uscita dalla scuola. Basti pensare che alcuni “meno fortunati” darebbero 10 e lode a un concerto unplugged di Iva Zanicchi. Arf arf! Detto ciò, non ci vergogniamo di affermare che il concerto è stato un ritorno trionfale alle origini di questa band, grandissima: nonostante la mancanza di un palco decente, di installazioni scenografiche und video, di pedane, di un impianto luci spettacolare, lo spettacolo si è mantenuto su livelli di alta qualità. Potremmo paragonarlo all’incontrare la Charlize struccata: comunque, una gran bella… cosa. Sfidiamo la quasi totalità degli artisti italiani e stranieri a fare lo stesso: v’immaginate gli Iron Maiden che suonano alla festa della birra di Mele senza nemmeno le dentiere? O i Negramaro… I Negramaro? Due precisazioni: Pau non ha bisogno di strapparsi la camicia per piacere alle donne (come Ligabue), gli basta la pelata. E Drigo non ha bisogno di mettere centomila note in una battuta (come Joe Satrianich) per non sentirsi sfigato.
DURATA: 7. Un concerto che dura due ore non è straordinerio, è nella norma; anche se è iniziato con un’ora di ritardo ed è terminato prima di mezzanotte, non condanniamo il gruppo che, dando un esempio grandissimo di professionalità e di passione, non si è fatto scoraggiare né da problemi tecnici continui né da un’ordinanza comunale di merda (a Zena, l’età media è di 97 anni, quella percepita è di 120) e ha offerto uno spettacolo piacevolissimo (un po’ come i Tuamadre).
COLLOCAZIONE: 6.5. Allestire un concerto in un’oasi come Villa Serra si è rivelata una scelta vincente: il posto è incantevole, con il suo parco, i suoi laghetti e i suoi salici piangenti, raggiungibile facilmente sia con l’auto che con i mezzi pubblici, segnalato bene (le indicazioni cominciano dal casello) e circondato da un parcheggio gratuito e praticamente inesauribile. Passiamo al lato oscuro della stupidità umana: un solo stand gastronomico e sei toilette unisex, palesemente insufficienti per gestire migliaia di persone. Se doveste partecipare a una qualsiasi manifestazione a Villa Serra, ci raccomandiamo caldamente: venite già mangiati e già pisciati. Infine, nota dolentissima, il palco: piccolo, osceno, inadeguato, circondato da un’area attrezzata microscopica. Immaginate un igloo orrendo nel mezzo del parco di una villa meravigliosa; ma del resto Zena è anche la città che ha permesso a Renzo Piano di costruire il Porto Antico.
PREZZO: 5. Se le infrastrutture fossero state adeguate, se i prezzi dei prodotti offerti dagli stand non fossero stati cari come il sangue (un panino con pomodoro e mozzarella 4 €, un quarto di margherita 5 €) e se ci fossero stati più bagni, nulla ci avrebbe impedito di assegnare allo spettacolo un voto superiore. Peccato che l’organizzazione sembrasse più quella di una sagraccia che quella di un concerto di una band rinomata come i Negrita.

MEDIA: 6.81

CONSIGLIATO: Sì (a malincuore). Peccato, sarebbe stato uno spettacolo in tutti i sensi se fosse stato condito con un po’ di tirchieria in meno e con un po’ di cura in più; ma siamo a Genova, e i divertimenti dei giovani sono, nella scala delle priorità, immediatamente sotto la deforestazione di De Ferrari, la pulizia comunale delle dentiere e la depressione canina (ma solo da quando Studio Aperto ha lanciato, tra una tetta e un culo, l’emergenza nazionale, dando così prova di come la morale giornalistica sia morta e sepolta).

Bar – Pub: Rock Café.

ROCK CAFÉ
Via Malta 15, tel. 010 565896

QUALITÀ: 5. Le nostre esperienze culinarie ci permettono d’insultare malamente il locale: il cibo è effettivamente grammo. Nell’accezione più genovese del termine. Purtroppo, possiamo dire altrettanto dei cocktail: sebbene durante le nostre scorribande alcoliche abbiamo ingurgitato intrugli peggiori, il ghiaccio nei bicchieri fa pensare che i petrolieri (tutti tranne Garrone, pace all’anima sua!), abbiano ragione nell’affermare che lo scioglimento dell’Artide non sia da imputare esclusivamente alle automobili: anche il Rock Café fa la sua parte.
QUANTITÀ – VARIETÀ: 8. I cocktail sono nella media, banalmente (come i calzini a letto): almeno qui i drink non sono serviti nelle arbanelle (ma vaff…)! Gli aperitivi sono faraonici, da record, basti pensare che gli avanzi fanno da stuzzichini fino alle 2.00. Dell’anno dopo. Purtroppo, il voto è intaccato dal fatto che il menù è spesso latitante, come Provenzano: l’abbiamo incontrato (il menù, non Provenzano) mentre passeggiava in compagnia delle sopracciglia di Lily Collins, poi l’abbiamo perso di vista come Keyser Söze. La più grande beffa che il menù abbia mai fatto è stata convincere il mondo che lui non esiste.
AMBIENTE: 3.5. Perché c’è di peggio (???). Il bar potrebbe essere scambiato per il garage di Renzo Piano; un bambino di quattro anni, se armato con una dozzina di Lego, avrebbe fatto meglio. Almeno avrebbe messo la porta. Il locale è immenso, suddiviso in un numero indefinito di salette delle quali, peraltro, solo due sono sfruttate per il servizio bar. Ma bravi! Parliamo dell’interno, dato che la veranda è accettabile (e sottolineiamo accetta, e sottolineiamo bile): avete presente Disco Inferno? Ecco, shakeratelo con Pimp My Ride e otterrete l’orrore. Il ritratto dell’avventore medio è sicuramente quello di un personaggio colorito: occhiali alla Ray Charles per difendere gli occhi dall’abominio estetico, cotta di maglia per difendere i fianchi dalle gomitate degli altri clienti (vicini, troppo vicini), bastone uncinato per chiudersi la porta della toilette dietro le spalle e tuta anticontaminazione per difendersi dal virus pisellovoro/piselloforo che ha dimora fissa nel wc. Inutile dire che l’avventore suddetto abbia, solitamente, anche problemi evidenti con la tamarraggine e l’alcol: giusto per darvi un’idea, ragazzi con indumenti rosa fuxia, cappellino, marsupio, buzza e rapporti non corrisposti con la grammatica italiana, accompagnati da ragazze con minigonna girovulva, tacco da Cugino di Campagna, trucco spalmato da Mimmo il cazzuolaro e rapporti non corrisposti con l’autostima.
SERVIZIO: 4. Considerando che la maggior parte dei camerieri non è di madrelingua italiana, non possiamo aspettarci conversazioni brillanti e battute sagaci, non tanto perché non ne sarebbero all’altezza, quanto perché la loro conoscenza della lingua li limita. A parte questo, ciò che si ordina si riceve rapidamente e senza intoppi, requisito minimo indispensabile per qualsiasi bar/pub/pizzeria ecc. Neo di Matrix: alla consegna dell’ordinazione si richiede il pagamento immediato, in contanti, sulla punta dei polpastrelli che guai, con l’impossibilità di conti separati, il che, come al solito, significa che quelli con la faccia da pirla non pagano mai. Gesù, se ci sei, sai cosa fare.
COLLOCAZIONE: 7.5. La zona in cui il pub è situato è a metà strada tra i vicoli e corso Italia, offrendo così ai clienti una scelta ampia di mete successive all’aperitivo; la raggiungibilità è ottima, sia con mezzi pubblici (qualsiasi bus a qualsiasi ora) sia con mezzi propri (la disponibilità di parcheggio nelle vicinanze è pressoché inesauribile) sia a bordo d’ippogrifo. Peccato che l’unica forma d’intrattenimento nella zona, se non amate il teatro, siano le coltellate provided by Barboni Assassini Brignole S.p.a.
INTRATTENIMENTO: 4. Ricordiamo in breve alcuni dettagli illuminanti: 1. la musica è assordante, oltre che scrausa a livelli deprimenti (la solitudine di Laura Pausini, che vaga sulla sua spiaggetta con il gilet di velluto mentre tutti le passano accanto in shorts e infradito), 2. il karaoke è molestissimo, nonché riservato solo agli stonati, 3. l’atmosfera è intima quasi quanto quella della mensa dell’AMT. L’unico pregio è la possibilità di osservare la flora e la fauna del luogo: risate assicurate.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 7. Fate astrazione dalle papille gustative e limitatevi a riempire le fauci. Costa poco.

MEDIA: 5.57

CONSIGLIATO: Nì. Solo in caso di apocalisse zombie. Anche loro si vergognano di farsi vedere con i clienti del Rock Café.