Focacceria – Pub: Pe ‘Na Vòtta.

Pe ‘Na Vòtta
Via F. Crispi, tel. 0185 1771124
lunedì – domenica 19.00 – 2.30

Quando hai toccato il Fondo, hai toccato il fondo. Ma dal Fondo puoi sempre risalire, almeno di qualche chilometro, fino a Pe ‘Na Vòtta, ritrovando così la tua dignità di avventore e di avventuriero della gola. Pe ‘Na Vòtta: quando Recco, il pub e la tradizione s’incontrano in riva al mare. Senza individui loschi che s’aggirano nei suoi fondi, né l’accoglienza calorosa di Cavassa. Il locale offre principalmente focacce, soprattutto al formaggio, pizzate e piadine, ma include nel menù anche una serie di piatti a base di carne (umana o salada) e di panini. Evidentemente, se abbiamo lasciato la #VBDM (ah, l’amore!) per andare fino quasi a Recco, la qualità dev’essere molto, molto, molto elevata. E lo è. #Godéndo. La focaccia è attraente, affascinante e formaggiosa, peccato abbia le dimensioni di un 45 giri e sia altrettanto sottile. Nemmeno Gianni Morandi potrebbe inciderci un singolo. Tutto il resto, al contrario, è progettato per aumentare la massa grassa del cliente, per poi poterlo usare come tacchino il giorno del Ringraziamento.

I menü sono tre, spessi, senza figure: per ordinare è necessario essere in possesso di PET, FIRST e possibilmente ECDL. Si raccomanda caldamente uno stato di sobrietà impeccabile, pena il risvegliarsi sul Karaboudjan direzione Marocco, destinazione 12 Anni Schiavo (che film della minchia!).

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Lo Hobby, Parte Prima, Titolo Terzo, Art. 43, Comma 1: Storia Di Gente Che Aveva Un’Auto, Benzina E Tempo Da Perdere.

In un giorno di non pioggia, due tizi che non sono né Andrea né Giuliano (meno male, anche perché Giuliano è questo), ma forse Mirko dei BeeGees e Caroline Jones, prendono una direzione a caso: la val Fontanabuona. Giunti ad Eo la Ridente, il passo delle Ferriere spalanca improvvisamente le sue fauci nere verso di noi; che fare, dunque? Indietreggiare vigliaccamente o proseguire nel viaggio? Per Diana, se anche quello sminchiato di Frodo, alto un metro e un cazzo e coi piedi pelosi, c’è riuscito, perché noi no? Ce l’avremmo fatta.

Tappa n° 1: del viaggio da Lumarzo a Chiavari abbiamo ricordi confusi, forse causati dalle esalazioni di queste piante misteriose, probabilmente immingrate!

Lasceremo parlare, quindi, il nostro subconscio, più che affidabile. Il percorso della Strada Provinciale 225 si snoda tra una serie di paesini caratteristici e sballosi, in una valle molto aperta, molto verde e molto valle. La val Fontanabuona prende il nome da una fontana presente anticamente nella piazza di Favale di Malvaro, da cui gli abitanti attingevano un’acqua pregiatissima, a tasso alcolico elevato. Ehm ehm. Per secoli, il territorio fu dominio feudale della famiglia dei Fieschi, conti di Lavagna “falsi” perché autonominatisi; ancora oggi, il 14 agosto, la cittadina festeggia il matrimonio tra Opizzo Fiesco e Bianca dei Bianchi con una torta di tredici quintali. Oltre ciò, ricordiamo, nell’ordine: gli outlet, i mobilifici e le lattonerie, dove ogni latonê della #VFB può rifugiarsi per seguire le pratiche massoniche indette dall’ordine, tra cui la “burracata”, una partita di burraco iniziatica della durata di 24 giorni, 8 ore e 6 minuti, che si conclude con la morte di tutti i partecipanti.

#Sapevatelo: la principale corrente migratoria che ha interessato la valle fu verso le regioni amburghesi ed ebbe come obiettivo il commercio dei giocattoli; a tutt’oggi, in alcune città tedesche, possiamo incappare in una Kleinesschimdtstrasse, una sorta di quartiere in cui le famiglie residenti sono tutte dedite alla costruzione di giochi tradizionali.

Tappa n° 2: la prima parte del nostro viaggio termina a Chiavari, dove ci concediamo una sosta di 45 minuti in un panificio e di 5 su una panchina insieme a due rappresentanti dell’età media ligure. Che dire di Chiavari? Da turisti ignoranti, dobbiamo ammettere di non conoscere abbastanza il suo territorio per parlarne approfonditamente; come ogni cafone che si rispetti, abbiamo visitato solo il lungomare, che è pur sempre un lungomare, lì come ad Albenga, lì come a Ventimiglia ecc.

#Sapevatelo: Il 1 aprile 2014 il comune di Chiavagna, che raggruppa le circoscrizioni di Chiavari, Lavagna, Carasco e Cogorno, vede la luce alla presenza di Massimo Burlando, presidente della Regione.

Tappa n° 3: Chiavari – Recco. Cosa spingerebbe, potreste domandarvi, due viveur come noi a macinare tutti quei chilometri per tornare a Recco? Ebbene, essenzialmente tre motivi: Zoagli, la Ruta di Camogli e le gare di auto clandestine. Dopo aver percorso una strada panoramica che si snoda tra montagne rocciose, colline verdi, santuari, chiesette, castelli e ville in stile Liberty, con scogliere a picco sul mare più limpido che abbiamo mai visto (battuto forse solo da questo, 200 chilometri a ponente) in quale altro luogo potremmo mai voler vivere, noi poveri mortali?

Potreste giustamente obiettare che altri posti nel mondo (che noi non abbiamo ancora visitato) paragonati alla Liguria sono come la basilica di San Pietro paragonata a quella di San Belino Abate, ma se riusciamo ancora a vivere di turismo, nonostante gli sforzi titanici che facciamo per ostacolarlo, un motivo ci sarà.

Da Lumarzo a San Colombano Certenoli, dalle Ferriere a Chiavari, da Rapallo a Zoagli, la Liguria offre ogni paesaggio, anche quello lunare (ma solo se venite in #VBDM). Un’ultima domanda: perché, perciò, un Ligure dovrebbe andare in vacanza al mare in un posto che non è la Liguria? Per buttare via le palanche? We can’t believe it.

CONSIGLIATO: Assolutamente sì.

Partenza Destinazione Tempi Di Percorrenza
Genova Est Chiavari 1 h. 15 min.
Chiavari Recco  40 min.
Recco Genova Est 25 min.

Assassinio nel Golfo Paradiso, id est durante la tratta Recco – San Fruttuoso, nell’unico giorno di sole dell’estate dell’a.D. 2014.

Nel Giorno di Sole 16 agosto 2014, i nostri due narratori (che chiameremo Mr. XY e Mrs. XX per rispetto della loro e della vostra privacy) decisero, dopo tentennamenti, rimandi e sguardi furtivi con tanto di jingle autoprodotto, di tentare la traversata del Golfo Paradiso, covo famigerato della filibusta ligure e del Gurzo marittimo, ancor più temuto perché antipatic da morire.

Dopo i preparativi di rito, che comprendevano: carte nautiche reperite sul sito Golfo Paradiso, informazioni generiche reperite con minor facilità al numero 0185 772091 e un carico di gallette, stockazzo, canditi e grog di nostra produzione, siamo partiti alla volta del molo (l’unico in quel di Recco) con coordinate 44°21’33.0″N 9°08’31.4″E dove, alle 16.45 in punto (come suggerito dalla meridiana che ci siamo fatti tatuare sul polso peloso per l’occasione), abbiamo trovato ad attenderci un veloci – legno a motore, con tanto di equipaggio!

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Gelateria: Gelateria Cavassa.

GELATERIA CAVASSA
Lungomare Bettolo 31, tel. 0185 74280
giovedì – martedì 8.00 – 0.00

L’ottavo giorno, Dio disse: “Fiat gelatum!” et Cavassa fruit e Dio vide che era buono e ciccione. Da lì a qualche mese, Dio inventò anche il cucchiaino dalla costola di Adamo e vide che riusciva a mangiare il gelato senza medagliarsi la tunica e disse “È cosa buona e giusta!”. Belin, se è cosa buona e giusta!

Se vi sembriamo blasfemi, ciò significa che non avete mai mangiato un gelato da Cavassa: in questo caso, i blasfemi siete voi e brucerete tra le fiamme dell’inferno, costretti eternamente a fare figure di bratta mangiando il Calippo! Le porzioni di gelato sono davvero abbondanti, tanto da scoraggiare anche il Ricciardello (e ciò non è poco, se conosceste il Ricciardello). Anche le coppe medie sono così cariche da rappresentare una sfida persino per i diabetici più accaniti; non parliamo di quelle grandi, di dimensioni bibliche. Al contrario, la varietà delude un po’: sebbene le proposte della gelateria siano poco comuni, gli ingredienti sono sempre due o tre, coniugati in modo diverso ma sempre quelli (a patto che siano disponibili!).

Il locale è abbastanza grazioso, sia all’interno sia nel dehors esterno. Peccato che, ogni volta che ci è capitato di consumare e di voler usare la toilette, l’abbiamo sempre trovata decorata da un cartello con scritto “guasto”. Peccato che, un giorno, l’abbiamo usata. Il personale è in grado di gestire masse ingenti di clienti senza rallentare né perdersi (quasi mai) un’ordinazione; inoltre, ogni membro ha cinque dita per mano, sa contare fino a 10 e non si scaccola in pubblico. Davvero ammirevole!

MA, in stile zeneise più che perfetto, i camerieri considerano raramente chi si rivolge loro e rispondono, quando rispondono, esclusivamente a botte di “sì/no/boh”. Stiamo pur sempre parlando della stessa gente che, il 17 agosto, respinge masnade di clienti per chiudere alle 22.30. Andare a letto presto fa bene alla pelle! La gelateria è posta sul litorale di Recco: che dire, non è un granché, ma è pur sempre un litorale. La raggiungibilità è quasi massima, sia con mezzi pubblici sia con mezzi propri, grazie ai parcheggi infiniti sparsi ovunque.

I prezzi sono elevati, ma questa volta qualità e quantità sono talmente alte da giustificare una spesa tale.

CATEGORIA VOTO
Qualità 10
Quantità – varietà 7.5
Ambiente 6.5
Servizio 5
Collocazione 7.25
Rapporto qualità – prezzo 7.5
MEDIA 7.29

CONSIGLIATO: Sì. Parlando a cuore aperto, un gelato davvero buono. Vi consigliamo di fare quest’esperienza sovrannaturale fregandovene dei mugugni dei camerieri, tanto quello che v’interessa sono le “uova al tegamino” che avete di fronte al grugno.

Festa: Stella Maris @ Camogli (2012).

STELLA MARIS
Camogli, tel. 0185 771066
domenica 05/08/2012 dalle 11.15

Come sempre nella terra dei cachi, tutto comincia con un equivoco: San Girolamo trasformò l’ebraico Miryam nel latino stilla maris (goccia del mare), ma il burocrate di turno, appena appena ambizioso, lo storpiò in stella maris (stella del mare), ispirandosi, come i Modà, alla Stella Polare. Camogli s’impegna, ogni prima domenica d’agosto, a celebrare la poetica kekkiana organizzando una processione verso Punta Chiappa per rendere omaggio alla Madonna (che lo ha folgorato).

A chi non riuscisse a partecipare (per mancanza di branchie o di natante), proponiamo l’esperienza Stella maris comoda e low cost, ma sempre d’effetto, consistente in iniziative che coinvolgono la cittadina levantina fin dal mattino, culminante nel momento della posa dei lumini in mare e accompagnata dalla presenza del bucintoro “U Dragun” e di Bruno Vespa in versione soubrette sexy (un ricordo che vi accompagnerà nella tomba!).

Anche se di per sé già emozionante, lo spettacolo è stato accompagnato da una colonna sonora davvero azzeccata, composta da brani del calibro del tema dei Pirati dei Caraibi, hit di Pupo e registrazioni inedite di Kekko dei Modà quando fa la cacca. La commozione per la posa dei lumini e l’invasamento divino per la voce di Kekko non sono state le sole emozioni che ci hanno tenuto compagnia nella serata: un’altra è stata la sorpresa nel constatare che un mercatino era stato allestito nella via interna (???) e che i lumini non erano stati rubati al cimitero, ma distribuiti in un buco nero che compariva e scompariva, a intermittenza, tra gli spogliatoi e i cessi. Altra emozione è stata lo sconcerto nello scoprire che i lumini erano distribuiti senza alcun criterio, così da finire, dopo solo un quarto d’ora, a gruppi di venti nelle mani di vecchietti avidi che non avrebbero comunque potuto usarli (dato che l’entrata in acqua avrebbe provocato loro un arrugginimento immediato).

Altro motivo d’irritazione (e giù di Daflon) è stato il comportamento disonesto di alcuni ristoratori, che hanno fatto man bassa di lumini per sistemarli, spenti, sui tavoli dei turisti tedeschi, intenti a consumare marmellata con la pasta; in particolare, un ristorante di cui non faremo il nome ne ha esposto una cinquantina, tutti rubati ai bambini. Brutti s*****i!

Riguardo alla possibilità di raggiungere Camogli con mezzi propri, toglietevela dalla testa: pochi parcheggi, per lo più in ZSL o a pagamento. Scartata l’opzione auto/moto/bici, consideriamo ora quella trasporto pubblico: abbastanza rinomata da avere una stazione propria (ha ospitato almeno una volta lo yacht di Briatore), dopo le 23.00 Camogli diventa una trappola cinese per i turisti.

Improvvisamente, vi renderete conto che la stazione è deserta, che la pensilina delle corriere è più vuota del vostro portafoglio dopo un sabato sera in cui vi siete concessi un bicchiere d’acqua a Portofino e che il controllore vi ha attaccato un biglietto sulla schiena che recita: “Il servizio pubblico non è mica così pubblico, sai? Lo sanno a tutti a Molassana che sei grasso! Pedala, ciccione!”. In cuor nostro, vi consigliamo la terza via: parcheggiare a Recco e vai di vesciche ai piedi.

Ennesimo dito ar culo è la partecipazione scarsissima con cui, almeno apparentemente, sia la pro loco sia il pubblico affrontano la manifestazione: se da una parte nessuno si è preoccupato di sponsorizzare il tutto e di cercare una soluzione alle problematiche presenti (vedi la questione dei lumini), dall’altra l’evento si è ridotto a una serie di selfie sulla spiaggia.

CONSIGLIATO: Assolutamente sì.

Categoria Voto
Intrattenimento 10 e lode
Ambiente 10 e lode
Raggiungibilità 4
Organizzazione 5
Informazioni 2
Media 6.4