Pizzeria: Il Focone.

IL FOCONE
Via 5 maggio 20N, tel. 010 3773313

QUALITÀ: 7. Appena servita al cliente, la “piuzza” ha un aspetto invitante, un profumo inebriante e un sapore seducente, proprio come Monti (alias Moloch, il principe demoniaco del Fisco); peccato che, dopo solo dieci minuti, la piuzza si trasformi in un ammasso di gomma, poco digeribile e ancor meno salutare, proprio come Monti. Inoltre, anche se non possiamo parlare per esperienza personale, i piatti di pesce che ci sono passati (impietosamente) sotto il naso, diretti verso i tavoli dei bimbi ricchi, hanno una faccia davvero invitante ed emanano un odorino delizioso.
QUANTITÀ: 7. Non potremmo nasconderci una pizza nelle tasche, e questo è già qualcosa. Ma come siete banalmente nella media!
AMBIENTE: 9. In inverno, il locale è una delle pizzerie più eleganti di Zena, strutturata intelligentemente (con tanto di zona riservata ai fumatori) e arredata con gusto. La pulizia è eccellente, la manutenzione della toilette anche (conosciamo gente, di cui non faremo il nome se prima non ci pagate, che prenota solo per fare la cacca nel bagno del Focone!). In estate, a ciò si aggiunge anche la possibilità di usufruire della veranda a picco sul mare, di una bellezza indescrivibile. In entrambe le stagioni, ovviamente, si gode di una vista mozzafiato.
SERVIZIO: 2 (punitivo). Se considerassimo il tempo di attesa medio, anche a locale vuoto o semivuoto, il voto sarebbe – 50. Aspettare una pizza per quasi un’ora è reato in ogni paese dell’Unione Europea; la pena? Smutandamento matto e disperatissimo. Da parte di quella patatona della Merkel. Senza vasellina. Inoltre, particolare irritante: questa attesa inumana è giustificata da una mussa enorme, stampata a caratteri cubitali sul menù, che recita “In questo locale non c’è nulla di precotto”. Nan, già che trebbi il grano, raccogli le uova, tiri la pasta e mungi le vacche, mi dai anche il bianco in casa? Uniche note positive sono la professionalità e l’efficienza del personale di sala (tutti tranne alcuni, ma quelli si riconoscono dalla pettinatura a culo anni 90) e la focaccia calda servita, quasi sempre, a inizio serata.
COLLOCAZIONE: 8. Il locale domina il golfetto di Sturla, posizione che assicura un panorama mozzafiato (in tutti i sensi). Se la raggiungibilità, a piedi o con i mezzi pubblici, è piuttosto garantita, al contrario la situazione parcheggio varia sensibilmente a seconda dei giorni della settimana: casa di riposo nei feriali, crisi umanitaria il sabato sera. Nei dintorni, segnaliamo una quantità discreta di locali, gelaterie e intrattenimenti vari (es. Bagni Liggia, Gelateria Priaruggia).
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 4.5. Il prezzo della pizza, in rapporto alla qualità, non proprio eccellente, e alla quantità, un po’ ridotta, è comunque accettabile; i dessert, palesemente acquistati alla Coop (noi non serviamo nulla di precotto, no, ci mancherebbe altro!) sono cari come il sangue. E poi diciamocelo, un piatto di gnocchi al pesto 11 €. Incommentabile (ma denunciabile).

MEDIA: 6.25

CONSIGLIATO: Nì. Non sai quando entri, se mangi la pizza, né quando esci. Ne vale la pena solo per la veranda.

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Bar – Pub: Bagni Santa Chiara.

BAGNI SANTA CHIARA
Via Flavia 4, tel. 339 8617167

QUALITÀ: 8.5. La qualità proposta è di un livello medio – alto: basti pensare ai cocktail che, se motivati adeguatamente, si esibiscono in performance gastro – intestinali di tutto rispetto. Saremmo tutti capaci di riempire i bicchieri con benzina agricola gassata a scoregge, ma poi sfideremmo chiunque a renderla anche appetitosa! Gli analcolici sono spettacolosi, frizzantini e con un retrogusto d’agrume molto dissetante. Abbiamo appena scoperto l’esistenza del cibo, fatto che ci ha profondamente turbati dato che la gestione precedente (e mitica) offriva solo bevande.
QUANTITÀ – VARIETÀ: 5.5. Giuriamo che, come in X – Files, i fatti che seguono sono veritieri. In una notte di luna piena, io (maschio) mi avvicino al bancone con aria assetata; un barista dall’occhio intorpidito dalla visione di ore di GF mi chiede “Oh, meistru, cosa ti do?”. “Vorrei un Jack & Coca”. Alcuni minuti dopo, ricevo finalmente il mio cocktail e, dopo aver pagato, comincio a sentire una risatina inquietante da non so dove; tra l’incuriosito e l’atterrito, mi guardo intorno, ma i frequentatori del locale hanno la faccia di chi se ne incannella di lungo. Tendo l’orecchio: la risatina isterica sospetta mi giunge dal basso. Corro freneticamente in bagno, apro la patta e guardo: il mio belino si sta facendo grasse risate. Penso: “Meno male! Anche perché qui, se hai sete, non ti sputano nemmeno in bocca! Almeno ho trovato un modo di divertirmi in solitaria che non mi renda più miope!”. Esagerazioni a parte, lo standard proposto dal locale è abbastanza sotto la media. Il menù è presente sulla fascia (del bancone), ma si mostra poco, ottimo in caso di aggregazione illegale di fumatori lì davanti; perciò, voto insufficiente anche se le proposte sono abbastanza varie e buone per tutti i gusti.
AMBIENTE: 7. Il voto sull’ambiente è il risultato di un alto e di un basso. 10 e lode, quasi 11, al locale in sé, una perla, una palafitta sul mare, indubbiamente il bar di Genova più affascinante e scenografico; siamo pronti a giurarlo davanti a Josè Mourinho e a Vince Neil, l’atmosfera che si respira tra le travi di legno blu e le onde, chiusi nella gola irraggiungibile sotto il castello, è introvabile anche nel bar migliore di tutta la Riviera. Questo quadro idilliaco è rovinato completamente dagli avventori, che si dividono in due categorie: i viecchi, che hanno trent’anni per gamba ed esclamano “Porca paletta!” in barba alla mancanza di dignità, e i meno viecchi, distinguibili dai primi perché hanno meno rughe in faccia (ma non sempre). Stiamo parlando di una clientela imbalsamata, che beve il tè col mignolino alzato, per cui la Madonna del Petrolio è uno stile di vita, che affibbia soprannomi molesti a chiunque (Vevve, Ludo, Mavi, Lolli, Tatti, Franci, Holly…) e che si porta in giro un piattino di merda di cane per avere la puzza sotto il naso sempre a portata di mano. Il rischio per un ragazzo “normale” è quello di sentirsi a disagio come un muratore alla corte di Luigi XIV. Nulla da ridire sulla pulizia.
SERVIZIO: 0. Servizio assente, ma solo per i soliti stronzi: se conoscete i gestori, siete serviti e riveriti, con tanto di servetto personale che vi unisce i tavoli, vi sposta le sedie e vi beve i drink, esclamando “Mmmh, che buono!” (che poi, con tutti quegli amici, è già condannato a una morte per cirrosi epatica!). Se siete pezzunti, invece, sarete costretti ad allestirvi un tavolo (nemmeno foste all’Ikea), raccattare sedie in giro per il bar, ordinare al bancone, aspettare quelle due o tre rivoluzioni storiche e, infine, camallarvi le ordinazioni al tavolo senza nemmeno l’aiuto di un vassoio. Almeno, all’Imbarco 1, i gestori lanciano i menù in faccia a tutti, Godzilla e non. Infine, segnaliamo l’abitudine inquietante e disgustosa del personale di sedersi, o peggio svaccarsi stile barbone, con tanto di piedi nudi (per carità, se li laveranno anche, ma noi che ne sappiamo?) sulle panche, in mezzo ai clienti.
COLLOCAZIONE: 8.5. La collocazione geografica è splendida, raggiungibile per mezzo di una scalinata o di un sentiero tra gli scogli. Ordinate una birra in una serata di luna piena, con la brezza marina riscaldata dalle rocce che vi accarezza il viso, e godetevi il panorama: sarà un’esperienza da brivido. Inoltre, il locale è vicino alle maggiori spiagge di Genova, a corso Italia, Boccadasse, Sturla e Quarto e  la possibilità di parcheggio è consistente, come il pessimismo genovese. Purtroppo, il bar non è solo lontanissimo da ogni fermata di mezzo pubblico, ma è anche inaccessibile a chiunque abbia difficoltà motorie (problemi fisici? Tacchi alti? Vista bassa? Balle a terra? O forse troppo alcol nel sangue?).
PS. Bevete finché la marea è alta, smettete di botto e correte giù per il sentiero, ma attenzione ai punti in cui questo è sotto il livello del mare, perché quel gondone si allepega peggio delle lûmasse bause.
INTRATTENIMENTO: 7. 10 all’atmosfera, all’intimità, allo sciabordio delle onde, al guardare il mare stando SUL mare, ma il sottofondo (manco tanto sotto) di De Andrè in loop, alla lunga, ci plastifica le cugge.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 5. Due Corona sale & limone 10 €. Un toast 6 €. Dopo cagavamo oro!

MEDIA: 5.93

CONSIGLIATO: Assolutamente sì. Ignorate la quantità dei cocktail, i gestori, gli avventori, la musica, sedetevi in posizione strategica e guardatevi intorno. Un’ultima considerazione: dare 5.93 a questo locale è molto doloroso, visto che potrebbe ambire al 10 e lode grazie al suo aspetto e alla sua collocazione; l’impressione è quella, pietosa, di un cavallo da corsa costretto a zoppicare.

Bar – Pub: Bagni Liggia.

Bagni Liggia
Via 5 maggio 10, tel. 010 386262
martedì – domenica 19.00 – 3.00

Il cibo è irreprensibile: i panini sono gustosi e sfiziosi, con ingredienti particolari e talvolta bizzarri; le patatine sono croccanti, non troppo salate né unte. Non abbiamo ancora avuto fame e (soprattutto) coraggio a sufficienza per sperimentare i primi, ma quando riusciremo, se dovessimo sopravvivere, ne sarete resi partecipi. I cocktail assomigliano alle rivoluzioni politiche in Italia: lasciano il tempo che trovano. Riguardo al reparto birra, i Liggia non hanno nulla da invidiare alle birrerie più “professional” di Zena. La quantità è ottima: le dimensioni (che contano, anche perché non si può piantare un chiodo da legno con una matita!) dei panini sono a prova di precario e le patatine superano la media di altri locali. Tragedia nella movida genovese: i cocktail dei Liggia positivi all’H2O. Il Cuba Libre si difende: “Era solo acqua!”. Meritevole di menzione è che i Liggia offrono ben due pagine di menù fitte fitte di panini o di cibo; considerate che presenta anche una scelta ampissima di birre (quasi sempre disponibili, a differenza di quelle dell’Irish Pub) e concluderete che i Liggia sono il luogo adatto dove ripiegare in caso di pizzeria mancata.

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