Concerto: Negrita @ Villa Serra Di Comago (2012).

DANNATO VIVERE TOUR 2012
Con: Negrita
Presso: VILLA SERRA DI COMAGO
Via C. Levi, tel. 010 715577

CONCERTO: 8.75. Partiamo dal presupposto che pretendere di essere obiettivi nel giudicare un concerto è una belinata senza precedenti, come far guidare un suv a una bionda in via Lodi all’uscita dalla scuola. Basti pensare che alcuni “meno fortunati” darebbero 10 e lode a un concerto unplugged di Iva Zanicchi. Arf arf! Detto ciò, non ci vergogniamo di affermare che il concerto è stato un ritorno trionfale alle origini di questa band, grandissima: nonostante la mancanza di un palco decente, di installazioni scenografiche und video, di pedane, di un impianto luci spettacolare, lo spettacolo si è mantenuto su livelli di alta qualità. Potremmo paragonarlo all’incontrare la Charlize struccata: comunque, una gran bella… cosa. Sfidiamo la quasi totalità degli artisti italiani e stranieri a fare lo stesso: v’immaginate gli Iron Maiden che suonano alla festa della birra di Mele senza nemmeno le dentiere? O i Negramaro… I Negramaro? Due precisazioni: Pau non ha bisogno di strapparsi la camicia per piacere alle donne (come Ligabue), gli basta la pelata. E Drigo non ha bisogno di mettere centomila note in una battuta (come Joe Satrianich) per non sentirsi sfigato.
DURATA: 7. Un concerto che dura due ore non è straordinerio, è nella norma; anche se è iniziato con un’ora di ritardo ed è terminato prima di mezzanotte, non condanniamo il gruppo che, dando un esempio grandissimo di professionalità e di passione, non si è fatto scoraggiare né da problemi tecnici continui né da un’ordinanza comunale di merda (a Zena, l’età media è di 97 anni, quella percepita è di 120) e ha offerto uno spettacolo piacevolissimo (un po’ come i Tuamadre).
COLLOCAZIONE: 6.5. Allestire un concerto in un’oasi come Villa Serra si è rivelata una scelta vincente: il posto è incantevole, con il suo parco, i suoi laghetti e i suoi salici piangenti, raggiungibile facilmente sia con l’auto che con i mezzi pubblici, segnalato bene (le indicazioni cominciano dal casello) e circondato da un parcheggio gratuito e praticamente inesauribile. Passiamo al lato oscuro della stupidità umana: un solo stand gastronomico e sei toilette unisex, palesemente insufficienti per gestire migliaia di persone. Se doveste partecipare a una qualsiasi manifestazione a Villa Serra, ci raccomandiamo caldamente: venite già mangiati e già pisciati. Infine, nota dolentissima, il palco: piccolo, osceno, inadeguato, circondato da un’area attrezzata microscopica. Immaginate un igloo orrendo nel mezzo del parco di una villa meravigliosa; ma del resto Zena è anche la città che ha permesso a Renzo Piano di costruire il Porto Antico.
PREZZO: 5. Se le infrastrutture fossero state adeguate, se i prezzi dei prodotti offerti dagli stand non fossero stati cari come il sangue (un panino con pomodoro e mozzarella 4 €, un quarto di margherita 5 €) e se ci fossero stati più bagni, nulla ci avrebbe impedito di assegnare allo spettacolo un voto superiore. Peccato che l’organizzazione sembrasse più quella di una sagraccia che quella di un concerto di una band rinomata come i Negrita.

MEDIA: 6.81

CONSIGLIATO: Sì (a malincuore). Peccato, sarebbe stato uno spettacolo in tutti i sensi se fosse stato condito con un po’ di tirchieria in meno e con un po’ di cura in più; ma siamo a Genova, e i divertimenti dei giovani sono, nella scala delle priorità, immediatamente sotto la deforestazione di De Ferrari, la pulizia comunale delle dentiere e la depressione canina (ma solo da quando Studio Aperto ha lanciato, tra una tetta e un culo, l’emergenza nazionale, dando così prova di come la morale giornalistica sia morta e sepolta).

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Bar – Pub: Antica Vetreria Del Molo.

ANTICA VETRERIA DEL MOLO
Vico chiuso Gelsa 8r, tel. 010 2468700
martedì – giovedì 19.30 – 01.30
venerdì – domenica 19.30 – 02.30

QUALITÀ: 9. I panini sono dei signorotti panini, farciti come si confà alla più alta nobiltà, quella, per intenderci, più alta del Cavaliere: carne che finalmente ha il gusto della carne e abbinamenti più complessi di quelli che potrebbero essere elaborati da una scimmia, di quelle che non battono a macchina. Segnaliamo le crepes, soffici e paradisiache, e le patatine, asciuttissime e croccantissime; la birra è squisita, in linea con la qualità e la bontà del cibo. I cocktail sono granate alcoliche che esplodono in bocca ma deflagrano impietosamente nell’intestino; potrebbero anche essere buoni, ma non lo sapremo mai, perché la prima sorsata addormenta per sempre le papille gustative.
QUANTITÀ – VARIETÀ: 9. I panini sono lottatori di sumo che, per arrivare a queste dimensioni incredibili, fagocitano per anni altri panini più deboli della stessa cucciolata, solo per il gusto d’intopparti le arterie. Le patatine sono servite su una a scelta tra Niña, Pinta e Santa Maria scala 1:1, di cui anche le vele sono in realtà riciclate come crepes abnormi. Niente da scrivere di rilevante su cocktail e analcolici. Il menù è ampio ma organizzato, con numerose proposte, suddivise a loro volta in poche alternative ma tutte gustosissime; insomma, un menù in cui gioire dell’abbondanza ma senza confusione.
AMBIENTE: 7.5. Per entrare alla Vetreria, bisogna suonare e attendere di essere ricevuti, dentista – style, ma non inquietatevi: ciò contribuisce a creare, ancora prima di entrare, un’atmosfera intima. Consigliato a chi vuole sentirsi V.I.P. ed è stanco di essere rimbalzato anche dal formaggiaio e da quella vecchietta cieca all’angolo. L’interno, che ha un passato illustre da magazzino navale prima e da bottega vetraia poi, è gradevole e raccolto, arredato con tavoloni e panche di legno. A disturbare quest’atmosfera soffusa e perennemente in penombra intervengono fallosamente la toilette, unica e unisex, e la scala necessaria a raggiungerla, ancora alla Genovese (quindi con un’alzata di un metro e una pedata di un centimetro), minacciosa sia per il fattore buio (i gradini sono d’ardesia… ???) sia per quello alcol.
SERVIZIO: 7. Un servizio nella norma: non è scoppiettante ma, fortunatamente, non ha pecche stile La Goletta, un locale che trasformerebbe anche il Dalai Lama in un nazi violento.
COLLOCAZIONE: 7.25. Il pub è situato nel rione altrimenti noto come “O mêu”; sebbene i caruggi dietro Porta Siberia siano molto caratteristici e popolati da Zeneixi che non sanno cosa sia l’Italiano e che proprio non devi menarcelo, purtroppo la zona, soprattutto in serata tarda, non è tra le più rassicuranti. La possibilità di parcheggio, seppur a pagamento, nelle vicinanze è praticamente illimitata e i collegamenti con i bus sono assicurati fino a notte abbastanza inoltrata.
INTRATTENIMENTO: 8.5. Se sommiamo serate “Cervellone”, meno costose ma soprattutto meno inquietanti di quelle organizzate dai Liggia, eventi gastronomici a tema e una colonna sonora piacevole e talvolta ricercata, il voto non può essere inferiore a questo: bravi, Gianfuretti!
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 8.25. Il prezzo del cibo, date bontà e quantità, meriterebbe un 9; a intaccarlo quello dei cocktail, non esagerato, per carità, ma assolutamente nella norma.

MEDIA: 8.07

CONSIGLIATO: Assolutamente sì. Se state vagando al Porto Antico, sia dopo un giro in centro sia prima o dopo un film al cinema, la Vetreria è una tappa obbligatoria per ogni Zeneise col pedigree.

Bar – Pub: La Goletta.

LA GOLETTA
Via Magazzini del Cotone 3, tel. 010 2518279
lunedì – domenica 7.00 – 1.00

QUALITÀ: 8.5. Nei casi isolati in cui il cliente riesca a ricevere ciò che ha ordinato, o qualcosa che gli somigli, prima di perdere la verginità o, in età già matura, tutti i denti e i capelli (per dirla alla Zeneise, “prima che il belino faccia l’unghia”), rimarrebbe difficilmente deluso: i cocktail sono gustosi e alcolici ma non troppo, gli analcolici hanno un sapore di frutta fresca molto piacevole, il cibo è degnissimo, una spanna sopra la media.
QUANTITÀ – VARIETÀ: 8.5. Il menù è ricco di proposte sia alcoliche sia più alcoliche; anche il reparto “Anche tu puoi imbottirti con i panini imbottiti!” si difende. Inoltre, miracolo!, la lista presenta anche una sezione dedicata agli astemiotti, con tè e tisane, e ai salutisti, con gelati, crepes e cioccolate. La Goletta è anche uno dei pochissimi pub a Zena in cui si serva la Bryton, cioè la bevanda che reclama il titolo di birra luppolata più antica, sebbene la proffia di Storia medievale dell’UNIGE abbia fortemente messo in dubbio tale affermazione, ribadendo però che i Liguri sono stati sicuramente tra i primi a farne uso (ma brava! Ora è colpa nostra se siete tutti alcolizzati!). Belin, prima abbiamo inventato le banche (vedi il Banco di San Giorgio, alla faccia dei Senesi!), poi la birra luppolata per trovare il coraggio di rapinarle! Seriamente, i cocktail sono nella norma, senza infamia né lode, gli analcolici sono standard, il cibo è piuttosto abbondante.
AMBIENTE: 5. All’interno, il pub è grazioso, in stile marinaresco, con timoni e oblò appesi alle pareti; i tavoli di legno e le panche, enormi e comodi, sono organizzati, come la parte esterna, sfruttabile d’estate, comprendente veranda e divanetti vista yacht. Peccato che a intaccare questo quadretto di alcolismo matto e disperatissimo concorrano fattori da romanzo di Stephen King: la toilette sembra una latrina di un campo nomadi, sporca che più sporca non si può, un percorso di guerra che si snoda tra pozze di piscio e di vomito. Chiamate Mistero! I tavolini di plasticaccia posti all’interno della galleria sono squalliderrimi, assediati da barboni erranti che cercano riparo nella notte ridente del Porto Antico. E gli avventori? Inglesi che fanno della ciucca un passatempo quotidiano, ma anche Italiani che, non riuscendo a sostenere il ritmo dei nordici, corrono a imbiancare le pareti del cesso; ad aggravare il tutto, il fatto che i clienti (soprattutto quelli inglesi) siano addobbati in modo improbabile per quanto riguarda il sesso maschile, abbagasciaterrimo per quello femminile (che, diciamolo, generalmente non potrebbe nemmeno permetterselo), dando vita a scene di “corteggiamento” esplicite, poco erotiche e sgradevoli (immaginate una puntata di Wild – Oltrenatura sull’accoppiamento tra manguste e ippopotami).
SERVIZIO: 0. Cominciamo con lo scrivere che, ogni volta che abbiamo ordinato qualcosa di più elaborato di un bicchiere d’acqua, siamo rimasti delusi: una volta perché la cameriera non parlava Italiano (i tre quarti dei nomi delle birre e dei cocktail sono inglesi… ???), una volta perché il cameriere ha ceffato l’ordinazione, una volta perché era tanto ubriaco da non rendersi nemmeno conto di essere un cameriere della Goletta (di due birre, un cocktail e un Caffè Zero, abbiamo visto solo il Caffè Zero, perché ci siamo alzati e ci siamo serviti, in preda alla disperazione!). Generalmente, comunque, anche quando l’ordinazione entra in porto, il tempo di attesa è snervante, anche con il locale vuoto. Storia vera: sabato sera entriamo, ci fermiamo al centro del locale e aspettiamo pazientemente che qualcuno ci rivolga la parola, anche solo per pietà. Nessuna reazione. Dopo cinque/dieci minuti di attesa, cominciamo a cazzeggiare, ma solo per essere notati: di nuovo, nessuna reazione. In preda allo sconforto, il mio ragazzo, piantato in mezzo al locale, grida “MI SCAPPA LA CACCA!“: ebbene, anche così nessuna reazione. Ora, le ipotesi: o il personale è stato tanto educato da ignorarlo per evitargli l’imbarazzo, o soffre di un difetto genetico per cui le orecchie non sono collegate al cervello, o ha dovuto superare un test di stupidità per essere assunto (vedi Pizza Sbrano).
COLLOCAZIONE: 6.5. Odiamo il Porto Antico con tutte le nostre forze: è inutile, squallido e brutto, un parto della mente malata di Renzo Piano, estraneo totalmente al contesto del centro storico. Il locale ringrazi Dio per la vista yacht e per la vicinanza del cinema.
INTRATTENIMENTO: 4. Questo locale presenta tre problemi irrisolvibili: i barboni in inverno, la musica tanto alta da impedire qualsiasi conversazione in estate, i buzzurri che lo affollano tutto l’anno.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 7. Come scritto per la quantità, senza infamia né lode: i prezzi sono generalmente adeguati e nella media.

MEDIA: 5.64

CONSIGLIATO: Nì. Solo se, in preda alla fretta e all’ansia per la coda, arrivate allo Space in anticipo di mezz’ora.

Pizzeria: Rossopomodoro @ Fiumara.

Rossopomodoro
Via P. Mantovani 62, tel. 010 460757
lunedì – venerdì 12.00 – 15.00, 18.00 – 0.00
sabato 12.00 – 15.00, 17.00 – 1.00
domenica 12.00 – 15.00, 18.00 – 0.00

Pur non considerandoci “puristi” in fatto di cucina (vogliamo parlare del Genoa Pesto World Championship del 2012, vinto da un cosentino residente in Germania dal 1976?), dobbiamo ammettere che la pizza, rigorosamente napoletana, del Rossopomodoro è, a parer nostro, la migliore di Zena; potremmo quasi definirla l’ottava meraviglia del mondo, dopo Floriana del Grande Fratello 3, i piedi di Lele Mora, la crestina di El Shaarawy e, restando in tema, Svöööna, i calzettoni di spugna durante il sesso, Kristen Stewart e il pudore (e che pudore, signori!) dei capezzoli di Channing Tatum. Insomma, una pizza che è una pizza e non una presa pö cù, con ingredienti genuini e saporiti, accostamenti estrosi e arditi come le acconciature di Tabacci (Bruno, la banana è passata di moda per molti, non per tutti, dopo Bobby Solo!) e una crosticina delirante. La sfoglia della pizza è spessa e il condimento è solitamente più che abbondante, ma se si ordina una Margherita semplice semplice, si rischia di alzarsi dal tavolo ancora con la fame addosso. Bene, visto che volevamo scrivere qualcosa di divertente, ma non riuscivamo a trovare nulla che ci mettesse d’accordo, concludiamo così: cacca.

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