Extreme Excursionism – Stagione 2: In Giro Ai Forti Ci Cagano I Soldati.

In un martedì soleggiato e caldo, l’aria era satura di sete di sfida (tanto, alla sfiga erano già riservati gli altri giorni della settimana!). In jeans e All Stars nonostante i 40 °C e i 40 ladroni, nonostante il percorso accidentato e nonostante il fatto che, su quelle montagne maledette, avessimo già perso Sylvester,

ci incamminiamo sulla via del Samurai che collega notoriamente Trensasco al Righi, partendo ovviamente dalla #VBDM perché siamo dei pezzunti.

Il percorso parte dal bar – trattoria La Baita Del Diamante e prosegue, in falsopiano (e quando diciamo falso, diciamo falso!), fino al Castellaccio, attraversando spazi aperti molto ampi e zone boscose che alternano sole e ombra, rendendo questa escursione adatta quasi a ogni stagione (ci raccomandiamo, evitate la notte che sennò vi assacchettate nei rovi e non vogliamo avervi sulla coscienza!). La difficoltà del tragitto è molto bassa (dato che nessuno vi costringe a scoppiarvelo tutto avanti e indietro!) ed è rappresentata esclusivamente dai sassetti fetenti che s’infileranno nelle sneakers, rendendo l’esperienza più spirituale. Riguardo l’abbigliamento, noi consigliamo esclusivamente qualcosa di comodo, anche se c’è chi (e l’abbiamo vista con questi occhi di cane!)

ha deciso di affrontare la morte sui tacchi, come una cogliona vera.

Alcuni di voi, di fronte a questa descrizione, storceranno il naso, esclamando bovinamente: “Escursione? Natura?? Fatica??? Silenzio???? Nanna pisolino!!!!!”; noi, questi, li cataloghiamo come senza speranza. Tutti gli altri, quelli normali, potrebbero essere tentati non solo dai panorami, che spaziano da quelli brutti (vedi San Gottardo) a quelli medi (vedi Torrazza) a quelli stupendi (vedi il mare!), ma anche dalle attrattive naturalistiche e storiche, numerosissime, che s’incontrano lungo la strada, come la flora, la fauna e la serenella, ma anche le neviere e i forti, raggiungibili (abbastanza) comodamente proprio dal sentiero.

Purtroppo non c’è rosa senza spine (ma solitamente non c’è nemmeno rosa senza tigrato, che forse è ancora più inquietante): per quanto i sentieri siano puliti e segnalati con precisione, lo stato dei forti, delle neviere e delle aree “attrezzate” è sempre lo stesso, con muri pericolanti o crollati, sterpaglie che minacciano di inghiottire anche i turisti e mancanza assoluta di segnaletica e di mezzi (tranne il trenino di Casella) che colleghino questo patrimonio col resto del mondo. Di questo, però, ne abbiamo già parlato più approfonditamente altrove, proponendo un’iniziativa sostenuta anche da Era Superba ma, come sempre (che vi costerà, poi?!) inascoltata.

Ciancio alle bande, ragazzate quel consegno e godetevi la PHOTOGALLERY, detta anche galleria di foto, delle meraviglie che potreste incontrare se spegneste il cellulare (non il pc, che dovete leggerci!) e accendeste gli occhi.

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CONSIGLIATO: Assolutamente sì.

Partenza Destinazione Tempi Di Percorrenza
Trensasco Righi 1 h. 15 min.
Righi Trensasco 1 h. 15 min.
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Aggiornamento: Vapensiero.

Immaginate la scena: noi che entriamo fieri al Vapensiero convinti di poter sbulaccare al ristorante, poi controlliamo il peso specifico del portafoglio e ci accorgiamo che staziona sotto la soglia dei 50 €. In due. Porc… Che fare? Darsi alla pizza, se c’è. Sennò alla puzza, per confondere gli avversari.

Fortunatamente, il Vapensiero propone una gamma (ristretta) di pizze, farinate e focacce che si adattano un po’ meglio alle nostre possibilità economiche. Se farinate e focacce non rappresentano nulla di originale (anche se la farinata bianca non si trova dappertutto, nemmeno a Savona), le pizze sono come gli accostamenti di Enzo Miccio: di gusto ed effetto.

Lasciate a lievitare dai tempi di Carlo Cuiga e cotte al forno in tegami di ferro aspersi generosamente di farina di mais, queste pizze, sottili ma croccanti, condite con un’abbondanza che manco li cani, con la crescenza che sostituisce il Galbanino, sono le mejo di tout le monde. Unico neo la presenza di soli quattro accostamenti (e il costo, un po’ sopra la media anche se giustificato: sono troppo buone, belin!).

Ammettiamo di doverci ricredere anche su ambiente e personale (praticamente su metà recensione!): il locale, infatti, non solo mette a disposizione dei clienti, nella stagione estiva, un “giardinetto” interno e una veranda con vista su piazza Marsala, molto scenografici, ma anche un servizio e un personale sempre attenti alle esigenze di ognuno, anche quelle più insolite e morbose (mmmh… Pancetta fritta nella cioccolata!).

Categoria Voto Aggiornamento
Qualità 9.5 10
Ambiente 9.25 10
Servizio 9.5 10 e lode
Media 9.13 9.5

E Bellesse De Zena: istruzioni per l’abuso di esperienze stupefacenti.

Dopo essere usciti quasi incolumi da confronti accesi con alcuni nostri lettori (che esistete, lo sappiamo!), abbiamo compreso una verità di quelle sensazionali: ALCUNI DI VOI NON SANNO LEGGERE IL NOSTRO BLOG!

Anche noi, come il Divino (Colui Che Non Deve Essere Nominato Perché Porta Iella), abbiamo deciso di stilare una serie di linee guida per l’uso dello strumento.

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Aggiornamento: Pirate’s Cove.

QUALITÀ: 7.5 > 9.5. Recentemente, prima che il locale entrasse in modalità off estiva (dal 3 al 28 agosto), abbiamo avuto modo di approfondire la nostra relazione etilica con il pub e abbiamo scoperto, ahinoi, prima e unica volta nella storia del kung fu, di aver scritto una recensione… SBAGLIATA!

Innanzitutto, dobbiamo ricrederci sul voto dato alla qualità: dopo aver esplorato il menù in lungo e in largo, con buona pace sia del nostro stomaco sia del nostro fegato, siamo giunti alla conclusione che tanto il cibo quanto le bevande sono preparati con una cura estrema e un po’ maniacale (meglio per noi!), con ingredienti selezionati rigorosamente e con passione enorme. Diccciamolo: apprezziamo fortemente che il barista, pur correndo il rischio di non incontrare i gusti dei clienti, prepari i cocktail senza ricorrere a compromessi, alterazioni o annacquamenti. L’unico motivo per cui il locale non raggiunge il voto massimo è che dobbiamo tener conto che in altri posti, comunque, si mangia meglio.
QUANTITÀ – VARIETÀ: 8.25 > 9. Non modifichiamo la nostra opinione su alcolici e analcolici (i bicchieri sono sempre gli stessi, quelli del servizio Luigi XIV), ma dobbiamo decantare le lodi della quantità del cibo, che in quanto a dimensioni non ha nulla da temere dalla concorrenza,

e quelle della varietà: il menù, oltre a essere ingrassato (come noi), ha anche fagocitato numerose sezioni e proposte certamente non reperibili nella maggior parte degli altri locali di Zena.
INTRATTENIMENTO: 8 > 8.5. Perché è uno dei pochi, pochissimi locali (insieme al Caledonian) a organizzare eventi e feste in occasioni particolari, con una riuscita orrendamente ottima.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 7.5. > 10. Per il locale che è, per com’è, per dov’è, per la qualità e la quantità che offre e per le attenzioni che riserva ai clienti, i prezzi sono miseri. E Miseri non deve morire!

MEDIA: 8.32 > 9.14

La Repubblica (de Zena) colpisce ancora: abbiamo ancora qualche merluzzo al nostro arco!

Tanto tempo fa in una Zena lontana, lontana…
Sono tempi duri per i due autori. Nonostante la Tesi Nera non sia ancora stata stampata, gli agenti del Bene (ristoratori, baristi, gelatai, registi di spessore artistico pari a quello di una foglia) hanno stanato gli autori ribelli dalle loro basi nascoste (essenzialmente la #VBDM) e li hanno perseguitati attraverso la Liguria.
Dopo essere sopravvissuti ai nostri attacchi continui, ma soprattutto legittimi, ma soprattutto soprattutto, un gruppo di delinquenti della libertà guidato da Egizio Sciaccabratta (e se non capite che è il contrario di Skywalker, meritate BeeGees al governo, o peggio Napolitano al Quirinale!) ha stabilito una base segreta sul lontano mare fecale del pianeta Sturla.
I malvagi autori, ossessionati dall’idea che il giovane Sciaccabratta potesse rimanere impunito, hanno inviato migliaia d’insulti fino ai più lontani confini della Repubblica…

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