Sagra: Sagra Dei Frisceu @ Monte Moro (2012).

SAGRA DEI FRISCEU
Via A. Lanfranco, tel. 370 3110011
domenica 17/06/2012 12.00 – 20.00

QUALITÀ: 7. Per dare un voto alla qualità del cibo della sagra, abbiamo dovuto sfruttare tutta la nostra vedenza da ispettori. Se dovessimo giudicare solo i frisceu, da cui la sagra prende nome, non potremmo lamentarci: quelli “classici” erano più che discreti, anche se salati come l’acqua marina nei pressi della Foce, quelli dolci erano straordinari, ricoperti da uno sciroppo al cioccolato scuro come l’anima del Faust. Riguardo ai panini (nota dolente della giornata), nel Libbro è scritto: essi sono la manifestazione dell’opera demoniaca perché, in verità vi diciamo, il Maligno si aggira tra noi sotto forma di sottiletta, e il suo marchio è LIDL! Tornando a dimensioni più materiali: prosciutto cotto e salame avevano lo stesso gusto di compensato, la sottiletta aveva l’unica funzione di attaccarsi al palato come una patella, la lattuga era così croccante… La sagra offre anche patatine, panissette e anelli di cipolla, il tutto ovviamente fritto, come piace a noi.
QUANTITÀ: 5. Se Calogero ha una panza tanta e una porzione di frisceu contiene 4/5 pezzi, quante porzioni di frisceu Calogero dovrà sbafarsi prima di riempire la sua panza tanta? A quanto ammonterà il puffo che Calogero dovrà farsi con gli strozzini per sbafarsi tutti quei cuculli? Seriamente, sembra un mistero degno di Mistero il fatto che oggi ci siamo dovuti arrangiare con panozzi grossi come siluri, perché se avessimo dovuto fare affidamento sui sacchettini di frisceu, simili a mangime per piccioni, sarebbero state uccelli per diabetici!
AMBIENTE: 10 e lode. Un panorama così non s’era mai visto: un’oasi naturalistica di pace a metà strada tra il capo di Portofino e Zena, che dà le spalle ai monti e guarda al mare. Una meraviglia.
SERVIZIO: 7. Gente abbastanza desbelinata, chiacchierina e simpatica. Unica nota negativa: la coda per i frisceu salati faceva un po’ cadere le balle. E se fossero cadute dal monte Moro, saremmo ancora lì a cercarle.
RAGGIUNGIBILITÀ: 3.5. Per chi decide di usare l’automobile, la strada è piuttosto stretta e tortuosa, con un guard rail marcissimo e sottilissimo a separare voi e il burrone; sinceramente sconsigliata a chi è in possesso della patente da meno di un anno o è rincoglionito dalla nascita. Data la dimensione della zona, le possibilità di parcheggio sono ottime. Chi, invece, è costretto a usare i mezzi pubblici, tempri il fisico, alleni i piedi e rinfranchi lo spirito, e soprattutto si prepari con tanto di turbante e una quarantina di bottiglie d’acqua: dal capolinea del bus presso il cimitero di Apparizione alla sagra ci sarà, ad essere ottimisti, un’ora di cammino. In salita. Sotto il sole. Fra le rocce. Sull’asfalto. Senza alberi. Nemmeno un bar. O una fontanella. Solo cimitero. E scheletri. E avvoltoi. Auguri!
INTRATTENIMENTO: 9. Complimenti a chi ha organizzato, perché ha trovato l’equilibrio tra tranquillità e vivacità. Le iniziative proposte erano parecchie, sia per piccoli sia per grandi: la gara di grette, la dimostrazione di tei – un – gundun, la possibilità di godersi il panorama meraviglioso  e quella di fare passeggiate rilassanti. Inoltre, segnaliamo la presenza di un menestrello di centocinque anni circa che ha suonato, oltre alle canzone tedesche (come tutti sanno deprimentissime per contratto), anche quelle genovesi, molto divertenti. In conclusione, un’atmosfera festosa, allegra e rilassata.
INFORMAZIONI: 10 e lode. Per la prima volta, un volantino che conteneva informazioni perfettamente aderenti alla realtà che si è presentata ai nostri occhi. Complimenti alla pubblicizzazione su media specializzati in sagre e sui social network.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 6. 3 € per un panino farcito con ingredienti di quel covo di esperimenti nucleari che è il LIDL è un prezzo onesto ma non troppo; 2 € per un sacchettino di frisceu, anche molto gustosi, è un prezzo esagerato, se nel sacchetto c’è più aria che cuculli. Punto a favore il costo delle bibite, straordinariamente contenuto.

MEDIA: 7.31

CONSIGLIATO: Assolutamente sì. Un’occasione per divertirsi all’aria aperta, in modo sano, in uno degli scorci più incantevoli di Zena.

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Bar – Pub: La Goletta.

LA GOLETTA
Via Magazzini del Cotone 3, tel. 010 2518279
lunedì – domenica 7.00 – 1.00

QUALITÀ: 8.5. Nei casi isolati in cui il cliente riesca a ricevere ciò che ha ordinato, o qualcosa che gli somigli, prima di perdere la verginità o, in età già matura, tutti i denti e i capelli (per dirla alla Zeneise, “prima che il belino faccia l’unghia”), rimarrebbe difficilmente deluso: i cocktail sono gustosi e alcolici ma non troppo, gli analcolici hanno un sapore di frutta fresca molto piacevole, il cibo è degnissimo, una spanna sopra la media.
QUANTITÀ – VARIETÀ: 8.5. Il menù è ricco di proposte sia alcoliche sia più alcoliche; anche il reparto “Anche tu puoi imbottirti con i panini imbottiti!” si difende. Inoltre, miracolo!, la lista presenta anche una sezione dedicata agli astemiotti, con tè e tisane, e ai salutisti, con gelati, crepes e cioccolate. La Goletta è anche uno dei pochissimi pub a Zena in cui si serva la Bryton, cioè la bevanda che reclama il titolo di birra luppolata più antica, sebbene la proffia di Storia medievale dell’UNIGE abbia fortemente messo in dubbio tale affermazione, ribadendo però che i Liguri sono stati sicuramente tra i primi a farne uso (ma brava! Ora è colpa nostra se siete tutti alcolizzati!). Belin, prima abbiamo inventato le banche (vedi il Banco di San Giorgio, alla faccia dei Senesi!), poi la birra luppolata per trovare il coraggio di rapinarle! Seriamente, i cocktail sono nella norma, senza infamia né lode, gli analcolici sono standard, il cibo è piuttosto abbondante.
AMBIENTE: 5. All’interno, il pub è grazioso, in stile marinaresco, con timoni e oblò appesi alle pareti; i tavoli di legno e le panche, enormi e comodi, sono organizzati, come la parte esterna, sfruttabile d’estate, comprendente veranda e divanetti vista yacht. Peccato che a intaccare questo quadretto di alcolismo matto e disperatissimo concorrano fattori da romanzo di Stephen King: la toilette sembra una latrina di un campo nomadi, sporca che più sporca non si può, un percorso di guerra che si snoda tra pozze di piscio e di vomito. Chiamate Mistero! I tavolini di plasticaccia posti all’interno della galleria sono squalliderrimi, assediati da barboni erranti che cercano riparo nella notte ridente del Porto Antico. E gli avventori? Inglesi che fanno della ciucca un passatempo quotidiano, ma anche Italiani che, non riuscendo a sostenere il ritmo dei nordici, corrono a imbiancare le pareti del cesso; ad aggravare il tutto, il fatto che i clienti (soprattutto quelli inglesi) siano addobbati in modo improbabile per quanto riguarda il sesso maschile, abbagasciaterrimo per quello femminile (che, diciamolo, generalmente non potrebbe nemmeno permetterselo), dando vita a scene di “corteggiamento” esplicite, poco erotiche e sgradevoli (immaginate una puntata di Wild – Oltrenatura sull’accoppiamento tra manguste e ippopotami).
SERVIZIO: 0. Cominciamo con lo scrivere che, ogni volta che abbiamo ordinato qualcosa di più elaborato di un bicchiere d’acqua, siamo rimasti delusi: una volta perché la cameriera non parlava Italiano (i tre quarti dei nomi delle birre e dei cocktail sono inglesi… ???), una volta perché il cameriere ha ceffato l’ordinazione, una volta perché era tanto ubriaco da non rendersi nemmeno conto di essere un cameriere della Goletta (di due birre, un cocktail e un Caffè Zero, abbiamo visto solo il Caffè Zero, perché ci siamo alzati e ci siamo serviti, in preda alla disperazione!). Generalmente, comunque, anche quando l’ordinazione entra in porto, il tempo di attesa è snervante, anche con il locale vuoto. Storia vera: sabato sera entriamo, ci fermiamo al centro del locale e aspettiamo pazientemente che qualcuno ci rivolga la parola, anche solo per pietà. Nessuna reazione. Dopo cinque/dieci minuti di attesa, cominciamo a cazzeggiare, ma solo per essere notati: di nuovo, nessuna reazione. In preda allo sconforto, il mio ragazzo, piantato in mezzo al locale, grida “MI SCAPPA LA CACCA!“: ebbene, anche così nessuna reazione. Ora, le ipotesi: o il personale è stato tanto educato da ignorarlo per evitargli l’imbarazzo, o soffre di un difetto genetico per cui le orecchie non sono collegate al cervello, o ha dovuto superare un test di stupidità per essere assunto (vedi Pizza Sbrano).
COLLOCAZIONE: 6.5. Odiamo il Porto Antico con tutte le nostre forze: è inutile, squallido e brutto, un parto della mente malata di Renzo Piano, estraneo totalmente al contesto del centro storico. Il locale ringrazi Dio per la vista yacht e per la vicinanza del cinema.
INTRATTENIMENTO: 4. Questo locale presenta tre problemi irrisolvibili: i barboni in inverno, la musica tanto alta da impedire qualsiasi conversazione in estate, i buzzurri che lo affollano tutto l’anno.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 7. Come scritto per la quantità, senza infamia né lode: i prezzi sono generalmente adeguati e nella media.

MEDIA: 5.64

CONSIGLIATO: Nì. Solo se, in preda alla fretta e all’ansia per la coda, arrivate allo Space in anticipo di mezz’ora.

Cinema: Tomb Raider – Lara Croft.

Tomb Raider – Lara Croft
Regia: S. West
Genere: fantascienza
Anno: 2001

TRAMA: L’archeologa Lara Croft, nobile e avventurosa, vagabonda per il mondo cercando una reliquia che consente di controllare il flusso del tempo, se usata secondo una congiunzione astrale precisa. Sulle sue tracce anche gli Illuminati, una setta criminale ansiosa di sfruttare “il potere di Dio” per far inginocchiare il mondo ai propri piedi.

LUCI: Per il pubblico maschile, i tettoni di Angelina Jolie (per noi alquanto gonfiati con Photoshock, ma siamo disposti a ricrederci; chiediamo l’arbitraggio di Mistero!), per quello femminile, il Daniel Craig degli addominali. I personaggi degli assistenti, che compensano l’espressività latitante dei protagonisti, qui purtroppo legnosissimi (ricordiamo Changeling e Flashbacks Of A Fool). La colonna sonora, di tutto rispetto, es. U2, NIN e Moby. Ammettiamolo: è un film coinvolgente, casualmente, suo malgrado.

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