Ristorante: Il Pampino.

IL PAMPINO
Via E. Ruspoli 33r, tel. 010 588402
lunedì – sabato a cena

Il punto di forza del locale sta, indubbiamente, nei primi: che siano pansoti, pappardelle, margherite o qualsiasi pasta fatta in casa, sono paradisiaci, quasi quanto gli intingoli che li condiscono con amore e tenerezza; dopo che avrete assaggiato questi piatti, vi verrà voglia di acquistare su eBay una gigantografia di Otto von Bismarck, studiare attentamente la sua immagine, farvi crescere i favoriti finché questi non convergano vittoriosamente sotto le vostre narici e porre in atto il consiglio contenuto nel motto “Da leccarsi i baffi” (tanto love per il mio ragazzo che elabora concetti così malati)! I secondi, invece, vi faranno venire voglia di tagliarveli (i favoriti!), perché potrebbero ungersi di brutto: buoni, per carità, ma non eccezionali, tanto che converrebbe saltare a pie’ pari antipasto e secondo per concentrarsi solo sul primo e sul dessert. I dolci sono fantasmagorici: la qualità e il gusto sono frutto di un lavoro artigianale evidente e straordinerio. E per i dolci del Pampino, chi chiamerai? I Ghostbusters! I primi sono mostruosi, a prova di Hulk tenuto a stecchetto per mesi; sarà anche il potere della pasta fresca, ma riempiono la bagascia quasi quanto Leopardi e Kant triturano le balle (quando la follia viene scambiata per genio!). I secondi sono degnissimi, soprattutto i taglieri di salumi o i piatti di formaggi; la carne, invece, è scarsina, anche se “avvenente” (fai rifletti, fettina!). I dolci rispettano lo standard pantagruelico dei primi.

Peccato, perché il locale è graziosissimo esteticamente: curato nei dettagli, affrescato, con quell’aria da ristorante/enoteca/cantina rustica ma piacevole, alla David Rocco. I tavoli hanno il piano in ardesia, omaggio alla terra ligure (il mio uomo afferma che “L’ardesia ci piace un frego!”, e stavolta, visto che non si tratta di tette, concordo con lui). L’atmosfera che si sniffa è familiare, intima ma non rozza. Per gusto personale, segnaliamo anche l’insegna, una tavola di legno con una scritta (che potrebbe essere stata coniata da DJ Benny Ratzi…), semplice ma efficace. Però, c’è una serie di però infinita: la toilette è unisex, unica e microscopica (ben poco sex, quindi), a misura di bambino (o pampìno.. Abbiate pietà!) e soprattutto in condizioni igieniche non proprio felici; del resto, dato che il locale offre un solo bagno per una cinquantina di avventori, ci stupiamo che il suo interno non assomigli all’Olandese Volante, con tanto di clienti non paganti intrappolati dai coralli che ormai dovrebbero rivestire i muri. I tavoli, troppi per sale così piccole, sono praticamente contigui (se alzi il gomito, stacchi un dente al vicino!), collocati in posti dove collocare un tavolo confuta l’evoluzionismo: per tornare a sedere, bisogna smuovere chiunque, anche il cuoco. Senza contare che stipare più gente di quanta il locale possa contenerne non è un’ideona nemmeno dal punto di vista “climatico”, perché la temperatura interna del Pampino si aggira sempre intorno ai 50° C: belin, ma noi siamo capi delicati! Inoltre, è fondamentale scrivere che alcuni tavoli sono posizionati a ridosso di scaffali pieni di bottiglie di vino, pesantine: se qualcuno perde il controllo del proprio corpo, in preda a un delirio mistico, o se sposta troppo la sedia, saremo anche melodrammatici, ma si rischia la tragedia, non solo economica (la bottigliata in testa non è ancora una disciplina olimpica, ma solo perché Bolt è più veloce della bottiglia!). Ci limitiamo a scrivere che il Pampino è stato l’unico locale a toglierci la voglia di ordinare: due ore e mezza per un primo e un secondo, nonostante le nostre mascelle super – allenate. E non parliamo di un ristorante immenso o di un sabato sera: le due sale erano mezze vuote ed era giovedì. Non incolpiamo i camerieri, beneducati e gentili, ma chi ha avuto la savonesata di riempire due sale minuscole con tavoli enormi, impedendo al personale di poter assumere un aiuto, perché un altro non riuscirebbe nemmeno a fare due passi; due sono pochi, tre sono troppi. Vi basti pensare che i camerieri non riescono a raggiungere fisicamente i clienti e devono servirsi dell’aiuto dei commensali vicini, dando così vita a un passamano parecchio sgradevole.

Parlando del Pampino, l’unico aggettivo che ci sovviene è “caro”, ma non caro come la mamma, piuttosto caro come il biglietto del bus a Zena, come la benzina, come la tariffa di una bagascia. I primi hanno un prezzo alto ma giustificato dalla loro qualità immensa; il resto è una via lastricata per l’inferno, troppo costoso perfino per una qualità così alta e una quantità così abbondante. È troppo caro, punto.

CATEGORIA VOTO
Qualità 9
Quantità 8.5
Ambiente 4.5
Servizio 3
Collocazione 7.5
Rapporto qualità – prezzo 6
MEDIA  6.42 > 5.67

CONSIGLIATO: Nì. Il locale rappresenterebbe una meta obbligata solo per affondare i propri denti nei primi; peccato che non solo non faccia i caffè (???), ma che inoltre rifiuti il pagamento con qualsiasi tipo di carta di credito, fatto profondamente fastidioso nonché, sempre che le nostre conoscenze giuridiche non c’ingannino, illegale.

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Self Service: Pingusto Sushi & Wok.

Pingusto Sushi & Wok
C.so Torino 28, tel. 010 8609763
lunedì – domenica a pranzo e a cena

Il menù è tanto vario che descriverne la qualità, pietanza per pietanza, sarebbe come tentare di asciugare l’oceano con la cartasciuga (cit. Govi). Possiamo tentare un discorso generico, per quanto le nostre esperienze pingustiane ci permettano: il sushi, sebbene non ne andiamo pazzi, è fresco e gustoso (per quanto ne sappiamo, i necrologi non riportano notizie riguardanti persone morte dopo averlo assaggiato); i cibi cotti al momento, cioè ravioli al vapore, carne, pesce e verdure alla griglia, sono croccanti e saporiti, punto forte del locale (confessiamo: mangeremmo ravioli per mesi e mesi!); il buffet oscilla tra pietanze indubbiamente appetitose e resti del pasto precedente (siamo fiduciosi), scialbi e gommosi, in sostanza immangiabili; il fritto è indigeribile e, alla vigilia di Natale, torna a visitarti almeno tre volte, prima di mostrarti la tua tomba. Il tutto è bilanciato dalla qualità egregia del sake, di cui noi, non ce ne vergogniamo, abusiamo in modo imbarazzante, lasciando attoniti i camerieri e assicurandoci figure da politicanti. Il voto non include le birre giappe offerte dal locale: belin, sarebbe come assaggiare il pesto cucinato dai Bolognesi! La formula “Mangi cosa vuoi, quanto vuoi” si commenta da sola.

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Osteria: Antica Osteria Del Coccio.

Antica Osteria Del Coccio
Piazza Cadevilla 9r, tel. 010 397990
lunedì – sabato 12.00 – 15.00, 19.00 – 0.00

Pettinando il menù, non incapperete in nulla che sia inferiore all’eccellenza, pura e semplice. Gli antipasti (siamo sostenitori delle focaccette di Crevari allo stracchino e del lardo) sono davvero appetitosi; i primi soddisfano gli occhi, il palato e la panza (la buzza da birra, per intenderci, quella che non vi molla mai, l’unica amica sincera nella vostra esistenza!). I secondi, esclusivamente (tranne che nelle serate gastronomiche a tema) di carne, sono i migliori di Zena senza dubbio alcuno: se non riuscite ad apprezzarli, vi resta solo una cosa da fare, cioè mangiarvi una bella merda, magari una del cane di Bastianich! I dolci rispettano pienamente lo standard di eccellenza che il cliente si aspetterebbe dopo un pasto simile. Attenzione: la birra artigianale della Lurisia è imperdibile! Gli antipasti sono abbondantissimi, tanto da indurre, talvolta, a non ordinare un primo; forse sarebbe meglio, anche perché, a parità di prezzo e di condizioni, i primi sono un po’ diludenti. Discorso a parte riguardo ai secondi: l’esperienza personale ci induce a consigliarvi di lanciarvi all’attacco di un piattone di carne squisita e abbondante. Belin, dimenticavamo: clienti, temporeggiate nell’ordinare, così potrete sgranocchiare un paniere di fûgassa calda.

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Ristorante: Bakari.

Bakari
Vico del Fieno 18r, tel. 010 2476170
lunedì – venerdì a pranzo e a cena
sabato a cena

Si mangia bene, se non benissimo: i piatti sono sfide insolite al palato, gli ingredienti sono inaspettati e forse non gustabili altrove, es. la carne di struzzo (aspettiamo con trepidazione la carne di stronzo!). Ogni boccone è un orgasmo sincero (no, donne, nessuna dovrà fingere!). Cosa volete di più dalla vita? Un amaro Lucano? Ubriaconi! I primi sono abbondanti e ovviamente buonissimi; abbiate pazienza, v’imbatterete nell’aggettivo “buonissimo” ogni due parole della recensione, ma la ripetizione è giustificata ampiamente. I secondi oscillano tra una dimensione inferiore alla media e una abbastanza corposa. I dessert sono abbondanti e ovviamente buonissimi. Anzi, ripetiamo ancora: e ovviamente buonissimi. Seriamente, anche se i secondi “ci stanno diludendo”, i condimenti sono tali e tanti che non potrete alzarvi dal tavolo affamati.

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