Toccare il cielo con un dito: EBellesseDeZena App.

Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, deve fronteggiare un momento in cui tutte le frasi sembrano finire con un punto di domanda. Noi, che viviamo in una società a corto di enigmi esistenziali, ci siamo chiesti: un blog che vuole essere una guida per gustarsi Zena ha ancora senso quando è accessibile, comodamente, solo da casina propria?

La risposta, adeguata militarmente, è stata la creazione di un’app bellissima, utilissima e gratuitissima, con cui consultare il nostro sito, la nostra pagina Facebook, il nostro profilo Twitter, la mappa, contattarci e portarci sempre nel taschino, proprio come si fa con la scalogna.

Le istruzioni, poche e semplici: ci raccomandiamo, aguzzate le oege.

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Le cronache del monaco Abelando: festività, spirito natalizio, ubriachezza molesta e biscotti.

2 dicembre 2014 (-23): l’albero.

Dopo un bagno nel mare cristallino di Trento, tra sci d’acqua nei mercatini e snorkeling nei meleti (a Toss, frazione di Ton, vicino a Vigo di Ton, nei pressi del castello di Thun, nella val di Non…), torniamo a Zena con le pive nel sacco e inandiamo l’albero di Natale: abbiamo a disposizione poche luci e meno palline, ma molti festoni e tanta napoletanità. Il risultato? Un abete di Natale più atterronato di un prediciottesimo.

6 dicembre 2014 (- 19): Natalidea.

L’albero sembra ancora troppo miscio, nonostante le decorazioni in legno di cartone e i funghetti allucinogeni. Con piacere estremo e anche un po’ sadico, ci avventuriamo nel padiglione azzurro della Fiera: persone, affetta – verdure, persone, padelle, persone, salami, persone, cachemire, persone e numero tre (su centoventordici) stand dedicati al Natale. Inoltre, al piano superiore, ecco a voi l’Expo Model Show, al costo modico di 8 € a persona. Neanche Gandhi avrebbe scansato la bestemmia.

Dalle luci di Natalidea all’atmosfera fumè dei vicoli: incuranti del pericolo, ci gettiamo nel marasma delle bancarelle tra piazza Campetto e piazza Banchi, di proprietà di fattuomini (mezzi uomini, mezzi fatti) perfidi, poco loquaci ma abili con quelle loro manine da lavoratori di rame. Scopriamo con piacere, senza l’aiuto di droga alcuna, che l’illuminazione artificiale, non solo natalizia, si diffonde anche nei vicoli più inculeti, illuminando le piazzette e i caruggi e facendo ballare la samba alla salma di T. A. Edison.

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La nuova frontiera del personality quiz: Zena the Gathering.

Alle soglie della maturità, Nemo lo scemo fu attanagliato da una crisi di personalità terribile; si recò allora da Zenobio di Zena, il saggio, per risolvere i suoi problemi. Zenobio, dopo averlo ascoltato attentamente, dato che era già tornato dal mercato e la posta era ancora chiusa, decise di aiutarlo, mettendo in piedi una bancarella a offerta libera, minimo 5 € (scemo sì, abelinato no). “I tarocchi” egli disse “ti mostreranno la strada”. “Belin, ma quelle sono carte di Magic!” Nemo obiettò “O saggio Zenobio, ti sei bevuto il cervello?”.

“È meglio che prendi nota. Io sono cattivo, incazzato e stanco. Sono uno che mangia filo spinato, piscia napalm e riesce a mettere una palla in culo a una pulce a 200 metri, perciò fatti leggere le carte se non vuoi diventare come Clint Eastwood!” Zenobio concluse.

Ordunque, cliccate su questo link o sull’immagine sottostante per scoprire chi siete, dove vi collocate e che senso avete in questa Zena.

Genova è una sola e immortale.

5 – 11 aprile 1849. Successivamente all’annessione forzata della Repubblica Ligure al Regno di Sardegna, Genova è in preda ai tumulti: la popolazione non accetta Vittorio Emanuele II come proprio re, né la sottomissione al giogo piemontese. A sedare la rivolta, la testa coronata sabauda invia il generale Alfonso La Marmora, accompagnato dall’esercito reale e dal corpo dei Bersaglieri. Mentre La Marmora finge d’intavolare trattative con i rivoltosi, conquistando con l’inganno Palazzo del Principe, dal mare, senza nessun preavviso, il vascello inglese Vengeance comincia il bombardamento sulla popolazione inerme. Dopo 36 ore di attacco continuo, che non risparmia chiese né ospedali (vedi il caso del Pammatone), i rivoltosi genovesi sono costretti a cedere a un corpo di spedizione di 30.000 soldati sabaudi. I fatti che seguirono la presa, avvenuta l’11 aprile, sono ancora più tristi: la soldataglia si rende colpevole di omicidi ingiustificati, torture (vedi il caso di Alessandro De Stefanis) e razzie al grido di “I Genovesi son tutti Balilla”.

Questa non è stata né la prima né l’ultima delle disgrazie che hanno flagellato Genova: il bombardamento francese del 1684, che vide piovere sulla nostra città 16.000 granate, quello alleato del 1941, durante il quale un proiettile di 381 mm perforò due muri maestri della Cattedrale di San Lorenzo per adagiarsi, inesploso, sul pavimento. L’alluvione del 7 ottobre 1970, che causò 35 morti e 8 dispersi, quella del 4 novembre 2011, che ne causò altri sei.

A partire da ieri, l’ennesima pioggia di disgrazie si è abbattuta sulle nostre teste: dopo poche ore dall’esondazione del Bisagno e del Fereggiano, una vittima e danni incalcolabili.

Sebbene oggi lo sconforto e il dolore siano i nostri unici compagni, dobbiamo ricordare una cosa: che appunto “questa non è stata né la prima né l’ultima delle disgrazie che hanno flagellato Genova”. MA. Come ogni volta, abbiamo spalato via il fango (e la merda) che ci ha ricoperti da soli, senza l’aiuto di nessuno. Sarà così anche questa volta, e tutte le altre volte, perché Genova non sì è mai piegata, ma non si è mai nemmeno spezzata: nonostante gli uomini, nonostante gli elementi, nonostante le malattie, Genova è sempre qui. Perché Genova è una sola e immortale.

Extreme Excursionism – Stagione 2: In Giro Ai Forti Ci Cagano I Soldati.

In un martedì soleggiato e caldo, l’aria era satura di sete di sfida (tanto, alla sfiga erano già riservati gli altri giorni della settimana!). In jeans e All Stars nonostante i 40 °C e i 40 ladroni, nonostante il percorso accidentato e nonostante il fatto che, su quelle montagne maledette, avessimo già perso Sylvester,

ci incamminiamo sulla via del Samurai che collega notoriamente Trensasco al Righi, partendo ovviamente dalla #VBDM perché siamo dei pezzunti.

Il percorso parte dal bar – trattoria La Baita Del Diamante e prosegue, in falsopiano (e quando diciamo falso, diciamo falso!), fino al Castellaccio, attraversando spazi aperti molto ampi e zone boscose che alternano sole e ombra, rendendo questa escursione adatta quasi a ogni stagione (ci raccomandiamo, evitate la notte che sennò vi assacchettate nei rovi e non vogliamo avervi sulla coscienza!). La difficoltà del tragitto è molto bassa (dato che nessuno vi costringe a scoppiarvelo tutto avanti e indietro!) ed è rappresentata esclusivamente dai sassetti fetenti che s’infileranno nelle sneakers, rendendo l’esperienza più spirituale. Riguardo l’abbigliamento, noi consigliamo esclusivamente qualcosa di comodo, anche se c’è chi (e l’abbiamo vista con questi occhi di cane!)

ha deciso di affrontare la morte sui tacchi, come una cogliona vera.

Alcuni di voi, di fronte a questa descrizione, storceranno il naso, esclamando bovinamente: “Escursione? Natura?? Fatica??? Silenzio???? Nanna pisolino!!!!!”; noi, questi, li cataloghiamo come senza speranza. Tutti gli altri, quelli normali, potrebbero essere tentati non solo dai panorami, che spaziano da quelli brutti (vedi San Gottardo) a quelli medi (vedi Torrazza) a quelli stupendi (vedi il mare!), ma anche dalle attrattive naturalistiche e storiche, numerosissime, che s’incontrano lungo la strada, come la flora, la fauna e la serenella, ma anche le neviere e i forti, raggiungibili (abbastanza) comodamente proprio dal sentiero.

Purtroppo non c’è rosa senza spine (ma solitamente non c’è nemmeno rosa senza tigrato, che forse è ancora più inquietante): per quanto i sentieri siano puliti e segnalati con precisione, lo stato dei forti, delle neviere e delle aree “attrezzate” è sempre lo stesso, con muri pericolanti o crollati, sterpaglie che minacciano di inghiottire anche i turisti e mancanza assoluta di segnaletica e di mezzi (tranne il trenino di Casella) che colleghino questo patrimonio col resto del mondo. Di questo, però, ne abbiamo già parlato più approfonditamente altrove, proponendo un’iniziativa sostenuta anche da Era Superba ma, come sempre (che vi costerà, poi?!) inascoltata.

Ciancio alle bande, ragazzate quel consegno e godetevi la PHOTOGALLERY, detta anche galleria di foto, delle meraviglie che potreste incontrare se spegneste il cellulare (non il pc, che dovete leggerci!) e accendeste gli occhi.

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CONSIGLIATO: Assolutamente sì.

Partenza Destinazione Tempi Di Percorrenza
Trensasco Righi 1 h. 15 min.
Righi Trensasco 1 h. 15 min.