Aggiornamento: Pirate’s Cove.

QUALITÀ: 7.5 > 9.5. Recentemente, prima che il locale entrasse in modalità off estiva (dal 3 al 28 agosto), abbiamo avuto modo di approfondire la nostra relazione etilica con il pub e abbiamo scoperto, ahinoi, prima e unica volta nella storia del kung fu, di aver scritto una recensione… SBAGLIATA!

Innanzitutto, dobbiamo ricrederci sul voto dato alla qualità: dopo aver esplorato il menù in lungo e in largo, con buona pace sia del nostro stomaco sia del nostro fegato, siamo giunti alla conclusione che tanto il cibo quanto le bevande sono preparati con una cura estrema e un po’ maniacale (meglio per noi!), con ingredienti selezionati rigorosamente e con passione enorme. Diccciamolo: apprezziamo fortemente che il barista, pur correndo il rischio di non incontrare i gusti dei clienti, prepari i cocktail senza ricorrere a compromessi, alterazioni o annacquamenti. L’unico motivo per cui il locale non raggiunge il voto massimo è che dobbiamo tener conto che in altri posti, comunque, si mangia meglio.
QUANTITÀ – VARIETÀ: 8.25 > 9. Non modifichiamo la nostra opinione su alcolici e analcolici (i bicchieri sono sempre gli stessi, quelli del servizio Luigi XIV), ma dobbiamo decantare le lodi della quantità del cibo, che in quanto a dimensioni non ha nulla da temere dalla concorrenza,

e quelle della varietà: il menù, oltre a essere ingrassato (come noi), ha anche fagocitato numerose sezioni e proposte certamente non reperibili nella maggior parte degli altri locali di Zena.
INTRATTENIMENTO: 8 > 8.5. Perché è uno dei pochi, pochissimi locali (insieme al Caledonian) a organizzare eventi e feste in occasioni particolari, con una riuscita orrendamente ottima.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 7.5. > 10. Per il locale che è, per com’è, per dov’è, per la qualità e la quantità che offre e per le attenzioni che riserva ai clienti, i prezzi sono miseri. E Miseri non deve morire!

MEDIA: 8.32 > 9.14

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Bar – Pub: Rock Café.

ROCK CAFÉ
Via Malta 15, tel. 010 565896

QUALITÀ: 5. Le nostre esperienze culinarie ci permettono d’insultare malamente il locale: il cibo è effettivamente grammo. Nell’accezione più genovese del termine. Purtroppo, possiamo dire altrettanto dei cocktail: sebbene durante le nostre scorribande alcoliche abbiamo ingurgitato intrugli peggiori, il ghiaccio nei bicchieri fa pensare che i petrolieri (tutti tranne Garrone, pace all’anima sua!), abbiano ragione nell’affermare che lo scioglimento dell’Artide non sia da imputare esclusivamente alle automobili: anche il Rock Café fa la sua parte.
QUANTITÀ – VARIETÀ: 8. I cocktail sono nella media, banalmente (come i calzini a letto): almeno qui i drink non sono serviti nelle arbanelle (ma vaff…)! Gli aperitivi sono faraonici, da record, basti pensare che gli avanzi fanno da stuzzichini fino alle 2.00. Dell’anno dopo. Purtroppo, il voto è intaccato dal fatto che il menù è spesso latitante, come Provenzano: l’abbiamo incontrato (il menù, non Provenzano) mentre passeggiava in compagnia delle sopracciglia di Lily Collins, poi l’abbiamo perso di vista come Keyser Söze. La più grande beffa che il menù abbia mai fatto è stata convincere il mondo che lui non esiste.
AMBIENTE: 3.5. Perché c’è di peggio (???). Il bar potrebbe essere scambiato per il garage di Renzo Piano; un bambino di quattro anni, se armato con una dozzina di Lego, avrebbe fatto meglio. Almeno avrebbe messo la porta. Il locale è immenso, suddiviso in un numero indefinito di salette delle quali, peraltro, solo due sono sfruttate per il servizio bar. Ma bravi! Parliamo dell’interno, dato che la veranda è accettabile (e sottolineiamo accetta, e sottolineiamo bile): avete presente Disco Inferno? Ecco, shakeratelo con Pimp My Ride e otterrete l’orrore. Il ritratto dell’avventore medio è sicuramente quello di un personaggio colorito: occhiali alla Ray Charles per difendere gli occhi dall’abominio estetico, cotta di maglia per difendere i fianchi dalle gomitate degli altri clienti (vicini, troppo vicini), bastone uncinato per chiudersi la porta della toilette dietro le spalle e tuta anticontaminazione per difendersi dal virus pisellovoro/piselloforo che ha dimora fissa nel wc. Inutile dire che l’avventore suddetto abbia, solitamente, anche problemi evidenti con la tamarraggine e l’alcol: giusto per darvi un’idea, ragazzi con indumenti rosa fuxia, cappellino, marsupio, buzza e rapporti non corrisposti con la grammatica italiana, accompagnati da ragazze con minigonna girovulva, tacco da Cugino di Campagna, trucco spalmato da Mimmo il cazzuolaro e rapporti non corrisposti con l’autostima.
SERVIZIO: 4. Considerando che la maggior parte dei camerieri non è di madrelingua italiana, non possiamo aspettarci conversazioni brillanti e battute sagaci, non tanto perché non ne sarebbero all’altezza, quanto perché la loro conoscenza della lingua li limita. A parte questo, ciò che si ordina si riceve rapidamente e senza intoppi, requisito minimo indispensabile per qualsiasi bar/pub/pizzeria ecc. Neo di Matrix: alla consegna dell’ordinazione si richiede il pagamento immediato, in contanti, sulla punta dei polpastrelli che guai, con l’impossibilità di conti separati, il che, come al solito, significa che quelli con la faccia da pirla non pagano mai. Gesù, se ci sei, sai cosa fare.
COLLOCAZIONE: 7.5. La zona in cui il pub è situato è a metà strada tra i vicoli e corso Italia, offrendo così ai clienti una scelta ampia di mete successive all’aperitivo; la raggiungibilità è ottima, sia con mezzi pubblici (qualsiasi bus a qualsiasi ora) sia con mezzi propri (la disponibilità di parcheggio nelle vicinanze è pressoché inesauribile) sia a bordo d’ippogrifo. Peccato che l’unica forma d’intrattenimento nella zona, se non amate il teatro, siano le coltellate provided by Barboni Assassini Brignole S.p.a.
INTRATTENIMENTO: 4. Ricordiamo in breve alcuni dettagli illuminanti: 1. la musica è assordante, oltre che scrausa a livelli deprimenti (la solitudine di Laura Pausini, che vaga sulla sua spiaggetta con il gilet di velluto mentre tutti le passano accanto in shorts e infradito), 2. il karaoke è molestissimo, nonché riservato solo agli stonati, 3. l’atmosfera è intima quasi quanto quella della mensa dell’AMT. L’unico pregio è la possibilità di osservare la flora e la fauna del luogo: risate assicurate.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 7. Fate astrazione dalle papille gustative e limitatevi a riempire le fauci. Costa poco.

MEDIA: 5.57

CONSIGLIATO: Nì. Solo in caso di apocalisse zombie. Anche loro si vergognano di farsi vedere con i clienti del Rock Café.

Bar – Pub: Bagni Santa Chiara.

BAGNI SANTA CHIARA
Via Flavia 4, tel. 339 8617167

QUALITÀ: 8.5. La qualità proposta è di un livello medio – alto: basti pensare ai cocktail che, se motivati adeguatamente, si esibiscono in performance gastro – intestinali di tutto rispetto. Saremmo tutti capaci di riempire i bicchieri con benzina agricola gassata a scoregge, ma poi sfideremmo chiunque a renderla anche appetitosa! Gli analcolici sono spettacolosi, frizzantini e con un retrogusto d’agrume molto dissetante. Abbiamo appena scoperto l’esistenza del cibo, fatto che ci ha profondamente turbati dato che la gestione precedente (e mitica) offriva solo bevande.
QUANTITÀ – VARIETÀ: 5.5. Giuriamo che, come in X – Files, i fatti che seguono sono veritieri. In una notte di luna piena, io (maschio) mi avvicino al bancone con aria assetata; un barista dall’occhio intorpidito dalla visione di ore di GF mi chiede “Oh, meistru, cosa ti do?”. “Vorrei un Jack & Coca”. Alcuni minuti dopo, ricevo finalmente il mio cocktail e, dopo aver pagato, comincio a sentire una risatina inquietante da non so dove; tra l’incuriosito e l’atterrito, mi guardo intorno, ma i frequentatori del locale hanno la faccia di chi se ne incannella di lungo. Tendo l’orecchio: la risatina isterica sospetta mi giunge dal basso. Corro freneticamente in bagno, apro la patta e guardo: il mio belino si sta facendo grasse risate. Penso: “Meno male! Anche perché qui, se hai sete, non ti sputano nemmeno in bocca! Almeno ho trovato un modo di divertirmi in solitaria che non mi renda più miope!”. Esagerazioni a parte, lo standard proposto dal locale è abbastanza sotto la media. Il menù è presente sulla fascia (del bancone), ma si mostra poco, ottimo in caso di aggregazione illegale di fumatori lì davanti; perciò, voto insufficiente anche se le proposte sono abbastanza varie e buone per tutti i gusti.
AMBIENTE: 7. Il voto sull’ambiente è il risultato di un alto e di un basso. 10 e lode, quasi 11, al locale in sé, una perla, una palafitta sul mare, indubbiamente il bar di Genova più affascinante e scenografico; siamo pronti a giurarlo davanti a Josè Mourinho e a Vince Neil, l’atmosfera che si respira tra le travi di legno blu e le onde, chiusi nella gola irraggiungibile sotto il castello, è introvabile anche nel bar migliore di tutta la Riviera. Questo quadro idilliaco è rovinato completamente dagli avventori, che si dividono in due categorie: i viecchi, che hanno trent’anni per gamba ed esclamano “Porca paletta!” in barba alla mancanza di dignità, e i meno viecchi, distinguibili dai primi perché hanno meno rughe in faccia (ma non sempre). Stiamo parlando di una clientela imbalsamata, che beve il tè col mignolino alzato, per cui la Madonna del Petrolio è uno stile di vita, che affibbia soprannomi molesti a chiunque (Vevve, Ludo, Mavi, Lolli, Tatti, Franci, Holly…) e che si porta in giro un piattino di merda di cane per avere la puzza sotto il naso sempre a portata di mano. Il rischio per un ragazzo “normale” è quello di sentirsi a disagio come un muratore alla corte di Luigi XIV. Nulla da ridire sulla pulizia.
SERVIZIO: 0. Servizio assente, ma solo per i soliti stronzi: se conoscete i gestori, siete serviti e riveriti, con tanto di servetto personale che vi unisce i tavoli, vi sposta le sedie e vi beve i drink, esclamando “Mmmh, che buono!” (che poi, con tutti quegli amici, è già condannato a una morte per cirrosi epatica!). Se siete pezzunti, invece, sarete costretti ad allestirvi un tavolo (nemmeno foste all’Ikea), raccattare sedie in giro per il bar, ordinare al bancone, aspettare quelle due o tre rivoluzioni storiche e, infine, camallarvi le ordinazioni al tavolo senza nemmeno l’aiuto di un vassoio. Almeno, all’Imbarco 1, i gestori lanciano i menù in faccia a tutti, Godzilla e non. Infine, segnaliamo l’abitudine inquietante e disgustosa del personale di sedersi, o peggio svaccarsi stile barbone, con tanto di piedi nudi (per carità, se li laveranno anche, ma noi che ne sappiamo?) sulle panche, in mezzo ai clienti.
COLLOCAZIONE: 8.5. La collocazione geografica è splendida, raggiungibile per mezzo di una scalinata o di un sentiero tra gli scogli. Ordinate una birra in una serata di luna piena, con la brezza marina riscaldata dalle rocce che vi accarezza il viso, e godetevi il panorama: sarà un’esperienza da brivido. Inoltre, il locale è vicino alle maggiori spiagge di Genova, a corso Italia, Boccadasse, Sturla e Quarto e  la possibilità di parcheggio è consistente, come il pessimismo genovese. Purtroppo, il bar non è solo lontanissimo da ogni fermata di mezzo pubblico, ma è anche inaccessibile a chiunque abbia difficoltà motorie (problemi fisici? Tacchi alti? Vista bassa? Balle a terra? O forse troppo alcol nel sangue?).
PS. Bevete finché la marea è alta, smettete di botto e correte giù per il sentiero, ma attenzione ai punti in cui questo è sotto il livello del mare, perché quel gondone si allepega peggio delle lûmasse bause.
INTRATTENIMENTO: 7. 10 all’atmosfera, all’intimità, allo sciabordio delle onde, al guardare il mare stando SUL mare, ma il sottofondo (manco tanto sotto) di De Andrè in loop, alla lunga, ci plastifica le cugge.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 5. Due Corona sale & limone 10 €. Un toast 6 €. Dopo cagavamo oro!

MEDIA: 5.93

CONSIGLIATO: Assolutamente sì. Ignorate la quantità dei cocktail, i gestori, gli avventori, la musica, sedetevi in posizione strategica e guardatevi intorno. Un’ultima considerazione: dare 5.93 a questo locale è molto doloroso, visto che potrebbe ambire al 10 e lode grazie al suo aspetto e alla sua collocazione; l’impressione è quella, pietosa, di un cavallo da corsa costretto a zoppicare.

Osteria: Antica Osteria Del Coccio.

Antica Osteria Del Coccio
Piazza Cadevilla 9r, tel. 010 397990
lunedì – sabato 12.00 – 15.00, 19.00 – 0.00

Pettinando il menù, non incapperete in nulla che sia inferiore all’eccellenza, pura e semplice. Gli antipasti (siamo sostenitori delle focaccette di Crevari allo stracchino e del lardo) sono davvero appetitosi; i primi soddisfano gli occhi, il palato e la panza (la buzza da birra, per intenderci, quella che non vi molla mai, l’unica amica sincera nella vostra esistenza!). I secondi, esclusivamente (tranne che nelle serate gastronomiche a tema) di carne, sono i migliori di Zena senza dubbio alcuno: se non riuscite ad apprezzarli, vi resta solo una cosa da fare, cioè mangiarvi una bella merda, magari una del cane di Bastianich! I dolci rispettano pienamente lo standard di eccellenza che il cliente si aspetterebbe dopo un pasto simile. Attenzione: la birra artigianale della Lurisia è imperdibile! Gli antipasti sono abbondantissimi, tanto da indurre, talvolta, a non ordinare un primo; forse sarebbe meglio, anche perché, a parità di prezzo e di condizioni, i primi sono un po’ diludenti. Discorso a parte riguardo ai secondi: l’esperienza personale ci induce a consigliarvi di lanciarvi all’attacco di un piattone di carne squisita e abbondante. Belin, dimenticavamo: clienti, temporeggiate nell’ordinare, così potrete sgranocchiare un paniere di fûgassa calda.

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Bar: Pirate’s Cove.

Pirate’s Cove
C.so Italia 32f r, tel. 347 9732927
mercoledì – sabato 19.30 – 2.00

Come Hemingway, anche noi vorremmo avere il nostro “posto” per alcolizzarci di brauf (Sara, grazie di averci aggiornato sul gergo giovanile) e sfidare la gente alla pugna, soprattutto se si tratta d’invalidi, ciechi o suore, fingendo di essere a Cuba; peccato che noi scriviamo meglio (e Dio ci fulmina in quest’istante; che poi, se Dio ha dato a Hemingway tutto quel talento e a noi no, è evidentemente un giudice parziale!). Uno dei candidati possibili potrebbe essere certamente il Pirate’s Cove, un pub che fa della birra non solo uno strumento anarchico per destabilizzare la società, ma anche il suo punto di forza, proponendone alcune particolari, squisite e, secondo la nostra esperienza, introvabili nella maggior parte degli altri bar di Zena. Per chi non fosse uno sbevazzone, c’è l’analcolico, frizzante e saporito, secondo forse solo a quello servito da I Quattro Canti. Tutto il resto si colloca lievemente sopra la media, tranne il cibo (escluse le patatine), che delude le attese prodotte da un livello di qualità simile: stiamo parlando di un toast di pane dolce, farcito con prosciutto di Praga e sottiletta, roba che può piacere solo agli Amerigani. La quantità rispecchia abbastanza la qualità: il cibo è servito in porzioni mediamente abbondanti, gli alcolici sono presenti in ogni “taglia”, l’analcolico è servito a secchiate. Riguardo alla varietà, il discorso cambia: il menù, oltre a essere “gallissimo” (con il codice dei pirati nelle prime pagine), è anche strutturato con ordine, presentando, in ogni campo, una serie di proposte completissime; in particolare, di birra ce n’è per tutti i gusti, bionda, rossa, mora, con la sorpresa (per chi ha fatto della marrazzite uno stile di vita). Il pub ha anche il merito di essere uno dei pochi a servire sidro di mela o di pera.

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