La Repubblica (de Zena) colpisce ancora: abbiamo ancora qualche merluzzo al nostro arco!

Tanto tempo fa in una Zena lontana, lontana…
Sono tempi duri per i due autori. Nonostante la Tesi Nera non sia ancora stata stampata, gli agenti del Bene (ristoratori, baristi, gelatai, registi di spessore artistico pari a quello di una foglia) hanno stanato gli autori ribelli dalle loro basi nascoste (essenzialmente la #VBDM) e li hanno perseguitati attraverso la Liguria.
Dopo essere sopravvissuti ai nostri attacchi continui, ma soprattutto legittimi, ma soprattutto soprattutto, un gruppo di delinquenti della libertà guidato da Egizio Sciaccabratta (e se non capite che è il contrario di Skywalker, meritate BeeGees al governo, o peggio Napolitano al Quirinale!) ha stabilito una base segreta sul lontano mare fecale del pianeta Sturla.
I malvagi autori, ossessionati dall’idea che il giovane Sciaccabratta potesse rimanere impunito, hanno inviato migliaia d’insulti fino ai più lontani confini della Repubblica…

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Cinema: Un Anno Da Leoni.

UN A(N)NO DA LEONI
Regia: D. Frankel
Genere: Commedia
Anno: 2011

TRAMA: Brad Harris è un giovane non più giovane che vive con i genitori: la madre lo sostiene nella sua passione per il birdwatching, il padre preferisce ostacolarlo. L’idolo di Brad è Kenny Bostick, plurivincitore del Big Year e detentore del record di 732 specie di uccelli avvistati in un anno (NdR. gente che si ammazza di lavoro!), che torna a competere per difendere il suo titolo. Inoltre, seguiamo le vicende di Stuart Preissler, che partecipa alla gara staccando da un lavoro che non lo interessa più.
LUCI: La trama, potenzialmente esplosiva, indubbiamente originale e fonte di seguiti psicologici non banali, con il pericolo di sembrare profonda,

ma non per merito del regista. Il cast, davvero eccezionale, in cui troviamo nomi del calibro di Steve Martin (vedi Il Testimone Più Pazzo Del Mondo), Owen Wilson (l’Hansel di Zoolander e l’attore, e sottolineiamo attore, di Midnight In Paris) e Jack Black. Quello ciccione e peloso. Il cantante – chitarrista dei Tenacious D. Chi non conosce, o peggio conosce e non apprezza i Tenacious D..

Il tutto, scontatamente, non per merito del regista. Le ambientazioni, gioiellini naturalistici che permettono allo spettatore di viaggiare con i protagonisti. Non per merito del regista, ma di Madre Natura.
OMBRE: Non strappa una risata neanche per sbaglio. Non emoziona, nonostante gli snodi della trama (leggi sopra). Non commuove, nonostante alcune scene potenzialmente straordinarie, come quella delle aquile calve che si accoppiano in volo. Non colpisce per inquadrature o fotografia, poco curate e scialbe. Non è sorretto da una colonna sonora adatta, nemmeno nei momenti più epici o drammatici. È costellato di dialoghi non solo stupidi ma, grazie a Dio, anche imbarazzanti!

Se qualche entità superiore è in ascolto, per favore, spieghi al regista che “Ho perso l’aereo!” non è una battuta. Personaggi finti come la Pepsi (vedi la famiglia di Stuart, versione distorta della famigliola cocainomane del Mulino Bianco) che non crescono nemmeno nel finale. Una morale vergognosamente banale e forzata, inserita per sorreggere una pellicola che di psicologico non ha nemmeno il titolo, con argomenti di spessore trattati come gli ultimi risultati di campionato. Doppiaggio ridicolo e pessimo. A questo punto, possiamo formulare due ipotesi: o il libro è merdoso come il film, e allora la vendetta di Arnie ricadrà su scrittore e regista, oppure il libro è meraviglioso, e allora la colpa è di chi ha permesso a Frankel di evitarsi una necessaria e più adeguata carriera di netturbino.

VOTO: 2 punitivo

CONSIGLIATO: Assolutamente no. Alla pari di Hugo Cabret, assistiamo ancora una volta a un coito interrotto, a una truffa ai danni di un pubblico che deve imparare a diffidare delle apparenze sempre più attraenti di pellicole sempre più BBB – rutte. Vorremmo anche emanare un mandato di cattura nei confronti del regista, ma purtroppo le uniche foto in nostro possesso sono quelle della scuola di cinema: peccato che Frankel non figuri in nessuna di queste. Già all’epoca, non ha frequentato un solo giorno di lezione, perché impegnato nei bagni a tentare di partorire questa pellicola. Oggi, finalmente, c’è riuscito: bella cagata, Johnny!

SE VI È PIACIUTO, CUZZATEVI: Scappo Dalla Città – La Vita, L’Amore, Le Vacche (1991), Svalvolati On The Road (2007), I Sogni Segreti Di Walter Mitty (2013).

Locandina italiana Un anno da leoni

Cinema: Le Follie Dell’Imperatore.

LE FOLLIE DELL’IMPERATORE
Regia: M. Dindal
Genere: Animazione
Anno: 2001

TRAMA: L’imperatore Kuzco sta per compiere diciotto anni, ma è troppo arrogante e compie l’errore di licenziare la sua consigliera Izma, brutta, anziana e determinata a vendicarsi per mezzo del suo aiutante Kronk. Il piano è di avvelenare l’imperatore ma, per errore, i due lo trasformano in un lama; Kuzco finisce così sul carretto di Pacha, un suo suddito, con cui instaura un rapporto amichevolmente conflittuale.
LUCI: Il lungometraggio della Disney più divertente di sempre, eccezion fatta per Rango e Megamind, perché questi potrebbero essere considerati film d’animazione veri e propri. Il duo Izma (la nonna brutta di Dracula) & Kronk, brutti (soprattutto lei) e antipatici, ma per questo straordinari, nonché interpreti di una comicità poco adatta ai bambini. Kuzco, una merda senza mezzi termini, un lama orrendo (i capelli a culo, mmmh…) e un essere umano peggiore, ma anche, inaspettatamente, un amico sincero. L’uomo – sigla, il sarto, colui che ha rotto il ritmo dell’imperatore alias il vecchietto ribbelle, il cuoco della tavola calda e tutti i personaggi secondari, il cui livello rasenta sempre la genialità. Le citazioni, sparate a gragnuolate e tratte da pellicole dedicate al tema della trasformazione da essere umano ad animale. Situazioni e gag perfette tempisticamente e ininterrotte, con un crescendo finale piuttosto notevole. Il fatto che, per una volta e una sola, la vicenda non ruoti intorno a una storia d’amore tutta lovvy – lovvy ma a un’amicizia che si sviluppa nonostante (o forse proprio grazie a) fraintendimenti & fatiche. Ultima chicca il doppiaggio italiano, da cui probabilmente dipende gran parte dell’appeal comico della pellicola: Luca & Paolo, fighi, e Anna Marchesini, fighissima. Infine, ringraziamo sentitamente gli sceneggiatori per non averci imbarazzato, umiliato e annichilito moralmente con frequenti (e demoniache) canzoncine squallide del tipo “Credici Johhny dai, anche tu negli occhi peloso diventerai! Yeah!”
OMBRE: Non pervenute.

VOTO: 9

CONSIGLIATO: Assolutamente sì. Fa ridere come il principe Carlo che copula con Camilla (poi ci domandiamo perché William sia calvo e Harry sia nazista: hanno entrambi assistito alla scena. Due drammi umani, un unico orrore!).

SE VI È PIACIUTO, CUZZATEVI: Chi Trova Un Amico Trova Un Tesoro (1981), La Strada Per El Dorado (2000), Shrek (2001), Megamind (2010).

Cinema: Biancaneve E Il Cacciatore.

BIANCANEVE E IL CACCIATORE
Regia: R. Sanders
Genere: Avventura
Anno: 2012

TRAMA: Incantato il padre di Biancaneve, Ravenna ne diventa consorte e lo assassina durante la prima notte d’amore, rinchiudendo sua figlia nella torre. Gli anni passano e il cuore di Biancaneve, cresciuta in bellezza (???) diviene una promessa d’immortalità per la Strega, che la chiama al suo cospetto, ma la principessa fugge nella foresta. Ravenna lancia un cacciatore al suo inseguimento, tra nani, orchi e fatine.
LUCI: Il fatto che siamo qui, a cercare affannosamente qualcosa con cui riempire questo campo, vi dimostra quanto siamo magnanimi. Salviamo il personaggio della matrigna – strega – mammachelavora, confezionato abilmente e con qualche tocco di originalità. Salviamo (ma non ne avrebbe avuto bisogno) Charlize Theron, folgorantemente bona e inquietantemente brava; salviamo (un po’ a sorpresa) anche quel bonazzo di Chris Hemsworth, che dopo essere stato solo biondo e addominalato in Thor e solo biondo in The Avengers, ora potrebbe essere biondo, bello e bravo (). Salviamo i costumi di Ravenna, ispirati all’oscurità e alla malvagità (ricordiamo quello fatto con ali di corvo) e qualche effetto speciale, come le visioni oniriche nella foresta stupe – fatta o l’armata tenebrosa. Ok, ci siamo sforzati abbastanza: non andiamo oltre, che sennò facciamo un guaio.
OMBRE: Tranne quanto scritto sopra, tutto ciò che è stato rapito fra i titoli di testa e quelli di coda. Problema: se Kristen Stewart è un oltraggio alla settima arte (ma anche alle altre sei), al buon gusto cinematografico, al bon ton, alla netiquette e al Codice Da Vinci, perché nessuno l’ha ancora fatta interdire dal palcoscenico? Perché nessuno l’ha denunciata per truffa, per aver concimato i ciglioni di Lily Collins, per aver spezzato il cuore di quest’uomo e per aver fatto diventare donna quest’uomo? Quella donnaccia non ha certamente l’aspetto fisico adeguato per interpretare la bellezza con la b maiuscola, non è simpatica e non ha doti attoriali sufficienti nemmeno per interpretare una comparsa in un porno. Come cazzo è possibile che Charlize Theron debba preoccuparsi di quel ravatto lì? Fatevi forza, parliamo dei dialoghi: prendete una cinquantina di vocaboli ricorrenti nei film fantasy, come fuoco, ghiaccio, ferro, lotta, libertà, giustizia e senape (vocaboli rubati alla sigla di Acciommen), fateli mescolare da una scimmia non vedente, fateli recitare da un insieme di babbuini psicopatici e otterrete i discorsoni del film, più bbbrutti anche di quelli di Killer Elite. La trama non è nemmeno cugina della favola di Biancaneve, se non per qualche elemento inserito frettolosamente e forzatamente, es. la mela fuffosa, il cacciatore un po’ “raffnato”, i nani, le fatine, il cervo becco e contento. Insomma, signore e signori della giuria, siamo di fronte a un “copia e incolla” truffaldino e scandaloso da almeno un altro centinaio di film: Il Signore Degli Agnelli, Robin Hood (di Scotty), La Storia Infinita, Legend, Harry Potter, Narnia, la trilogia di Twilight, Giovanna D’Arco, perfino The Boogeyman. E citare dieci film per una cagata come questa è comunque troppo. Non contenti, rilanciamo: battute e sequenze non solo inutili ai fini della storia, ma anche (spesso) prive di senso, es. una bimba nata bionda e cresciuta color stronzo, che rimane nella sua cella per vent’anni e non si accorge MAI del chiodo sporgente che le permetterà la fuga, che nasconde leggings di pelle sotto il vestito (nel Medioevo), che trova un cavallo bianco di Napoleone (che se ne incannella di lungo) ad aspettarla sulla spiaggia. Perché? Chi? Cosa? Dove e quando?

VOTO: 3

CONSIGLIATO: Assolutamente no. Questo film è brutto, ma così brutto che la mamma di Sanders ha spammato tutti con mail che urlavano “Se vi amate, dategli fuoco!”. È piaciuto solo a Burlando, ma lui è quello dei porcini.

SE VI È PIACIUTO, CUZZATEVI: Giovanna D’Arco (1999), la saga di Harry Potter (2001 – 2011), la saga delle Cronache Di Narnia (2005 – 2010).

Cinema: Il Dittatore.

IL DITTATORE
Regia: L. Charles
Genere: Commedia
Anno: 2012

TRAMA: Haffaz Aladeen è il dittatore di Wadiya, paese immaginario dell’Africa: il supremo leader partecipa (e vince) alle sue Olimpiadi, colleziona donne/uomini nel letto e dentro una Polaroid, detesta le bombe spuntate e adora le armi chimiche. Antidemocratico e orgogliosamente idiota, Aladeen è “invitato” dall’ONU a dimettersi; ostinato a difendere il proprio paese dalla libertà, partirà alla volta degli USA per rispondere davanti al mondo delle proprie azioni. Ma una congiura di palazzo cambierà il corso degli eventi.
LUCI: Ci limiteremo a dire che, secondo il nostro modesto, immodestissimo parere, è uno dei film satirico – demenziali congegnati meglio degli ultimi anni, migliore di gran lunga anche di tutti i lavori precedenti di Sacha Baron Cohen. Innanzitutto, ha il coraggio di smascherare l’ipocrisia dilagante e agghiacciante dietro il “politically correct”, quella che spinge le persone, per sfuggire allo stereotipo e alla mancanza di rispetto nei confronti di determinate categorie di esseri umani, a stereotiparle ancora di più, ai limiti della ghettizzazione, nonché a dare saggi di schizofrenia morale e d’irrazionalità che ci spiace definire ancora agghiacciante: l’incarnazione perfetta di questa mentalità, nella pellicola, è Anna Faris, che, per timore di essere considerata insensibile e retrograda, gestisce la sua impresa in modo fallimentare. Basti pensare alla scaffalista senza mani o al cassiere privo del concetto di denaro: o, ancora più assurdo, il figlio d’arte laureato in Albania messo a fare l’assessore. Ops! Secondariamente, ha il merito di evidenziare la corruzione cui l’uso del termine “democrazia” è andato incontro in Occidente (in particolare negli USA): ci è “sembrato” di scorgere, nel discorso finale, una sorta di metafora in cui Wadiya riflette la situazione statunitense attuale. Del resto, Aladeen potrebbe assomigliare a Osama Bin Laden, a Saddam Hussein, a Mu’ammar Gheddafi, ma potrebbe ricordare anche il nostro mitico, nanissimo Silvietto e il gorillissimo George W. Bush. Segnaliamo la presenza di attoroni del calibro di Ben Kingsley, John C. Reilly, Edward Norton; le performance dei protagonisti sono all’altezza.
OMBRE: Sebbene il film sia molto piacevole, a guardarlo si ha la sensazione di un dèjà-vu, più divertente, più intelligente ma comunque un dèjà-vu di film come Ali G Indahouse o Borat, in cui abbiamo sempre un personaggio irriverente e scorretto che smaschera le tare della società occidentale. Sembra quasi che i lavori precedenti siano stati esperimenti per riuscire a trovare l’equilibrio che rende questo film il migliore tra i quattro.

VOTO: 8.25

CONSIGLIATO: Assolutamente sì. Si entra in sala con l’idea di guardare un film infantile, scontato e volgare (sì, lo è!) e si esce con l’addominalata dolente dalle risate e con una discussione da intavolare con i propri amici (quelli che pensano) a proposito della situazione politica attuale.

SE VI È PIACIUTO, CUZZATEVI: W. (2008), Qualunquemente (2011), Candidato A Sorpresa (2012).