Ristoria salumante: Taggiôu.

TAGGIÔU
Vico superiore del Ferro 8, tel. 010 2759225
orario a brettio

Del suino, #sapevatelo, non si butta via niente, nemmeno gli zoccoli, riciclabili come taglia – sigari, nemmeno le oegin-ne, alternativa bio all’Amplifon. Nessuno ha incarnato l’essenza di questo detto meglio dei gestori del Taggiôu, capaci di valorizzare al massimo la natura porca e nobile di questo αὐτοκράτωρ βασιλεύς degli ani mali.

Il locale, più salumeria che ristorante, si trova in vico superiore del Ferro, tra via Garibaldi e via Luccoli, in una zona centralissima, raggiunta più o meno da ogni mezzo pubblico esistente e pucciata in mezzo alla movida di Zena. Consigliamo inoltre, durante il tragitto per raggiungere Suinoland, di osservare, ammirare e bestemmiare la passerella d’acciaio che congiunge Palazzo Rosso a Palazzo Bianco, sfregiando il bulbo oculare di chi la scorge suo malgrado. E poi, parcheggio??? Ciaone, proprio.

Gli interni, in pelle suina (o umana, tanto la differenza non si nota!), ricordano proprio quelli di una taverna d’altri tempi, accogliente e invitante, sebbene il sovraffollamento di tavolate, tavoli e tavolini (tutti rigorosamente a forma di tagliere) scoraggino chi ha intenzione di respirare tra un boccone e l’altro. Consigliato a chi non ha una compagnia propria, è rimbalzato anche dallo specchio ma vuole ugualmente farsi un selfie con altre venti persone.

Se, come noi, detestate gli aperitivi ma non avete abbastanza palanche per andare al ristorante, questo è il posto giusto: il menù, di sole due pagine, comprende una lista di vini corposa, una di tre birre… E basta.

Ma non temete: le fette di crudo, coppa, PANCETTA, LARDO, mortadella e salame che riceverete, insieme ad altri stuzzichini stuzzicani, saranno talmente tante (e tanto buone) da poterci ricavare un cappotto in inverno e un paio di bikini in estate. Anche se siete uomini. Anche se siete Lele Mora. Insomma, vi occluderanno le arterie, s’infiltreranno nel vostro encefalo, vi distrarranno con danze conturbanti e bombette puzzolenti finché non dimenticherete il menù. Per sempre.

Ultimo ma non ultimo, il tipo con il pizzetto che staziona dietro il bancone e che serve ai tavoli ha l’abitudine, piuttosto graziosa, di rimpinzare i suoi clienti con dozzine di taglieri anche in accompagnamento a una Coca Cola. Quando l’aperitivo assume tutto un altro significato. Non sarà particolarmente loquace, non sarà Fabio De Luigi, ma quando appare con un pezzo di pancetta sulla fronte diventa l’anima della festa.

Ultimo e proprio ultimo, tutto questo bendidio a 6 € a testa.

CONSIGLIATO: Assolutamente sì.

Categoria Voto
Qualità 9
Quantità 10.5
Ambiente 7.5
Servizio 7.5
Collocazione 7.25
Rapporto qualità – prezzo 10.5
Media 8.71

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Fast Food: BelanChePanino.

BELANCHEPANINO
Piazza Pollaiuoli 42r, tel. 333 4086258
lunedì – martedì 11.30 – 19.00
mercoledì – sabato 11.30 – 0.00

QUALITÀ: 9. La leggenda narra che, secoli or sono, un garzoncello, per conquistare il cuore della sua amata (che mai di nulla si accontentava), compì un viaggio che, dal Catai attraverso Torriglia e il Bangladesh, lo portò a scoprire il menù di Satana (per gli amici Sonny); purtroppo, il suo segreto andò perduto nei secoli, fino ai giorni nostri, quando il proprietario di questa panineria lo ha riscoperto stampato su una carta di Magic.

Gli elementi di questo maleficium sono, innanzitutto, ingredienti freschi e selezionati accuratamente (insalata rigorosamente bio, pomodori dell’orto, basilico “indiano”…), tanto da togliere al cibo quel sapore, caratteristico di molte altre paninerie, di polistirolo invecchiato; abbinamenti originali e divertenti (due partoriti dalla nostra mente perversa), con alcune proposte introvabili altrove, come il club sandwich e il chapati. Anche grazie agli hot dog, senza dubbio provenienti da maiali supreme, BelanChePanino si colloca tra le migliori (e più alternative) paninerie di Zena.
QUANTITÀ: 8. Quagliare questo voto è stato più difficoltoso del solito: insieme ai panini, abbiamo dovuto considerare la ciccionaggine di altri trenta, quaranta prodotti diversi. E la matematica non ci sopporta. Se panini e focaccine sono imbottiti con sfacciataggine, se le insalate sono tutto tranne che magre, se i dolci stanno ai diabetici come la patente alle bionde, purtroppo i chapati, sebbene molto gustosi, cadono nello stomaco come un sassolino nel pozzo di Sara Tommasi: dobbiamo ordinarne almeno due per essere soddisfatti, tre per essere obesi.
AMBIENTE: 8. Per essere una panineria nei caruggi, ovviamente non troviamo una terrazza stile liberty sul mare (anche se ci stiamo lavorando) ma comunque un ambiente semplice, ordinato, pulito e accogliente. Avanziamo l’ipotesi che il proprietario abbia studiato marketing presso la scuola Ikea, dove, a ogni piano, sei indotto a impossessarti con la forza di un carrello sempre più grande: lui ha tappezzato le pareti di menù infingardi grondanti grasso.

SERVIZIO: 7.5. Educazione sì, disponibilità sì, simpatia sì, bellezza manco goæi (nel senso più classico del termine), l’arte di vendere tappeti ai Persiani non classificabile. Per il futuro, consigliamo più fiducia in sé e nei propri prodotti.
COLLOCAZIONE: 6. Visitando piazza Pollaiuoli e zone limitrofe con la luce del sole, l’impressione è ottima: negozi aperti, viavai di turisti, angoli caratteristici, fiori, a volte cielo blu… Di notte, la zona beve e si trasforma, un po’ come i Gremlins: serrande per lo più abbassate, viavai di marcioni, toilette a cielo aperto, cadaveri di bottiglie, talvolta scie luminose di vomito a tasso alcolico elevato (ottime per non perdersi tra i carruggi, come le briciole di Pollicino). I mezzi pubblici, numerosi nelle zone circostanti, non servono la piazza per ragioni piuttosto ovvie, i parcheggi per l’automobile sono esclusivamente a pagamento e, nel fine settimana, pressoché introvabili. Al contrario, muoversi in moto è agevole e non presenta problemi particolari, sempre che qualche vigile non si ricordi improvvisamente che parcheggiare sui muri stile Spiderman è contrario al codice della strada. Nonostante tutto, però, il locale si trova nel centro di Zena, nel cuore della movida.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 10 e lode. Due hot dog con salse a piacere e una birra a soli 8 €. Ok che il mugugno è libero, ma in questo caso parrebbe superfluo! Inoltre, il locale propone sconti, promozioni e iniziative che permettono di tenere i soldini al caldo nel portafoglio.

MEDIA: 8.17 > 7. 92

CONSIGLIATO: Assolutamente sì. Un locale “strategico”, dove colazionare/pranzare/spuntinare/cenare senza danneggiarsi in modo irreversibile la salute e a un prezzo lillipuziano. Un quarto di punto in meno sulla media a causa degli orari di apertura e chiusura che non sempre coincidono con quelli esposti sul sito, con il rischio di viaggi a vuoto e bestemmie a profusione.

Bar – Pub: Rock Café.

ROCK CAFÉ
Via Malta 15, tel. 010 565896

QUALITÀ: 5. Le nostre esperienze culinarie ci permettono d’insultare malamente il locale: il cibo è effettivamente grammo. Nell’accezione più genovese del termine. Purtroppo, possiamo dire altrettanto dei cocktail: sebbene durante le nostre scorribande alcoliche abbiamo ingurgitato intrugli peggiori, il ghiaccio nei bicchieri fa pensare che i petrolieri (tutti tranne Garrone, pace all’anima sua!), abbiano ragione nell’affermare che lo scioglimento dell’Artide non sia da imputare esclusivamente alle automobili: anche il Rock Café fa la sua parte.
QUANTITÀ – VARIETÀ: 8. I cocktail sono nella media, banalmente (come i calzini a letto): almeno qui i drink non sono serviti nelle arbanelle (ma vaff…)! Gli aperitivi sono faraonici, da record, basti pensare che gli avanzi fanno da stuzzichini fino alle 2.00. Dell’anno dopo. Purtroppo, il voto è intaccato dal fatto che il menù è spesso latitante, come Provenzano: l’abbiamo incontrato (il menù, non Provenzano) mentre passeggiava in compagnia delle sopracciglia di Lily Collins, poi l’abbiamo perso di vista come Keyser Söze. La più grande beffa che il menù abbia mai fatto è stata convincere il mondo che lui non esiste.
AMBIENTE: 3.5. Perché c’è di peggio (???). Il bar potrebbe essere scambiato per il garage di Renzo Piano; un bambino di quattro anni, se armato con una dozzina di Lego, avrebbe fatto meglio. Almeno avrebbe messo la porta. Il locale è immenso, suddiviso in un numero indefinito di salette delle quali, peraltro, solo due sono sfruttate per il servizio bar. Ma bravi! Parliamo dell’interno, dato che la veranda è accettabile (e sottolineiamo accetta, e sottolineiamo bile): avete presente Disco Inferno? Ecco, shakeratelo con Pimp My Ride e otterrete l’orrore. Il ritratto dell’avventore medio è sicuramente quello di un personaggio colorito: occhiali alla Ray Charles per difendere gli occhi dall’abominio estetico, cotta di maglia per difendere i fianchi dalle gomitate degli altri clienti (vicini, troppo vicini), bastone uncinato per chiudersi la porta della toilette dietro le spalle e tuta anticontaminazione per difendersi dal virus pisellovoro/piselloforo che ha dimora fissa nel wc. Inutile dire che l’avventore suddetto abbia, solitamente, anche problemi evidenti con la tamarraggine e l’alcol: giusto per darvi un’idea, ragazzi con indumenti rosa fuxia, cappellino, marsupio, buzza e rapporti non corrisposti con la grammatica italiana, accompagnati da ragazze con minigonna girovulva, tacco da Cugino di Campagna, trucco spalmato da Mimmo il cazzuolaro e rapporti non corrisposti con l’autostima.
SERVIZIO: 4. Considerando che la maggior parte dei camerieri non è di madrelingua italiana, non possiamo aspettarci conversazioni brillanti e battute sagaci, non tanto perché non ne sarebbero all’altezza, quanto perché la loro conoscenza della lingua li limita. A parte questo, ciò che si ordina si riceve rapidamente e senza intoppi, requisito minimo indispensabile per qualsiasi bar/pub/pizzeria ecc. Neo di Matrix: alla consegna dell’ordinazione si richiede il pagamento immediato, in contanti, sulla punta dei polpastrelli che guai, con l’impossibilità di conti separati, il che, come al solito, significa che quelli con la faccia da pirla non pagano mai. Gesù, se ci sei, sai cosa fare.
COLLOCAZIONE: 7.5. La zona in cui il pub è situato è a metà strada tra i vicoli e corso Italia, offrendo così ai clienti una scelta ampia di mete successive all’aperitivo; la raggiungibilità è ottima, sia con mezzi pubblici (qualsiasi bus a qualsiasi ora) sia con mezzi propri (la disponibilità di parcheggio nelle vicinanze è pressoché inesauribile) sia a bordo d’ippogrifo. Peccato che l’unica forma d’intrattenimento nella zona, se non amate il teatro, siano le coltellate provided by Barboni Assassini Brignole S.p.a.
INTRATTENIMENTO: 4. Ricordiamo in breve alcuni dettagli illuminanti: 1. la musica è assordante, oltre che scrausa a livelli deprimenti (la solitudine di Laura Pausini, che vaga sulla sua spiaggetta con il gilet di velluto mentre tutti le passano accanto in shorts e infradito), 2. il karaoke è molestissimo, nonché riservato solo agli stonati, 3. l’atmosfera è intima quasi quanto quella della mensa dell’AMT. L’unico pregio è la possibilità di osservare la flora e la fauna del luogo: risate assicurate.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 7. Fate astrazione dalle papille gustative e limitatevi a riempire le fauci. Costa poco.

MEDIA: 5.57

CONSIGLIATO: Nì. Solo in caso di apocalisse zombie. Anche loro si vergognano di farsi vedere con i clienti del Rock Café.

Divertimento: Underworld & Q – Zar Lasergame.

UNDERWORLD & Q – ZAR LASERGAME
P.zza Dante 6, tel. 010 592975/3336404535
martedì – domenica dalle 20.00
sabato dalle 16.00

L’uomo è un animale violento, checché se ne dica: sparare è bello, con laser, protezioni (per carità) e senza cadaveri sul pavimento, almeno quando l’arbitro sta guardando. Il moralista che nega è un ladro o una spia. Immaginate gente immersa nella nebbia fino alle ginocchia, armata come Robocop, che spara saltellando al ritmo di musica che tunza: ecco il lasergame. Il numero dei giocatori oscilla tra i due e i venti, anche se la qualità dell’esperienza varia sensibilmente all’aumentare o al diminuire dei partecipanti; noi consigliamo di organizzare con otto, massimo dodici persone. Se vi mancasse qualche vittima, non preoccupatevi: il locale offre non solo giocatori propri (montati come i mobili dell’Ikea), ma anche la possibilità di aggregarvi ad altre squadre poco corpose; ciò, però, richiede una botta di culo enorme, nell’incontrare persone intelligenti che non trasformino un giochino divertente in un rissone. Insomma, giocate tra voi, se possibile, invitate anche la nonna, se necessario, anche perché il lasergame è adatto a ogni fascia d’età, senza distinzione di sesso. Morale della favola: se il gestore vi proponesse di unirvi ai ragazzi della scuderia del locale, stuzzicate la loro curiosità scientifica gridando “Gnocca!”, storditeli lanciando una flashbang e scappate ridendo malvagiamente. L’astuzia ci consiglia di giocare solo il giovedì, perché ci guadagniamo dieci minuti di divertimento; la durata media di una partita è di mezz’ora, anche se talvolta, in serate particolarmente affollate, abbiamo avuto il sospetto che i gestori si rosicchiassero qualche minuto. Dato che un’ora non sarebbe sostenibile fisicamente, il voto per i giocatori abituali è 7; al contrario, mezz’ora è certamente insufficiente per chi è novizio e ha ancora tutto da imparare.

L’arena è costruita male, con un passaggio obbligato che impedisce l’attuazione di qualsiasi strategia: se per colpire la base avversaria si può passare in un punto solo e per giunta presidiato da cinque giocatori, si corre il rischio di bloccare la partita e di trasformarla in una situazione di stallo noiosa, tanto più che il terreno di gioco è piuttosto ridotto. Il locale è altrettanto piccolo e orrido, spezzato in sale tristi e collegate in modo bizzarro. Pecca gravissima è l’assenza totale di pulizia: l’odore di spogliatoio rancido, combinato a quello di friggitoria, è nauseabondo, anche vista la mancanza di aerazione nell’arena. Sconsigliamo di indossare vestiti da indossare nuovamente, perché appoggiarsi al pavimento o a una parete qualsiasi comporterebbe la perdita dello strato cutaneo più esterno. Nota positiva è che il locale offre giochi da tavolo (e un paio da sala giochi) in quantità elevata e soprattutto, cosa che non si riscontra altrove, conservati con cura. Segnaliamo anche la presenza di un bar, necessario, a nostro parere, solo a dissetarsi dopo la partita. Ci limiteremo a scrivere che al posto della porta del bagno c’è una tenda svolazzante, segnalata da un foglio scritto a pc, e che i fucili, elementi sostanziali dello sparare, sono pochi e funzionano male, per non parlare delle pettorine che, in molti casi, sono prive anche delle cinghie per assicurarle. I gestori sono simpatici come un dito nel culo; se non ci credete, ecco un paio di battute a parer loro geniali, a parer nostro stupide come i sassi del fiume: “Come cazzo fai a essere così nero (NDR abbronzato)?”, con il mio ragazzo che risponde flemmaticamente, Yanez De Gomera dei giorni nostri, “Sono così di natura!”. Silenzio imbarazzato. Oppure la tizia, cicciona sia dentro che fuori, che si rivolge al nostro amico più scarso e lo irride dicendo “Se fossi in te, mi vergognerei!”, con una risposta che avrebbe dovuto essere “Se fossi in te, anch’io mi vergognerei, ma a me domani passerà!”. Scherzi a parte, noi ridiamo e ce ne battiamo la ciolla, ma un adolescente alle prime esperienze potrebbe essere intimidito da un atteggiamento tanto spiacevole e maleducato. Piazza Dante permette di arrivare in ogni zona del centro, è raggiungibilissima e circondata da parcheggi (ovviamente a pagamento).

Se si considerasse la prima partita, 9 € per mezz’ora di gioco e 3 € per il tesseramento gli affibbierebbero un 2. Toccato il fondo? Si può ancora scavare. Se un novizio può spendere 12 €, anche solo un quarto d’ora di gioco extra potrebbe portare la spesa alla cifra astronomica di 17 €, soprattutto considerando lo stato dell’arena e del materiale di gioco, nonché del locale. Segnaliamo, per onestà, la promozione del giovedì, in cui le ragazze pagano l’ingresso solo 5 €.

CATEGORIA VOTO
Intrattenimento 9
Durata 5.5
Locale 3
Gestione locale – clientela 2
Collocazione 8.5
Prezzo 3
MEDIA 5.16

CONSIGLIATO: Sì. Non per il locale, né per il personale, né per l’attrezzatura, ma solo perché, se avete un gruppo di amici con cui state bene, è un’esperienza davvero gradevole. Entrate, chiudete gli occhi, tappatevi il naso e divertitevi.