Pub: I 2 Fusti.

I 2 Fusti
Piazza Duca degli Abruzzi 2
Chiuso il lunedì

Quando chiudi una porta, apri un portone: in questo caso, il portone è così grosso da far passare big Marcone e il suo bff Fabio. Dai fondi di via Montevideo ai quasi fondi di via Oberdan, la strada per l’attico è ancora lunga e costellata di panini, pizze, birre, vini, fritti e dolcetti rustici ma onesti e goduriosi. Non possiamo non notare l’ammmòre non solo nella scelta degli ingredienti, quasi tutti dotati di pedigree (es. la carne di Propata), ma anche nella composizione dei piatti, che presentano un indice di fattore Godèndo abbastanza epico.

Meritevole di standing ovation il menù, breve, intenso e organizzato perfettamente: le proposte sono poche ma coprono tutti i campi tipici del pub e della pizzeria. Strano ma bello! Per gli astemi, invece, prevediamo gelo e neve anche a bassa quota.

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Sagra: Festa Della Birra @ Mele (2012).

FESTA DELLA BIRRA
Area impianti sportivi di Mele, tel. 010 6319042
giovedì 12/07/2012 dalle 19.30

QUALITÀ: 3. Purtroppo, l’intelligenza degli organizzatori ha fatto sì che alla festa della birra, non del fagiolo putrefatto della Tasmania del Nord o dello zucchero filato della Birmania pazza e tutta feste, non si potesse bere (!!!), a causa della transumanza da fare in auto per tornare a casa. Ergo, abbiamo deciso di riempirci lo stomaco con altro genere di sostanze: un panino farcito di salsiccia cruda (carne di maiale cruda + estate = cagottus perennis), patatine fritte e un kebab che era saporito ma non si applicava. Il titolo di bevanda regina della serata è andato a una macedonia rossastra mascherata da sangria, o meglio a un’acqua colorata e decorata con pezzetti di roba molliccia frutta – style. Ma dite un po’: il vino ve lo siete bevuto voi? Segnaliamo, inoltre, la latitanza del Grana grattugiato; belin, ma con cosa le condisco, le trofie, con la forfora? Ultimo appunto: se non l’avessimo supplicato, il ragazzo che ci ha preparato il panino ce l’avrebbe servito privo di salse. Come dire, ingoiare sabbia di cantiere.
QUANTITÀ: 5.5. Anche se, per sentirci sazi, abbiamo dovuto sgranocchiare le gambe dei tavoli, la quantità proposta era abbastanza soddisfacente: nel caso del kebab e della patatine sopra la media, nel caso del panino e della sangria, invece, abbiamo sperimentato sulla nostra pelle quanto i Zeneixi possano essere tirchi. Non parsimoniosi, quelli di Voltri sono proprio tirchi. In realtà, quello che ci ha scandalizzati è stata la sangria: il bicchiere costava più di quello che c’era dentro. Ci volete proprio astemi a tutti i costi? Siete forse sul libro paga del Ministero della Salute? Maledetti analcolisti!
AMBIENTE: 2.5. Un campo sportivo anonimo disperso in una stradina anonima, fra un cimitero e un cavalcavia dell’autostrada: l’allegria nell’aria era così tanta che anche moscerini e zanzare sono andati a letto presto, lasciando spazio agli zanzaroni demoniaci della Luftwaffe, che hanno allietato la nostra serata con canti e danze folkloristici tedeschi e scariche di mitra sui polpacci. Infine, anche se la pulizia della cucina e dei tavoli era evidente, i bagni puzzavano in modo raccapricciante: o gli abitanti di Mele non riescono a centrare il buco, o quei bagni non sono puliti dalla Liberazione.
SERVIZIO: 0. Camerieri VS clienti: 30 – 4. Nonostante ciò, un quarto d’ora d’attesa per un panino. Bravi! Trenta persone che se la cianciavano allegramente, senza lavorare o nemmeno fingere di essere occupati. Aggiungiamo che la scelta di mettere un signore anziano un po’ sordo a prendere le ordinazioni, in mezzo a un campo da pallavolo con la musica a palla, non è stata una furbata, o forse sì, visto che grazie a questa mossa da ninja c’ha ciulato 1 €, facendoci pagare un’ordinazione che non avevamo fatto. Condiamo il tutto con un personale si spera in stato d’ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti, forse solo palesemente idiota: per capirci, individui che andavano in tilt alla richiesta di spremere un po’ di maionese nel panino. In un ippodromo, li avrebbero finiti come cavalli azzoppati.
RAGGIUNGIBILITÀ: 4.5. La nostra votazione non comprende la raggiungibilità a piedi o con i mezzi pubblici, perché non la conosciamo. In compenso, se usate l’auto, pregate la vostra stella, perché vi troverete a dover scegliere la strada giusta in un paio di bivi, con una segnaletica scarsissima e semi – nascosta. Al massimo, chiedete indicazioni a uno dei passanti che si è smarrito qualche anno fa e che ancora vaga nella notte, maledicendo il giorno in cui, trent’anni fa, si è allontanato dal compagno di scuola per fare pipì. Unica nota positiva, la possibilità di parcheggio all’interno dell’impianto, praticamente smisurata.
INTRATTENIMENTO: 3. Cronaca di un fallimento totale, ovvero deludere le aspettative anche degli assenti. 1. Chi voleva trascorrere una serata in famiglia, tra bancarelle e birra fredda, si è trovato a fare i conti con quattro banchetti misci che più misci non si può. 2. Chi ha puntato la festa per i Tuamadre è rimasto doppiamente deluso, dato che il concerto è iniziato con più di un’ora di ritardo ed è durato appena un’oretta. Parliamone: questi numeri non si concedono nemmeno a Vasco Rossi, figuriamoci ai Tuamadre (ancora in debito con i Beatles!). 3. I poveri tamarri di periferia, che si aspettavano un paradiso di sbiara e musica tunza, hanno dovuto sorbirsi un concerto che, secondo i piani, avrebbe dovuto già essere concluso. Per tutta la prima parte della serata, abbiamo dovuto comunicare a gesti per colpa degli altoparlanti, che palle (che poi era anche il gesto più frequente)!
INFORMAZIONI: 3. Informazioni abbastanza reperibili, tenendo conto di internet e social network. Peccato che tali informazioni non corrispondessero quasi per nulla alla realtà. Gli organizzatori avranno fatto come Rutelli.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 4. Per un panozzo degno, 4 € sono spendibilissimi; per un bonsai di panino farcito di salsiccia killer, no. Non siamo polemici, avremmo potuto inveire di più.

MEDIA: 3.19

CONSIGLIATO: Assolutamente no. Se vi piacciono i Tuamadre, aspettate che suonino altrove. Se vi piace la musica tunza, andate in discoteca. Se vi piacciono le bancarelle, andate a Ventimiglia, possibilmente di venerdì. Avremmo voluto ingannare la media e dare all’evento un 2: ammirateci per la nostra correttezza!

Bar – Pub: Antica Vetreria Del Molo.

ANTICA VETRERIA DEL MOLO
Vico chiuso Gelsa 8r, tel. 010 2468700
martedì – giovedì 19.30 – 01.30
venerdì – domenica 19.30 – 02.30

QUALITÀ: 9. I panini sono dei signorotti panini, farciti come si confà alla più alta nobiltà, quella, per intenderci, più alta del Cavaliere: carne che finalmente ha il gusto della carne e abbinamenti più complessi di quelli che potrebbero essere elaborati da una scimmia, di quelle che non battono a macchina. Segnaliamo le crepes, soffici e paradisiache, e le patatine, asciuttissime e croccantissime; la birra è squisita, in linea con la qualità e la bontà del cibo. I cocktail sono granate alcoliche che esplodono in bocca ma deflagrano impietosamente nell’intestino; potrebbero anche essere buoni, ma non lo sapremo mai, perché la prima sorsata addormenta per sempre le papille gustative.
QUANTITÀ – VARIETÀ: 9. I panini sono lottatori di sumo che, per arrivare a queste dimensioni incredibili, fagocitano per anni altri panini più deboli della stessa cucciolata, solo per il gusto d’intopparti le arterie. Le patatine sono servite su una a scelta tra Niña, Pinta e Santa Maria scala 1:1, di cui anche le vele sono in realtà riciclate come crepes abnormi. Niente da scrivere di rilevante su cocktail e analcolici. Il menù è ampio ma organizzato, con numerose proposte, suddivise a loro volta in poche alternative ma tutte gustosissime; insomma, un menù in cui gioire dell’abbondanza ma senza confusione.
AMBIENTE: 7.5. Per entrare alla Vetreria, bisogna suonare e attendere di essere ricevuti, dentista – style, ma non inquietatevi: ciò contribuisce a creare, ancora prima di entrare, un’atmosfera intima. Consigliato a chi vuole sentirsi V.I.P. ed è stanco di essere rimbalzato anche dal formaggiaio e da quella vecchietta cieca all’angolo. L’interno, che ha un passato illustre da magazzino navale prima e da bottega vetraia poi, è gradevole e raccolto, arredato con tavoloni e panche di legno. A disturbare quest’atmosfera soffusa e perennemente in penombra intervengono fallosamente la toilette, unica e unisex, e la scala necessaria a raggiungerla, ancora alla Genovese (quindi con un’alzata di un metro e una pedata di un centimetro), minacciosa sia per il fattore buio (i gradini sono d’ardesia… ???) sia per quello alcol.
SERVIZIO: 7. Un servizio nella norma: non è scoppiettante ma, fortunatamente, non ha pecche stile La Goletta, un locale che trasformerebbe anche il Dalai Lama in un nazi violento.
COLLOCAZIONE: 7.25. Il pub è situato nel rione altrimenti noto come “O mêu”; sebbene i caruggi dietro Porta Siberia siano molto caratteristici e popolati da Zeneixi che non sanno cosa sia l’Italiano e che proprio non devi menarcelo, purtroppo la zona, soprattutto in serata tarda, non è tra le più rassicuranti. La possibilità di parcheggio, seppur a pagamento, nelle vicinanze è praticamente illimitata e i collegamenti con i bus sono assicurati fino a notte abbastanza inoltrata.
INTRATTENIMENTO: 8.5. Se sommiamo serate “Cervellone”, meno costose ma soprattutto meno inquietanti di quelle organizzate dai Liggia, eventi gastronomici a tema e una colonna sonora piacevole e talvolta ricercata, il voto non può essere inferiore a questo: bravi, Gianfuretti!
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 8.25. Il prezzo del cibo, date bontà e quantità, meriterebbe un 9; a intaccarlo quello dei cocktail, non esagerato, per carità, ma assolutamente nella norma.

MEDIA: 8.07

CONSIGLIATO: Assolutamente sì. Se state vagando al Porto Antico, sia dopo un giro in centro sia prima o dopo un film al cinema, la Vetreria è una tappa obbligatoria per ogni Zeneise col pedigree.

Bar – Pub: La Goletta.

LA GOLETTA
Via Magazzini del Cotone 3, tel. 010 2518279
lunedì – domenica 7.00 – 1.00

QUALITÀ: 8.5. Nei casi isolati in cui il cliente riesca a ricevere ciò che ha ordinato, o qualcosa che gli somigli, prima di perdere la verginità o, in età già matura, tutti i denti e i capelli (per dirla alla Zeneise, “prima che il belino faccia l’unghia”), rimarrebbe difficilmente deluso: i cocktail sono gustosi e alcolici ma non troppo, gli analcolici hanno un sapore di frutta fresca molto piacevole, il cibo è degnissimo, una spanna sopra la media.
QUANTITÀ – VARIETÀ: 8.5. Il menù è ricco di proposte sia alcoliche sia più alcoliche; anche il reparto “Anche tu puoi imbottirti con i panini imbottiti!” si difende. Inoltre, miracolo!, la lista presenta anche una sezione dedicata agli astemiotti, con tè e tisane, e ai salutisti, con gelati, crepes e cioccolate. La Goletta è anche uno dei pochissimi pub a Zena in cui si serva la Bryton, cioè la bevanda che reclama il titolo di birra luppolata più antica, sebbene la proffia di Storia medievale dell’UNIGE abbia fortemente messo in dubbio tale affermazione, ribadendo però che i Liguri sono stati sicuramente tra i primi a farne uso (ma brava! Ora è colpa nostra se siete tutti alcolizzati!). Belin, prima abbiamo inventato le banche (vedi il Banco di San Giorgio, alla faccia dei Senesi!), poi la birra luppolata per trovare il coraggio di rapinarle! Seriamente, i cocktail sono nella norma, senza infamia né lode, gli analcolici sono standard, il cibo è piuttosto abbondante.
AMBIENTE: 5. All’interno, il pub è grazioso, in stile marinaresco, con timoni e oblò appesi alle pareti; i tavoli di legno e le panche, enormi e comodi, sono organizzati, come la parte esterna, sfruttabile d’estate, comprendente veranda e divanetti vista yacht. Peccato che a intaccare questo quadretto di alcolismo matto e disperatissimo concorrano fattori da romanzo di Stephen King: la toilette sembra una latrina di un campo nomadi, sporca che più sporca non si può, un percorso di guerra che si snoda tra pozze di piscio e di vomito. Chiamate Mistero! I tavolini di plasticaccia posti all’interno della galleria sono squalliderrimi, assediati da barboni erranti che cercano riparo nella notte ridente del Porto Antico. E gli avventori? Inglesi che fanno della ciucca un passatempo quotidiano, ma anche Italiani che, non riuscendo a sostenere il ritmo dei nordici, corrono a imbiancare le pareti del cesso; ad aggravare il tutto, il fatto che i clienti (soprattutto quelli inglesi) siano addobbati in modo improbabile per quanto riguarda il sesso maschile, abbagasciaterrimo per quello femminile (che, diciamolo, generalmente non potrebbe nemmeno permetterselo), dando vita a scene di “corteggiamento” esplicite, poco erotiche e sgradevoli (immaginate una puntata di Wild – Oltrenatura sull’accoppiamento tra manguste e ippopotami).
SERVIZIO: 0. Cominciamo con lo scrivere che, ogni volta che abbiamo ordinato qualcosa di più elaborato di un bicchiere d’acqua, siamo rimasti delusi: una volta perché la cameriera non parlava Italiano (i tre quarti dei nomi delle birre e dei cocktail sono inglesi… ???), una volta perché il cameriere ha ceffato l’ordinazione, una volta perché era tanto ubriaco da non rendersi nemmeno conto di essere un cameriere della Goletta (di due birre, un cocktail e un Caffè Zero, abbiamo visto solo il Caffè Zero, perché ci siamo alzati e ci siamo serviti, in preda alla disperazione!). Generalmente, comunque, anche quando l’ordinazione entra in porto, il tempo di attesa è snervante, anche con il locale vuoto. Storia vera: sabato sera entriamo, ci fermiamo al centro del locale e aspettiamo pazientemente che qualcuno ci rivolga la parola, anche solo per pietà. Nessuna reazione. Dopo cinque/dieci minuti di attesa, cominciamo a cazzeggiare, ma solo per essere notati: di nuovo, nessuna reazione. In preda allo sconforto, il mio ragazzo, piantato in mezzo al locale, grida “MI SCAPPA LA CACCA!“: ebbene, anche così nessuna reazione. Ora, le ipotesi: o il personale è stato tanto educato da ignorarlo per evitargli l’imbarazzo, o soffre di un difetto genetico per cui le orecchie non sono collegate al cervello, o ha dovuto superare un test di stupidità per essere assunto (vedi Pizza Sbrano).
COLLOCAZIONE: 6.5. Odiamo il Porto Antico con tutte le nostre forze: è inutile, squallido e brutto, un parto della mente malata di Renzo Piano, estraneo totalmente al contesto del centro storico. Il locale ringrazi Dio per la vista yacht e per la vicinanza del cinema.
INTRATTENIMENTO: 4. Questo locale presenta tre problemi irrisolvibili: i barboni in inverno, la musica tanto alta da impedire qualsiasi conversazione in estate, i buzzurri che lo affollano tutto l’anno.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 7. Come scritto per la quantità, senza infamia né lode: i prezzi sono generalmente adeguati e nella media.

MEDIA: 5.64

CONSIGLIATO: Nì. Solo se, in preda alla fretta e all’ansia per la coda, arrivate allo Space in anticipo di mezz’ora.

Bar – Pub: Imbarco 1.

Imbarco 1
Via G. Caboto 22r, tel. 010 3726454
martedì – domenica 18.00 – 1.00

Da cammelli quali siamo, cominciamo dagli alcolici: la selezione delle birre è abbastanza ampia e include, accanto alla solita Nastro Azzurro (che chiamarla birra è un complimento), prodotti di qualità grazie a Dio più elevata. I cocktail non ci suscitano nessun ricordo particolare, il che è un bene, perché se fossero stati munnezz ci sarebbero sicuramente rimasti impressi, e se fossero stati velenosi non saremmo qui a scrivere belinate. Riguardo al cibo, commentiamo solo le patatine, contorno solito e banale di una serata da beoni, che, secondo la nostra opinione umilissima (che maniman qualcuno ci denuncia!), sono asciutte e croccanti; inoltre, i piatti che hanno sfilato sotto i nostri occhi sembravano invitanti e promettevano l’acquolina. Il menù ci sta dentro, spacca di brutto, solo occasionalmente pompa nelle casse tonnanti, quelle di tonni (tonny per gli amici); traducendo nel linguaggio dell’uomo pensante, è vario e articolato, ma non confusionario, con molte proposte di cui nessuna superflua. I cocktail si presentano in quantità media, non annacquati ma nemmeno “stupefacenti”, i piatti invece sono decisamente abbondanti, considerando che l’Imbarco 1 non è un ristorante ma un pub; anche i panini hanno il loro perché, visto che un hot dog è una mezza baguette, detta “alla Godzilla” (sempre che Godzilla, con le sue braccine corte, riesca ad afferrarlo e a mangiarlo senza sgranocchiarsi anche mezza zampetta!).

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