Aggiornamento: Pizza Sbrano.

Notifichiamo a tutti i lettori, preoccupati e timorosi di non poter più assistere a scene di incompetenza e tamarraggine straordinarie, che PIZZA SBRANO E’ APERTO.

Orsù, smettete di frignare nel buio delle vostre case e approfittate dell’apertura scoppiettante del muro del pianto dei panifici.

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Bar – Pub: Rock Café.

ROCK CAFÉ
Via Malta 15, tel. 010 565896

QUALITÀ: 5. Le nostre esperienze culinarie ci permettono d’insultare malamente il locale: il cibo è effettivamente grammo. Nell’accezione più genovese del termine. Purtroppo, possiamo dire altrettanto dei cocktail: sebbene durante le nostre scorribande alcoliche abbiamo ingurgitato intrugli peggiori, il ghiaccio nei bicchieri fa pensare che i petrolieri (tutti tranne Garrone, pace all’anima sua!), abbiano ragione nell’affermare che lo scioglimento dell’Artide non sia da imputare esclusivamente alle automobili: anche il Rock Café fa la sua parte.
QUANTITÀ – VARIETÀ: 8. I cocktail sono nella media, banalmente (come i calzini a letto): almeno qui i drink non sono serviti nelle arbanelle (ma vaff…)! Gli aperitivi sono faraonici, da record, basti pensare che gli avanzi fanno da stuzzichini fino alle 2.00. Dell’anno dopo. Purtroppo, il voto è intaccato dal fatto che il menù è spesso latitante, come Provenzano: l’abbiamo incontrato (il menù, non Provenzano) mentre passeggiava in compagnia delle sopracciglia di Lily Collins, poi l’abbiamo perso di vista come Keyser Söze. La più grande beffa che il menù abbia mai fatto è stata convincere il mondo che lui non esiste.
AMBIENTE: 3.5. Perché c’è di peggio (???). Il bar potrebbe essere scambiato per il garage di Renzo Piano; un bambino di quattro anni, se armato con una dozzina di Lego, avrebbe fatto meglio. Almeno avrebbe messo la porta. Il locale è immenso, suddiviso in un numero indefinito di salette delle quali, peraltro, solo due sono sfruttate per il servizio bar. Ma bravi! Parliamo dell’interno, dato che la veranda è accettabile (e sottolineiamo accetta, e sottolineiamo bile): avete presente Disco Inferno? Ecco, shakeratelo con Pimp My Ride e otterrete l’orrore. Il ritratto dell’avventore medio è sicuramente quello di un personaggio colorito: occhiali alla Ray Charles per difendere gli occhi dall’abominio estetico, cotta di maglia per difendere i fianchi dalle gomitate degli altri clienti (vicini, troppo vicini), bastone uncinato per chiudersi la porta della toilette dietro le spalle e tuta anticontaminazione per difendersi dal virus pisellovoro/piselloforo che ha dimora fissa nel wc. Inutile dire che l’avventore suddetto abbia, solitamente, anche problemi evidenti con la tamarraggine e l’alcol: giusto per darvi un’idea, ragazzi con indumenti rosa fuxia, cappellino, marsupio, buzza e rapporti non corrisposti con la grammatica italiana, accompagnati da ragazze con minigonna girovulva, tacco da Cugino di Campagna, trucco spalmato da Mimmo il cazzuolaro e rapporti non corrisposti con l’autostima.
SERVIZIO: 4. Considerando che la maggior parte dei camerieri non è di madrelingua italiana, non possiamo aspettarci conversazioni brillanti e battute sagaci, non tanto perché non ne sarebbero all’altezza, quanto perché la loro conoscenza della lingua li limita. A parte questo, ciò che si ordina si riceve rapidamente e senza intoppi, requisito minimo indispensabile per qualsiasi bar/pub/pizzeria ecc. Neo di Matrix: alla consegna dell’ordinazione si richiede il pagamento immediato, in contanti, sulla punta dei polpastrelli che guai, con l’impossibilità di conti separati, il che, come al solito, significa che quelli con la faccia da pirla non pagano mai. Gesù, se ci sei, sai cosa fare.
COLLOCAZIONE: 7.5. La zona in cui il pub è situato è a metà strada tra i vicoli e corso Italia, offrendo così ai clienti una scelta ampia di mete successive all’aperitivo; la raggiungibilità è ottima, sia con mezzi pubblici (qualsiasi bus a qualsiasi ora) sia con mezzi propri (la disponibilità di parcheggio nelle vicinanze è pressoché inesauribile) sia a bordo d’ippogrifo. Peccato che l’unica forma d’intrattenimento nella zona, se non amate il teatro, siano le coltellate provided by Barboni Assassini Brignole S.p.a.
INTRATTENIMENTO: 4. Ricordiamo in breve alcuni dettagli illuminanti: 1. la musica è assordante, oltre che scrausa a livelli deprimenti (la solitudine di Laura Pausini, che vaga sulla sua spiaggetta con il gilet di velluto mentre tutti le passano accanto in shorts e infradito), 2. il karaoke è molestissimo, nonché riservato solo agli stonati, 3. l’atmosfera è intima quasi quanto quella della mensa dell’AMT. L’unico pregio è la possibilità di osservare la flora e la fauna del luogo: risate assicurate.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 7. Fate astrazione dalle papille gustative e limitatevi a riempire le fauci. Costa poco.

MEDIA: 5.57

CONSIGLIATO: Nì. Solo in caso di apocalisse zombie. Anche loro si vergognano di farsi vedere con i clienti del Rock Café.

Aggiornamento: Bagni Liggia.

Siamo tornati sul luogo del delitto (YEEEEEEAAAAAAHHHHHH, inforcando gli occhiali da sole come ogni detective di Miami che proprio noncelodevimenare, Frank Susina!) per appurare che il 7.5 al servizio dei Liggia della nostra recensione precedente era frutto di ubriachezza molesta o di allucinazione collettiva: in sostanza, ci siamo calati i funghi e tutti sono diventati magicamente carini, simpatici e affabili (Sasquatch is my daddy and he’s going to protect… ME!).

È noto che nella stagione estiva il tasso di suicidi aumenti esponenzialmente; nel caso dei Liggia, a giudicare dalle facce dei camerieri, ad aumentare esponenzialmente è stato il tasso di fancazzismo in orario lavorativo. Di quattro dipendenti che ci hanno servito nelle nostre ultime visite al locale, uno, addetto alla cassa, è spedito e cordiale, un’altra, una delle due cameriere, non resta certamente con le mani in mano, gli altri sono cartonati che il bar ha comprato per supplire alla carenza di personale umano senziente. Di questi due esemplari di homus indesbelinatus, la più “normale” è colei che si limita, con candore, a ignorare i clienti, non dimenticando però di elargire generosamente sorrisi mentre cammina inspiegabilmente, senza meta, all’interno della sala (probabilmente ha già iniziato ad allenarsi per le Olimpiadi); l’altro, il campione della specie, il maschio alfa, ha colto l’essenza stessa dell’esistenza, cioè il non fare un belino e percepire uno stipendio per non fare un belino, o meglio (siamo equi) fa qualcosa, ma non serve. Vi diamo qualche indizio: un computer, un sito di poker online, una bottiglia di birra ciulata senza ritegno dal bancone, cuffioni da falegname e musica che pompa potente nelle casse tonanti (che imbarazzo!), il tutto associato a un aspetto palesemente trasandato e sporco, del tipo “Sono talmente unto che il nuovo spot dell’olio Bertolli vedrà una mano che non strizza olive ma una ciocca dei miei capelli”. Vi basti sapere che, capitati avventurosamente ai Liggia in una sera in cui erano snobbati da tutti (i clienti saranno stati meno di dieci), ma soprattutto in cui gli unici a occuparsi degli avventori erano i due di cui sopra, non solo abbiamo dovuto attendere una mezz’ora al termine della quale, per la disperazione, abbiamo deciso di portare (noi stessi) le nostre comande al bancone, ma abbiamo dovuto attendere un’altra mezz’ora anche per ricevere le nostre birre (anche perché le patatine si sono manifestate dopo un’ennesima attesa, estenuante).

Sebbene il nostro racconto sembri esagerato, questo è solo l’esempio più eclatante di una serie di serate storte in cui disguidi di questo genere sono stati sempre più frequenti. In seguito a tali esperienze raccapriccianti, il nostro 7.5 diventa un 4 senza possibilità d’appello.

BAGNI LIGGIA
SERVIZIO: 7.5 > 4
MEDIA: 7.25 > 6.75

Bar – Pub: Bagni Santa Chiara.

BAGNI SANTA CHIARA
Via Flavia 4, tel. 339 8617167

QUALITÀ: 8.5. La qualità proposta è di un livello medio – alto: basti pensare ai cocktail che, se motivati adeguatamente, si esibiscono in performance gastro – intestinali di tutto rispetto. Saremmo tutti capaci di riempire i bicchieri con benzina agricola gassata a scoregge, ma poi sfideremmo chiunque a renderla anche appetitosa! Gli analcolici sono spettacolosi, frizzantini e con un retrogusto d’agrume molto dissetante. Abbiamo appena scoperto l’esistenza del cibo, fatto che ci ha profondamente turbati dato che la gestione precedente (e mitica) offriva solo bevande.
QUANTITÀ – VARIETÀ: 5.5. Giuriamo che, come in X – Files, i fatti che seguono sono veritieri. In una notte di luna piena, io (maschio) mi avvicino al bancone con aria assetata; un barista dall’occhio intorpidito dalla visione di ore di GF mi chiede “Oh, meistru, cosa ti do?”. “Vorrei un Jack & Coca”. Alcuni minuti dopo, ricevo finalmente il mio cocktail e, dopo aver pagato, comincio a sentire una risatina inquietante da non so dove; tra l’incuriosito e l’atterrito, mi guardo intorno, ma i frequentatori del locale hanno la faccia di chi se ne incannella di lungo. Tendo l’orecchio: la risatina isterica sospetta mi giunge dal basso. Corro freneticamente in bagno, apro la patta e guardo: il mio belino si sta facendo grasse risate. Penso: “Meno male! Anche perché qui, se hai sete, non ti sputano nemmeno in bocca! Almeno ho trovato un modo di divertirmi in solitaria che non mi renda più miope!”. Esagerazioni a parte, lo standard proposto dal locale è abbastanza sotto la media. Il menù è presente sulla fascia (del bancone), ma si mostra poco, ottimo in caso di aggregazione illegale di fumatori lì davanti; perciò, voto insufficiente anche se le proposte sono abbastanza varie e buone per tutti i gusti.
AMBIENTE: 7. Il voto sull’ambiente è il risultato di un alto e di un basso. 10 e lode, quasi 11, al locale in sé, una perla, una palafitta sul mare, indubbiamente il bar di Genova più affascinante e scenografico; siamo pronti a giurarlo davanti a Josè Mourinho e a Vince Neil, l’atmosfera che si respira tra le travi di legno blu e le onde, chiusi nella gola irraggiungibile sotto il castello, è introvabile anche nel bar migliore di tutta la Riviera. Questo quadro idilliaco è rovinato completamente dagli avventori, che si dividono in due categorie: i viecchi, che hanno trent’anni per gamba ed esclamano “Porca paletta!” in barba alla mancanza di dignità, e i meno viecchi, distinguibili dai primi perché hanno meno rughe in faccia (ma non sempre). Stiamo parlando di una clientela imbalsamata, che beve il tè col mignolino alzato, per cui la Madonna del Petrolio è uno stile di vita, che affibbia soprannomi molesti a chiunque (Vevve, Ludo, Mavi, Lolli, Tatti, Franci, Holly…) e che si porta in giro un piattino di merda di cane per avere la puzza sotto il naso sempre a portata di mano. Il rischio per un ragazzo “normale” è quello di sentirsi a disagio come un muratore alla corte di Luigi XIV. Nulla da ridire sulla pulizia.
SERVIZIO: 0. Servizio assente, ma solo per i soliti stronzi: se conoscete i gestori, siete serviti e riveriti, con tanto di servetto personale che vi unisce i tavoli, vi sposta le sedie e vi beve i drink, esclamando “Mmmh, che buono!” (che poi, con tutti quegli amici, è già condannato a una morte per cirrosi epatica!). Se siete pezzunti, invece, sarete costretti ad allestirvi un tavolo (nemmeno foste all’Ikea), raccattare sedie in giro per il bar, ordinare al bancone, aspettare quelle due o tre rivoluzioni storiche e, infine, camallarvi le ordinazioni al tavolo senza nemmeno l’aiuto di un vassoio. Almeno, all’Imbarco 1, i gestori lanciano i menù in faccia a tutti, Godzilla e non. Infine, segnaliamo l’abitudine inquietante e disgustosa del personale di sedersi, o peggio svaccarsi stile barbone, con tanto di piedi nudi (per carità, se li laveranno anche, ma noi che ne sappiamo?) sulle panche, in mezzo ai clienti.
COLLOCAZIONE: 8.5. La collocazione geografica è splendida, raggiungibile per mezzo di una scalinata o di un sentiero tra gli scogli. Ordinate una birra in una serata di luna piena, con la brezza marina riscaldata dalle rocce che vi accarezza il viso, e godetevi il panorama: sarà un’esperienza da brivido. Inoltre, il locale è vicino alle maggiori spiagge di Genova, a corso Italia, Boccadasse, Sturla e Quarto e  la possibilità di parcheggio è consistente, come il pessimismo genovese. Purtroppo, il bar non è solo lontanissimo da ogni fermata di mezzo pubblico, ma è anche inaccessibile a chiunque abbia difficoltà motorie (problemi fisici? Tacchi alti? Vista bassa? Balle a terra? O forse troppo alcol nel sangue?).
PS. Bevete finché la marea è alta, smettete di botto e correte giù per il sentiero, ma attenzione ai punti in cui questo è sotto il livello del mare, perché quel gondone si allepega peggio delle lûmasse bause.
INTRATTENIMENTO: 7. 10 all’atmosfera, all’intimità, allo sciabordio delle onde, al guardare il mare stando SUL mare, ma il sottofondo (manco tanto sotto) di De Andrè in loop, alla lunga, ci plastifica le cugge.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 5. Due Corona sale & limone 10 €. Un toast 6 €. Dopo cagavamo oro!

MEDIA: 5.93

CONSIGLIATO: Assolutamente sì. Ignorate la quantità dei cocktail, i gestori, gli avventori, la musica, sedetevi in posizione strategica e guardatevi intorno. Un’ultima considerazione: dare 5.93 a questo locale è molto doloroso, visto che potrebbe ambire al 10 e lode grazie al suo aspetto e alla sua collocazione; l’impressione è quella, pietosa, di un cavallo da corsa costretto a zoppicare.

Bar – Pub: La Goletta.

LA GOLETTA
Via Magazzini del Cotone 3, tel. 010 2518279
lunedì – domenica 7.00 – 1.00

QUALITÀ: 8.5. Nei casi isolati in cui il cliente riesca a ricevere ciò che ha ordinato, o qualcosa che gli somigli, prima di perdere la verginità o, in età già matura, tutti i denti e i capelli (per dirla alla Zeneise, “prima che il belino faccia l’unghia”), rimarrebbe difficilmente deluso: i cocktail sono gustosi e alcolici ma non troppo, gli analcolici hanno un sapore di frutta fresca molto piacevole, il cibo è degnissimo, una spanna sopra la media.
QUANTITÀ – VARIETÀ: 8.5. Il menù è ricco di proposte sia alcoliche sia più alcoliche; anche il reparto “Anche tu puoi imbottirti con i panini imbottiti!” si difende. Inoltre, miracolo!, la lista presenta anche una sezione dedicata agli astemiotti, con tè e tisane, e ai salutisti, con gelati, crepes e cioccolate. La Goletta è anche uno dei pochissimi pub a Zena in cui si serva la Bryton, cioè la bevanda che reclama il titolo di birra luppolata più antica, sebbene la proffia di Storia medievale dell’UNIGE abbia fortemente messo in dubbio tale affermazione, ribadendo però che i Liguri sono stati sicuramente tra i primi a farne uso (ma brava! Ora è colpa nostra se siete tutti alcolizzati!). Belin, prima abbiamo inventato le banche (vedi il Banco di San Giorgio, alla faccia dei Senesi!), poi la birra luppolata per trovare il coraggio di rapinarle! Seriamente, i cocktail sono nella norma, senza infamia né lode, gli analcolici sono standard, il cibo è piuttosto abbondante.
AMBIENTE: 5. All’interno, il pub è grazioso, in stile marinaresco, con timoni e oblò appesi alle pareti; i tavoli di legno e le panche, enormi e comodi, sono organizzati, come la parte esterna, sfruttabile d’estate, comprendente veranda e divanetti vista yacht. Peccato che a intaccare questo quadretto di alcolismo matto e disperatissimo concorrano fattori da romanzo di Stephen King: la toilette sembra una latrina di un campo nomadi, sporca che più sporca non si può, un percorso di guerra che si snoda tra pozze di piscio e di vomito. Chiamate Mistero! I tavolini di plasticaccia posti all’interno della galleria sono squalliderrimi, assediati da barboni erranti che cercano riparo nella notte ridente del Porto Antico. E gli avventori? Inglesi che fanno della ciucca un passatempo quotidiano, ma anche Italiani che, non riuscendo a sostenere il ritmo dei nordici, corrono a imbiancare le pareti del cesso; ad aggravare il tutto, il fatto che i clienti (soprattutto quelli inglesi) siano addobbati in modo improbabile per quanto riguarda il sesso maschile, abbagasciaterrimo per quello femminile (che, diciamolo, generalmente non potrebbe nemmeno permetterselo), dando vita a scene di “corteggiamento” esplicite, poco erotiche e sgradevoli (immaginate una puntata di Wild – Oltrenatura sull’accoppiamento tra manguste e ippopotami).
SERVIZIO: 0. Cominciamo con lo scrivere che, ogni volta che abbiamo ordinato qualcosa di più elaborato di un bicchiere d’acqua, siamo rimasti delusi: una volta perché la cameriera non parlava Italiano (i tre quarti dei nomi delle birre e dei cocktail sono inglesi… ???), una volta perché il cameriere ha ceffato l’ordinazione, una volta perché era tanto ubriaco da non rendersi nemmeno conto di essere un cameriere della Goletta (di due birre, un cocktail e un Caffè Zero, abbiamo visto solo il Caffè Zero, perché ci siamo alzati e ci siamo serviti, in preda alla disperazione!). Generalmente, comunque, anche quando l’ordinazione entra in porto, il tempo di attesa è snervante, anche con il locale vuoto. Storia vera: sabato sera entriamo, ci fermiamo al centro del locale e aspettiamo pazientemente che qualcuno ci rivolga la parola, anche solo per pietà. Nessuna reazione. Dopo cinque/dieci minuti di attesa, cominciamo a cazzeggiare, ma solo per essere notati: di nuovo, nessuna reazione. In preda allo sconforto, il mio ragazzo, piantato in mezzo al locale, grida “MI SCAPPA LA CACCA!“: ebbene, anche così nessuna reazione. Ora, le ipotesi: o il personale è stato tanto educato da ignorarlo per evitargli l’imbarazzo, o soffre di un difetto genetico per cui le orecchie non sono collegate al cervello, o ha dovuto superare un test di stupidità per essere assunto (vedi Pizza Sbrano).
COLLOCAZIONE: 6.5. Odiamo il Porto Antico con tutte le nostre forze: è inutile, squallido e brutto, un parto della mente malata di Renzo Piano, estraneo totalmente al contesto del centro storico. Il locale ringrazi Dio per la vista yacht e per la vicinanza del cinema.
INTRATTENIMENTO: 4. Questo locale presenta tre problemi irrisolvibili: i barboni in inverno, la musica tanto alta da impedire qualsiasi conversazione in estate, i buzzurri che lo affollano tutto l’anno.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 7. Come scritto per la quantità, senza infamia né lode: i prezzi sono generalmente adeguati e nella media.

MEDIA: 5.64

CONSIGLIATO: Nì. Solo se, in preda alla fretta e all’ansia per la coda, arrivate allo Space in anticipo di mezz’ora.