Cinema: Sherlock Holmes – Gioco Di Ombre.

SHERLOCK HOLMES – GIOCO DI OMBRE
Regia: G. Ritchie
Genere: Azione
Anno: 2011

TRAMA: Bombe di matrice anarchica esplodono a Strasburgo e a Vienna, un magnate indiano del cotone è investito da uno scandalo e un industriale americano dell’acciaio muore misteriosamente. Eventi casuali? Non per Sherlock Holmes, che ha intuito un piano criminale ideato dal professor Moriarty, uomo dall’intelligenza sopraffina e privo di qualsiasi coscienza; Holmes strappa Watson alla luna di miele e lo trascina a Parigi, in Germania e infine in Svizzera. La partita a scacchi con Moriarty è tesissima, la posta in gioco è nientemeno che il corso della storia.
LUCI: Chi comincia bene è già a metà dell’opera, perciò questo film meriterebbe la sufficienza anche solo per la rosa di personaggi che schiera: Robert Downey Jr. e il suo Sherly, incantevole anche (o forse soprattutto) vestito da “signora”, anche se qui chiedersi quale sia il confine tra la sua bravura e l’autobiografia è più che legittimo; Jude Law e il suo John Watson, incurante della pelata (ci domandiamo: avrà mai dovuto usare un pettine in vita sua?) e della buzza, a metà tra il medico e il bullo delle elementari; Stephen Fry e il suo Mycroft, incapace quanto etero; tutti i personaggi femminili (zingara esclusa, ovviamente), donne cazzutissime quanto se non più degli uomini. I dialoghi, eccezziunali veramente, intelligenti, sarcastici e divertentissimi, simili spesso a battibecchi tra comari. Inoltre, come se il regista fosse lo stesso Holmes, il mistero della trama è svelabile attraverso la serie di dettagli disseminati lungo tutto il film, non sempre così espliciti da poter essere colti durante una prima visione (proprio come il 16 agosto, quando tentate di ricostruire quello che avete combinato ieri sera perché avete perso le braghe!). Ricostruzioni storiche, ambientazioni, costumi ed effetti speciali sono curatissimi e contribuiscono a rendere questo film godibilissimo anche dal punto di vista visivo.
OMBRE: La trama è priva di quel fascino esoterico e un po’ inquietante che caratterizza i racconti di Conan Doyle e che ha reso così intrigante la prima pellicola e quasi ogni film che ha avuto come protagonista il celebre detective (es. Piramide Di Paura); qui la vicenda ruota invece intorno a una faccenda umana, troppo umana, cioè il denaro. Un po’ banale, no? Sarà forse per questo motivo che le scene d’azione, tra pestaggi, duelli e fughe rocambolesche, si sono moltiplicate a dismisura e prolungate all’infinito? Mah. Un esempio? La fuga dalla fabbrica: due cojoni! Infine, il personaggio di Simza, che dovrebbe essere uno dei tre personaggi fondamentali della trama nonché l’erede femminile di Irene Adler nonché zingara violenta, ma che riesce a essere utile solo per dare lavoro alle truccatrici.

VOTO: 7.25

CONSIGLIATO: Sì. Se avete visto il primo film e se vi è piaciuto, è consigliabile vedere anche questo, perché arricchisce la conoscenza del personaggio e perché, nonostante tutto, è accattivante e divertente.

SE VI È PIACIUTO, CUZZATEVI ANCHE: Piramide Di Paura (1985), La Leggenda Degli Uomini Straordinari (2003), Sherlock Holmes (2009).

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Cinema: Killer Elite.

KILLER ELITE
Regia: G. McKendry
Genere: Azione
Anno: 2012

TRAMA: Danny e il suo mentore Hunter sono killer che operano nello spionaggio ai livelli massimi; durante un’azione, Danny scopre di aver rischiato di uccidere un bambino e va in crisi (???), ritirandosi dal servizio attivo. Dovrà però tornare a uccidere quando uno sceicco, che vuole vendicare la morte dei suoi figli caduti nel conflitto in Oman, prende in ostaggio Hunter: l’uomo sarà liberato solo se Danny ucciderà i tre killer, facendo sembrare accidentali le loro morti.
LUCI: Un proctologo vede più luci nella sua carriera di quante noi ne abbiamo viste in questo film. Non salviamo nulla, nemmeno la trama, nemmeno gli attori, nemmeno i font dei titoli di testa; nemmeno la polvere del deserto era fatta bene, dai, era evidentemente pangrattato! Ci godiamo un frego (great!): anche sforzandoci con tutte le nostre celluline grisge, non riusciamo a trovare nemmeno una lucina, al di là del fatto che, in mezzo a tanta rumenta, salviamo solo, paradossalmente, le performance di Jason Statham e di Clive Owen, che sono riusciti a rendere le loro inquadrature quanto meno guardabili.
OMBRE: La trama è talmente insipida e scontata che la precisazione sulla verità di questa vicenda diventa necessaria e inquietante. I personaggi non sono piatti, di più. Le ambientazioni non sono finte, di più. Le musiche non sono inascoltabili, di più. I dialoghi non sono ignoranti, di più (ne riportiamo alcuni: “La vita è come leccare miele da un cactus”, ” – Io ho chiuso con gli omicidi! – Ma gli omicidi non hanno chiuso con te!” e soprattutto “Mia moglie lo ama, mia figlia lo ama, anche gli animali selvatici lo amano!”). Le scene d’azione non sono realizzate male, di più; anche se, ammettiamolo, forse i momenti del film in cui nessuno parla sono i meno traumatici. Se le nostre citazioni poetiche non vi avessero convinto, pensate che questi sono i dialoghi più osceni (dopo quelli di Biancaneve E Il Cacciatore) della storia del cinema mondiale ed extraterrestre. Da simpatizzanti di Statham, avremmo voluto scrivere che solo Steven Seagal avrebbe potuto fare peggio, ma sarebbe stata una balla, perché alcuni film del citato Seagal sono tutto tranne che noiosi. Un film che, dopo il titolo, è già tutta pellicola sprecata.

VOTO: 3

CONSIGLIATO: Sì. Sappiamo che consigliare questo film, dopo tutto ciò che abbiamo scritto, possa sembrare incoerente e criminoso; il problema è che Killer Elite è talmente brutto, ma talmente brutto, che vedendolo si ride di gusto e ci si diverte a sfotterlo ogni cinque minuti.

SE VI È PIACIUTO, STATE MALE: The Transporter (2002), Crank (2006), I Mercenari (2010), I Mercenari 2 (2012).

Cinema: Men In Black 3.

MEN IN BLACK 3
Regia: B. Sonnenfeld
Genere: Azione
Anno: 2012

TRAMA: Boris l’animale è un alieno brutto e cattivo; rinchiuso in un carcere di sicurezza massima sulla Luna, fugge e semina il panico sulla Terra. Il suo obiettivo è uccidere l’agente K, che quarant’anni prima lo ha sbattuto in prigione dopo averlo privato di un braccio. L’attacco imminente alla Terra e la “dipartita” di K spingono J a viaggiare indietro nel tempo, alla ricerca di un passato da modificare perché il futuro sia migliore e K sia “socievole” e sereno.
LUCI: La trama, strutturata coerentemente, originale e divertente; forse il primo film della trilogia a superare la simpatia e a presentare una vicenda, oltre che spassosa, consistente. Se nel primo K, dopo aver assoldato il coglioncello J, è chiamato a sconfiggere un vermone alieno, con addosso il suo Edgar – abito (stima massima al regista per aver partorito un’idea simile), e nel secondo è richiamato in servizio per impedire la distruzione della Terra ma soprattutto per dare a Sonny la scusa per offrire agli spettatori la visione di un’aliena tettuta e abbagasciata, qui la trama poggia su una serie di sviluppi che approfondiscono le relazioni tra i personaggi e stanno in piedi da sole, nonostante qualche “nebbia” della vicenda che non si dirada mai del tutto, come nella mente di quest’uomo. Sebbene tratti prevalentemente di viaggio nel tempo, non c’è nessun punto in cui lo spettatore non capisca chiaramente cosa stia accadendo, chi sia chi e cosa stia facendo. Gli attori sono tutti spettacolari, anche Tommy Lee Jones, soprattutto Tommy Lee Jones, perché si può essere attore in due modi: o ricoprendosi di rughe a furia di espressioni facciali o, come nel suo caso, ricoprendosi di rughe.. boh! Will Smith è, come al solito, il protagonista del set e dà sfoggio di una bravura insuperabile e di una fisicata tutta sua (non possiamo dire lo stesso della fisicata metafisica di Nicholas Cage in Ghost Rider, che in maglietta è la metà di quand’è nudo; nasconderà una pompetta da qualche parte, forse sotto il parrucchino?). Josh Brolin è magnifico, anche perché non sappiamo quale incantesimo/droga abbia usato/abusato, ma sembra davvero un Tommy Lee Jones più giovane di centocinquant’anni, cioè come lo vedete oggi. Anche l’antagonista, raccapricciante in vero stile M.I.B., e i personaggi secondari, geniali (es. Andy Warhol, agente sotto copertura stressato e senza idee, o Griffin l’alieno) e curatissimi. Le ambientazioni, soprattutto la New York degli anni ’60, e la colonna sonora, adeguate, colorate e anche un po’ psichedeliche. Sia maledetto chi ha avuto la chioma sullo stomaco e l’ardire oltraggioso di sussarsi tutta la saga di Twilight e non si è purificato guardando almeno una commedia di Sonnenfeld (di quelle belle); ecco, a te diciamo: “La turbo – diarrea (che non esiste al momento, ma ci stiamo lavorando) ti perseguiterà. Hai presente quando Sturla è stata sommersa dalla merda (sì, bimbi, non era fango, era proprio merda!)? L’artefice è stato uno beffato dal tuo stesso destino cinico e baro!”.
OMBRE: La trama non è particolarmente complessa, ma nonostante ciò lascia lo stesso troppi interrogativi irrisolti, tanto che è necessario “studiare” la pellicola almeno un paio di volte per cogliere a pieno tutte le sfumature. Aggiungiamo che, stavolta, gli effetti speciali hanno cannato: paradossalmente, sebbene più antiquati e meno tecnologici, erano realizzati meglio negli altri due film.

VOTO: 7.75

CONSIGLIATO: Sì. Se siete appassionati della saga o della comicità alla Sonnenfeld, anche assolutamente sì. Conclusione triste e amara: i soldi spesi meglio nell’anno cinematografico in corso sono stati quelli per The Avengers e per M.I.B. 3; ciò la dice lunga sulla qualità degli altri film in uscita.

SE VI È PIACIUTO, CUZZATEVI: Men In Black (1997), Men In Black II (2002).

Cinema: The Avengers.

THE AVENGERS
REGIA: J. Whedon
GENERE: Azione
ANNO: 2012

TRAMA: Loki scende sulla Terra per impossessarsi del Tesseract, un cubo asgardiano di potenza inimmaginabile, e ridurre gli umani a suoi sudditi. Nick Fury, direttore dello S.H.I.E.L.D., decide di chiamare all’appello i Vendicatori, un gruppo di supereroi che non hanno mai combattuto insieme ma che rappresentano l’unica possibilità di salvare il pianeta.

LUCI: Lo ammettiamo: ci aspettavamo una mezza cagata fumante, anzi, una cagata fumante e basta. Invece no (grazie a Dio, perché il biglietto non è stato proprio regalato!). Trama equilibrata, né rudimentale (stile “So’ er buono e meno er cattivo!”) né arzigogolata al limite della fusione delle scelluline grisge. Personaggi caratterizzati (strano, perché si tratta pur sempre di un film sui supereroi, ma si tratta anche pur sempre del regista di Buffy!) e capaci di dividersi equamente lo spazio all’interno della pellicola, anche se il Downey Jr. oscura tutti, suo malgrado, con un inarcamento del sopracciglio sinistro, quello del Diavolo. Sottolineiamo che, soprattutto nell’ambito dei film d’azione, si è vista raramente una pellicola che non ci dia una botta lì nell’ultima mezz’ora, ma che sviluppi la vicenda con cura e coerenza. Inoltre, ladies & gentlemen, anche i buoni le prendono di santa ragione:  per la prima volta, il supercattivo (che poi è Katy Perry col peacock) non muore chiudendosi il belino nella zip. I dialoghi non affondano nella banalità né nella retorica; quante volte le nostre orecchie martoriate hanno dovuto ascoltare frasi tipo “Non arrenderti, Johnny Susina! Quanti innocenti moriranno senza il tuo aiuto, zio!”, ma soprattutto la peggiore “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità!” (non è vero: da grandi poteri derivano ville a Montecarlo, Ferrari nel garage e una cabina armadio, se non un paio). Elemento fondamentale del film è, indubbiamente, l’ironia, che alleggerisce l’epicità e la durata eccessiva di alcune battaglie (il mio filosofo si dissocia, affermando che “Il sangue ci piace un frego!”, ma non ascoltatelo, perché lui apprezza il film su Dylan Dog, quindi non è degno di discutere di cinema!). 3D straordinerio, forse il primo esempio di pellicola che sfrutti a pieno questa tecnologia, tanto da valorizzare anche la scena meno spettacolare (altro che Avatar!). Infine, gli attori: sebbene alcuni si siano limitati a indossare costumi sgargianti (sì, Captain America, stiamo parlando di te!) o a irretire il pubblico femminile con capelli biondi e occhi azzurri (sì, Thor, stiamo parlando di te!), le performance sono state complessivamente positive. Merito al regista per aver valorizzato personaggi insipidi come Captain America, cui lo spettatore non avrebbe dato neanche una banconota da 2 €, e aver reinterpretato un eroe “difficile”, piatto e abusato come Hulk, rendendolo simpatico e (incredibile!) intelligente.

OMBRE: I personaggi femminili, come quella belloccia burrosa e fastidiosa di Scarlett Johansson o Robin Scherbatsky, sono piuttosto inutili. Anche fra i maschietti gli esempi di oscenità cinematografica non mancano, vedi Nick Fury alias la fiura delle banalità (scusate il gioco di parole, ma se siamo troppo simpatici prendetevela con Dio!): Samuel, ok che ti hanno pagato per asserire che “L’acqua bagna!” o “Il fuoco brucia!”, ma torna immediatamente a collaborare con Tarantino e datti cento frustate per ogni minuto in cui sei apparso in questo film. I primi dieci minuti, piatti e noiosi, tanto da far prevedere un seguito non proprio eccezionale: tenete duro e non ve ne pentirete.

VOTO: 8

CONSIGLIATO: Assolutamente sì. Sebbene il voto non possa superare l’8 (si tratta pur sempre di un fumettone), il film meriterebbe un 10 nel suo genere. Se non l’avete ancora visto, avete cinque minuti di tempo, quel tanto che basta per prenotare un biglietto del cinema; poi sarete esposti al pubblico ludibrio, con tanto di damnatio memoriae.

SE VI È PIACIUTO, CUZZATEVI: Iron Man (2008), Iron Man 2 (2010), The Amazing Spider – Man (2012).

Cinema: Tekken.

Tekken
Regia: D. H. Little
Genere: azione
Anno: 2010

TRAMA: In un futuro apocalittico, le multinazionali si sono spartite il controllo del pianeta: l’America è in mano alla Tekken, il cui regime oppressivo concede una sola chance di riscatto, il torneo di Iron Fist. Nessuno tra gli “eletti” dal popolo è riuscito ad accedervi, ma Jin, assetato di vendetta, sembra dotato della stoffa giusta.

LUCI: Una sola, ma luminosa come una supernova: le sopracciglia e l’haircut emozionante di Heihachi Mishima.

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