Panificio: Pizza Sbrano.

PIZZA SBRANO
Via C. Barabino 92r, tel. 010 565160

QUALITÀ: 8. La focaccia al formaggio è squisita, anche se un po’ unta, proprio come Pietro Grasso. Anche le altre fügasse spaccano: conditissime, ammaliano l’avventore con i loro colori pomodorati e gorgonzolosi. La pizza è supreme, burrito supreme (e chi non riconosce la citazione non è degno di entrare nel tempio di Pizza Sbrano). Il reparto dolci presenta alcune specialità da svenimento, es. bomboloni con panna e canditi, e torte dall’aspetto diabolicamente succulento.
VARIETÀ: 9. Pizza Sbrano spazia in ogni genere della commestibilità: dalle mille focacce, guarnite con ingredienti talvolta insoliti e introvabili altrove, ai dolci, capaci di soddisfare ogni richiesta, passando per il reparto gastronomia, con tanto di hamburger (???) e semifreddi di cervello di scimmia.
AMBIENTE: 1.5. Come sulla porta dell’inferno dantesco giaceva il monito “Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate!”, così sulla porta del panificio giace l’insegna “Pizza Sbrano”, segno di riconoscimento inequivocabile di un ritrovo di tamarri solitari in cerca di un rimedio alla loro fame chimica insaziabile. Che poi, i tamarri sono il male minore: pensiamo alle coppiette glossy – glossy in libera uscita dal Mako (coppiette in cui lui è più depilato e vaginale di lei), i gruppi di mocciosi che, troppo virili o troppo misci per andare al Mako, vengono da Pizza Sbrano, ma soprattutto gli esponenti variopinti di quell’umanità tartassata nel cervello che ha come scuola di pensiero l’affollarsi fuori dai locali (discoteche, panifici o fruttivendoli) con tanto di radio a tutto volume, chiacchiera ubriaca molesta e almeno otto litri di birra della Coop nel circolo epatico. Insomma, Pizza Sbrano è per la gente “normale” quello che il Kentucky è per i polli, quello che La Mecca è per gli Ebrei (cit. Ali G).
SERVIZIO: 2. Con una certa dose di chiappleton, potreste incrociare quella parte di personale apparentemente normale, disponibile, simpatico, efficiente e non affetto da sindrome di rincoglionimento avanzato. D’altra parte, l’uomo comune ha a che fare con i dipendenti – Gremlins: rinchiusi nelle segrete del panificio, affamati di buon senso, cultura e grammatica, pasciuti con Grande Fratello, Isola Dei Famosi e Uomini & Gnotte (stile Arancia Meccanica), individui che non vanno nutriti dopo la mezzanotte né bagnati con acqua o latte. Un quadro di umanità devastata, in cui domande semplicissime diventano casi di politica internazionale, e citeremo alcuni esempi: ragazzi che ordinano tre pezzi di pizza e alla domanda del commesso “Li taglio a fette?” rispondono sì, vittime inconsapevoli di un pazzo che, di lì a poco, avrebbe tagliato la pizza a striscioline tanto sottili da poterne fare coriandoli ustionanti. Parliamo di gente che impila fette di pizza senza la carta oleata in mezzo, oppure che va in panico alla richiesta di quattro brioches nemmeno tutte diverse tra loro, costringendo il proprietario a intervenire per la disperazione. Abbiamo reso l’idea? Di fronte a tanta genuina stupidità, la lentezza esasperante e l’approssimazione con cui tali dipendenti servono i clienti diventano “insignificanti” (forse).
COLLOCAZIONE: 8. Vedi 23 Febbraio.
RAPPORTO QUALITÀ – PREZZO: 9. I prezzi sono stracciati. Vorranno farsi perdonare per i dipendenti che assumono?

MEDIA: 6.25

CONSIGLIATO: Assolutamente sì. Per lo zzzio che non si accontenta, che ci sta dentro di broito, c’ha lo sbrano ed è brillo di soldi, e anche per te, giovane normale che, in preda a un attacco di fame notturna (magari perché hai cenato da Egizio), non sai dove sbattere la testa e vuoi trascorrere dieci lieti minuti a ridere di altri.

Annunci

Aggiornamento: 23 Febbraio.

Abbiamo sperimentato la PIZZA DI GIUGNO e, dopo esserci ripresi a stento dal suo sapore straordinario, ci permettiamo di consigliarvela, anzi, d’imporvela.

Pizza di giugno: bianca con stracchino, tonno e, dopo cottura, pomodorini Piccadilly a fette, olive taggiasche snocciolate e basilico.

VOTO: 8

CONSIGLIATO: Assolutamente sì. Semplice e ottima.

Ristorante: Il Pampino.

IL PAMPINO
Via E. Ruspoli 33r, tel. 010 588402
lunedì – sabato a cena

Il punto di forza del locale sta, indubbiamente, nei primi: che siano pansoti, pappardelle, margherite o qualsiasi pasta fatta in casa, sono paradisiaci, quasi quanto gli intingoli che li condiscono con amore e tenerezza; dopo che avrete assaggiato questi piatti, vi verrà voglia di acquistare su eBay una gigantografia di Otto von Bismarck, studiare attentamente la sua immagine, farvi crescere i favoriti finché questi non convergano vittoriosamente sotto le vostre narici e porre in atto il consiglio contenuto nel motto “Da leccarsi i baffi” (tanto love per il mio ragazzo che elabora concetti così malati)! I secondi, invece, vi faranno venire voglia di tagliarveli (i favoriti!), perché potrebbero ungersi di brutto: buoni, per carità, ma non eccezionali, tanto che converrebbe saltare a pie’ pari antipasto e secondo per concentrarsi solo sul primo e sul dessert. I dolci sono fantasmagorici: la qualità e il gusto sono frutto di un lavoro artigianale evidente e straordinerio. E per i dolci del Pampino, chi chiamerai? I Ghostbusters! I primi sono mostruosi, a prova di Hulk tenuto a stecchetto per mesi; sarà anche il potere della pasta fresca, ma riempiono la bagascia quasi quanto Leopardi e Kant triturano le balle (quando la follia viene scambiata per genio!). I secondi sono degnissimi, soprattutto i taglieri di salumi o i piatti di formaggi; la carne, invece, è scarsina, anche se “avvenente” (fai rifletti, fettina!). I dolci rispettano lo standard pantagruelico dei primi.

Peccato, perché il locale è graziosissimo esteticamente: curato nei dettagli, affrescato, con quell’aria da ristorante/enoteca/cantina rustica ma piacevole, alla David Rocco. I tavoli hanno il piano in ardesia, omaggio alla terra ligure (il mio uomo afferma che “L’ardesia ci piace un frego!”, e stavolta, visto che non si tratta di tette, concordo con lui). L’atmosfera che si sniffa è familiare, intima ma non rozza. Per gusto personale, segnaliamo anche l’insegna, una tavola di legno con una scritta (che potrebbe essere stata coniata da DJ Benny Ratzi…), semplice ma efficace. Però, c’è una serie di però infinita: la toilette è unisex, unica e microscopica (ben poco sex, quindi), a misura di bambino (o pampìno.. Abbiate pietà!) e soprattutto in condizioni igieniche non proprio felici; del resto, dato che il locale offre un solo bagno per una cinquantina di avventori, ci stupiamo che il suo interno non assomigli all’Olandese Volante, con tanto di clienti non paganti intrappolati dai coralli che ormai dovrebbero rivestire i muri. I tavoli, troppi per sale così piccole, sono praticamente contigui (se alzi il gomito, stacchi un dente al vicino!), collocati in posti dove collocare un tavolo confuta l’evoluzionismo: per tornare a sedere, bisogna smuovere chiunque, anche il cuoco. Senza contare che stipare più gente di quanta il locale possa contenerne non è un’ideona nemmeno dal punto di vista “climatico”, perché la temperatura interna del Pampino si aggira sempre intorno ai 50° C: belin, ma noi siamo capi delicati! Inoltre, è fondamentale scrivere che alcuni tavoli sono posizionati a ridosso di scaffali pieni di bottiglie di vino, pesantine: se qualcuno perde il controllo del proprio corpo, in preda a un delirio mistico, o se sposta troppo la sedia, saremo anche melodrammatici, ma si rischia la tragedia, non solo economica (la bottigliata in testa non è ancora una disciplina olimpica, ma solo perché Bolt è più veloce della bottiglia!). Ci limitiamo a scrivere che il Pampino è stato l’unico locale a toglierci la voglia di ordinare: due ore e mezza per un primo e un secondo, nonostante le nostre mascelle super – allenate. E non parliamo di un ristorante immenso o di un sabato sera: le due sale erano mezze vuote ed era giovedì. Non incolpiamo i camerieri, beneducati e gentili, ma chi ha avuto la savonesata di riempire due sale minuscole con tavoli enormi, impedendo al personale di poter assumere un aiuto, perché un altro non riuscirebbe nemmeno a fare due passi; due sono pochi, tre sono troppi. Vi basti pensare che i camerieri non riescono a raggiungere fisicamente i clienti e devono servirsi dell’aiuto dei commensali vicini, dando così vita a un passamano parecchio sgradevole.

Parlando del Pampino, l’unico aggettivo che ci sovviene è “caro”, ma non caro come la mamma, piuttosto caro come il biglietto del bus a Zena, come la benzina, come la tariffa di una bagascia. I primi hanno un prezzo alto ma giustificato dalla loro qualità immensa; il resto è una via lastricata per l’inferno, troppo costoso perfino per una qualità così alta e una quantità così abbondante. È troppo caro, punto.

CATEGORIA VOTO
Qualità 9
Quantità 8.5
Ambiente 4.5
Servizio 3
Collocazione 7.5
Rapporto qualità – prezzo 6
MEDIA  6.42 > 5.67

CONSIGLIATO: Nì. Il locale rappresenterebbe una meta obbligata solo per affondare i propri denti nei primi; peccato che non solo non faccia i caffè (???), ma che inoltre rifiuti il pagamento con qualsiasi tipo di carta di credito, fatto profondamente fastidioso nonché, sempre che le nostre conoscenze giuridiche non c’ingannino, illegale.

Pizzeria: 23 febbraio.

23 febbraio
Via della Libertà 92r, tel. 010 581179
lunedì – domenica 19.00 – 0.00

La qualità si attesta su un livello di squisitezza idilliaca, con alcune delusioni cocenti fortunatamente sporadiche. L’iniziativa della “pizza del mese”, che varia ingredienti e sapori, si colloca di diritto tra i punti forti del locale; consigliamo caldamente la Culo & camicia, bontà enorme sormontata da un vulcano di spaghetti “alla 23” (la sesta prova, quella gastronomica, dell’esistenza di Dio!). Anche i dessert sono discreti, talvolta molto appetitosi. Inoltre, eccezioni escluse, le pizze sono forse tra le più grosse di Zena, quasi quanto quelle di Bud Spencer.

La pizzeria è strutturata semplicemente e graziosa, anche se è possibile trovare di meglio, sia dal punto di vista dell’arredamento sia da quello del “panorama”. La toilette è pulita ma, soprattutto in inverno, inagibile a causa della temperatura “polare” che vi aleggia; in caso di pericolo, si consiglia l’uso del corno da caccia, sistemato vicino al sifone del cesso, per farsi soccorrere da Balto. Il personale è efficiente, veloce, educato, anche simpatico, il che non guasta. L’abitudine di chiedere un giudizio sulla “pizza del mese”, al pagamento del conto, dà l’impressione al cliente di essere coinvolto nel processo creativo e di rivestire, con la propria opinione, un ruolo abbastanza importante. La raggiungibilità pedonale e quella con i mezzi pubblici, numerosi e frequenti, meriterebbero un 10. In settimana, la vicinanza di parcheggi come quello in v.le Brigate Partigiane salva il cliente, ma nel weekend l’impresa diventa titanica, tanto che sarebbe consigliabile abbandonare l’auto in un quartiere limitrofo o dallo sfasciacarrozze e muoversi a piedi; la situazione si fa tragica nel periodo della fiera. Altro punto a sfavore è la posizione in una zona piuttosto priva d’attrattive particolari.

Continua a leggere